domenica 9 dicembre 2007

Scusate l'interruzione! Ovvero .... hai voluto la bicicletta....

Ok, lo so, il mio ritardo è ingiustificabile ..... ma, credetemi, non è facile passare da ore di totale nullafacenza alla piena consapevolezza di dover scegliere accuratamente i momenti nel quale poter andare in bagno!!
Nel mio nuovo posto di lavoro NON ho:
1. un pc personale (per ora);
2. la possibilità di navigare tranquillamente in internet;
3. la possibilità di consultare la posta elettronica;
4. la possibilità di utilizzare programmi di chat;
5. la possibilità della privacy necessaria per costruirmi le possibilità sopra descritte!!!
Questo, cari amici, vuol dire che, in mancanza di una connessione notturna nella mia casetta salsese, io potrò aggiornare e scrivere qualcosa solo durante il fine settimana, sempre che non abbia da stirare o lavare casa!
Ho voluto fortissimamente questa bicicletta, lo ammetto. Adesso devo pedalare, ma appena ho un po di km nelle gambe ....
Un abbraccio a tutti.
f.

venerdì 23 novembre 2007

La Ballata dell'Uomo Ragno


Mamma c'ha il cuore debole ma la voce è di tuono,
Mamma c'ha il cuore debole ma la voce di tuono.
Ci guarda con il megafono dall'ultimo piano, promette un castigo, minaccia un perdono.
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno, e noi siamo tutti in fila davanti a un segno, e noi siamo tutti al fiume a trasformare l'oro in stagno.
Ma prima di aver finito faremo un buco nell'infinito e accetteremo l'invito a cena dell'Uomo Ragno.
Camminano sopra l'acqua, passano attraverso il muro.
Camminano sopra l'acqua, passano attraverso il muro.
Nascondono il passato, parlando del futuro, e se trovano la cruna dell'ago se la mangiano di sicuro
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno,e noi siamo tutti in fila davanti a un segno, e noi siamo tutti al fiume a trasformare il fuoco in legno.
Ma prima della mattanza faremo esplodere questa stanza e porteremo quello che avanza dall'Uomo Ragno.
È solo il capobanda ma sembra un faraone, è solo il capobanda ma sembra un faraone, ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone.
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno, e noi siamo tutti in fila davanti a un segno,e noi siamo tutti al fiume a fare il controcanto al cigno.
Ma prima del Carnevale, faremo un buco nello Stivale, ci squaglieremo nel gran finale con l'Uomo Ragno.

F. De Gregori (Canzoni d'Amore, 1992)

giovedì 22 novembre 2007

L'opportunità

Spesso, in questo strano 2007 milanese, mi sono sentito davvero solo.
Non pensiate (mi sto Veltronizzando, mio Dio!!!) che mi riferisca ad una solitudine di GarcistaMarqueziana memoria o peggio ancora, mi consolassi ascoltando per ore e ore "Marco se n'è andato e non ritorna più, il treno delle 7:30 (che poi in realtà sarebbe delle 6.53) senza lui è un cuore di metallo senza l'anima, nel freddo del matino grigio di città".
Mi sono sentito solamente solo! Sfiduciato! Non compreso! Fuori dai giochi! Un po per la gente, un po per la casa, un po per la lontananza da A., un po per il lavoro, un po per gli aperitivi, molto per la città, insomma .... un po per tutto!
Ma oggi posso orgogliosamente dire che ..... HO UN'OPPORTUNITA'.
Mi mancava questa sensazione di completa fiducia in te stesso, di premio alla testardaggine ed alla coerenza. Mi hanno offerto un lavoro interesantissimo a Piacenza. Ed io l'ho accettato (dopo averlo cercato con tenacia!).
ps: NON DISPREZZARE
Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza.
S.Benni

mercoledì 21 novembre 2007

I Giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges

martedì 13 novembre 2007

la malattia


Non è una questione di stile o di modo.
Non è neppure retaggio di una cultura troppo isolata, isolante o isolana.
È semplicemente l’isola.
Una piattaforma terrestre aspra e brillante di scuro e di verde, di azzurro e di zolfo, dura come ossidiana, leggera come scarti di lana, incorniciata da un mare che sfuma e si accende, tra maestri di vento e di spine.
Il mio stile ed il mio modo dipende dall’isola dove sono nato. Che lo vogliate o no, è così.
Figlio di un padre romano e continentale più isolano (e isolista) del figlio e di una madre urina (Uri è il paese dov’è nata) dolcissima e troppo generosa con tutti e con tutto tranne che con se stessa, ho potuto costruire con lentezza e serenità la coscienza della mia condizione di persona, di uomo nato circondato dal mare.
Da prima a Castel Doria (ora, inevitabilmente e scontatamente Castelsardo), poi nella “ricca”, democristiana (demo forse, cristiana non proprio) e borghesissima Sassari (in antichità, ma molta antichità Tattari Manna, Sassari la Grande) ho conosciuto il mestiere di crescere, di maturare, di farmi il carattere e gli spigoli.
Sono così, ragiono così, vivo la mia vita con questa visione atroce, testarda e lucidissima di chi, comunque, prima o poi, correndo o camminando, urlando o strisciando, andando a bussare ad ogni punto cardinale fino a farsi sanguinare le nocche, trova sempre e comunque il piano azzurro e lucido, fradicio di sale e di rabbia che ti sorride e ti accarezza con schiaffi e sberle incontenibili, quasi ti sfida, quasi che l’isola e l’isolano fosse lui, quasi che il balente non sei tu, ma colui che riesce a fermarti.
Allora tu cresci, tu vivi nella consapevolezza che la fuga è difficile. Che la terra è quella che vedi. Che i problemi sono quelli, e li devi affrontare e risolvere. Che la nave puzza di nafta e fa freddo sul ponte e ti ammali. Che di volare, non è cosa per uomini e, comunque, non è cosa per uomini che non sono ricchi.
E allora la odi l’isola e prendi il mare, ti ammali sul ponte del bastimento e non guarisci più, lontano.
Oppure la ami l’isola e prendi il mare, ti ammali sul ponte del bastimento e non guarisci più, lontano, come ho fatto io. Però io la amo. Almeno questo mi rimane. E quando penso a pelli e pesci, a sabbie smeraldo e querce spogliate, io sorrido. Sempre.
Perché il mio stile ed il mio modo dipende dall’isola dove sono nato. Che lo vogliate o no, è così.

CAOS

La questione è semplice: perché non capisco più nulla? Perché non riesco più a comprendere quello che accade, di volta in volta, attorno a me. Com’è possibile sorprendersi per una gentilezza, per un gesto di cortese attenzione, per una porta tenuta aperta mentre hai le mani impegnate o per un buongiorno da uno sconosciuto o da un compagno di viaggio casuale che scende dal treno nella stazione precedente alla tua. Perché non capisco cosa c’entra con il calcio un proiettile vagante che uccide un uomo addormentato dentro una Renault Scenic Grigia sparato da un poveraccio con la divisa dalla parte opposta dell’autostrada del Sole e che se ripetesse 300 volte lo stesso tiro non prenderebbe nemmeno, dalla stessa distanza, un elefante? Ma il pallone, dov’era? Il poliziotto ci è scivolato sopra? La Lazio che c’entra? Un aquilotto biancoceleste ha deviato il colpo? E l’Inter? Forse la Scenic montava delle Pirelli?? Non capisco, sono smarrito. Ho letto firme molto importanti (Mura, Zucconi, Romagnoli, Severgnini, Serra…) condannare il calcio, anzi, “il mondo del calcio”, che ormai è in mano ai violenti, che ormai è ostaggio degli ultras, che ormai è malato, irrimediabilmente malato, che ormai… Ma cosa mi è successo? Mi sono sempre giudicato una persona attenta, curiosa, vivace e sensibile. Ho avuto sempre una mia opinione (giusta o sbagliata che fosse) sui fatti e le persone, reagivo, pensavo e … pensavo di capire. Ma allora? È l’aria di Milano? Cos’è? Com’è che non capisco più? Stavolta dov’ è il legame tra calcio, calcio + violenza, calcio + violenza + forze dell’ordine, calcio + violenza + forze dell’ordine + sistema malato? Io non capisco cosa ci succede, non capisco che identità abbiamo, quale idea ci è rimasta della vita, dello sport, di quello che accade. Ma siamo tutti sicuri di sapere davvero distinguere il bianco dal nero, il freddo dal caldo, il dolce dall’amaro? Perché tutti mettiamo tutto insieme? Che gusto c’è? Per me è solo caos. E nessuna stella danzante ad illuminarci.

venerdì 2 novembre 2007

Freddo nel Sole


Finalmente. C’è un tempo per partire ed un tempo per restare. Nel mio piccolo, sono riuscito a rendere unici dei tempi così diversi. Io, per poter restare, per poter resistere, sono dovuto ripartire. Sono tornato a vivere in questa incredibile realtà, densa di nebbie, di freddi umidi che ti tagliano in due la faccia, densa di un verde che mi ha fatto davvero capire come “il verde brillante della prateria” possa dimostrare “in maniera lampante l’esistenza di Dio”, densa di profumi ed odori così diversi dalla città milanese (anche se spesso ho pensato di essere a Beirut o La Paz!!).
Sono tornato a Salsomaggiore T. Sono tornato da dove tutto è partito e dove tutto, spero, resti.
Chi mi conosce sa quanto sia importante per me essere tornato qua, nonostante la scomodità del pendolarismo che dovrò necessariamente affrontare, ma con il sorriso, credetemi (tra scioperi, ritardi, guasti, levatacce, freddo, neve, sole e pioggia). Si, io sorriderò. Perché so quello e chi mi aspetta al ritorno, so chi vedrò e con chi passerò il mio tempo. So in quali occhi mi potrò incantare.
Anche questo è denso. E per me, è tutto.
Ma prendiamo i lati positivi del pendolarismo:
1. più tempo per leggere;
2. più tempo per ascoltare;
3. più spunti per scrivere e dare dei contenuti a questo strambo e trascurato diario.
A presto
f.
p.s.: “La mia graziosa ha tre rose sul cappello. La prima rosa è per la sua bellezza. La seconda rosa è per la mia bellezza. La terza rosa è per la bellezza del cappello.”

giovedì 11 ottobre 2007

L'attenuante dell'ignoranza


Da Repubblica.it del 11/10:
Germania, violenta la sua ex sconto di pena perché è "sardo"
CAGLIARI - Incredibile sentenza ad Hannover. In un processo per violenza sessuale, un uomo ha avuto riconosciuta l'attenuante di essere sardo. Un cameriere di 29 anni ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi, ma ha ottenuto uno sconto di pena ed è stato condannato a sei anni di carcere: il giudice gli ha concesso le "attenuanti etniche e culturali"....... La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. "Ho ottenuto una copia tradotta in italiano, con il timbro del tribunale tedesco........" Nella sentenza si legge, testuale: "Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante". Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità di un giovane che, convinto che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo. Le convinzioni del magistrato sui sardi, a dir poco bizzarre, hanno fatto risparmiare al cameriere almeno due anni di carcere.......

Ho aspettato qualche giorno. Sto imparando, faticosamente, ad essere meno impulsivo (i risultati, ammetto, sono modestissimi).
Non voglio polemizzare con il giudice tedesco che ha emesso una sentenza, a mio modestissimo avviso, di grande visione e di forte "civismo giuridico" (da quel che ho potuto capire, anke il mio concittadino esimio Presidente Kossiga, non senza ironie, è giunto a questa conclusione), poichè ha aperto ad una attenuante specifica che prevede il codice penale tedesco la misurazione della pena da infliggere al nostro buon amico violentatore, sequestratore e segretatore sardo. Mi spiego: voi lo vedreste mai un giudice italiano (se mai una legge nazionale lo contemplasse), iscrivere un'attenuante specifica ad uno zingaro che ruba o che fa accattonaggio perchè queste azioni/reato fanno parte dell'indole e della cultura storica ed antropologica del popolo Rom? Io penso di no, anzi, per l'italiano (e per i giudici) spesso questa è una specifica aggravante, spessissimo accostata alla reiterazione (altra aggravante collegata).
Insomma....si, avete capito bene, io, in linea di principio puramente giuridica, apprezzo la sentenza, e le ragioni (giuridiche e di prassi) che stanno dietro la sua costruzione, ovvero solidarietà, civiltà del giudizio e attenzione ai diritti personali dell'imputato (che poi sono i principi cardine della procedura penale tedesca).
Detto questo...... forse Sig. Giudice (mi rivolgo direttamente a lei) non ha esattamente colto il luogo d'origine del sig. Pusceddu (credo), confondendolo con altre località che si affacciano sul Mediterraneo (si, il mare Sig. Giudice, quella cosa salata e colma d'acqua, si), e i cui usi e costumi sociali, potrebbero portare a pensare che certi comportamenti potevano far parte della vita quotodiana (ho comunque i miei dubbi anche su quest'ultima riflessione).
Sta di fatto, Sig. Giudice, che il nostro stupratore aguzzino è sardo, ovvero è nato in Sardegna.
Mi pare, Sig. Giudice, che a lei manchino (per caso fortuito o per scelta) 2 informazioni essenziali:
1. La società sarda, nel passato soprattutto ma nel presente ancora oggi (in particolare nelle aree centrali -Barbagia, Ogliastra, Marghine, Mandrolisai, Planargia, Sarcidano-) è una società profondamente e fortemente MATRIARCALE, cioè, Sig. Giudice, nella quale la donna assume un ruolo più che centrale nella vita di tutti i giorni e nella programmazione di ogni attività (dalla casa al campo, dal gregge alla produzione di latte, dalla tavola all'educazione dei figli). Ogni offesa alla donna era (ed è) un'offesa alla comunità intera (diversamente dai regolamenti di conto pastorali/maschili).
2. In maniera più "tecnica" e più vicina alla legge, Sig. Giudice, lei, molto probabilmente non sa nemmeno che cosa sia la Carta de Logu, poichè, nel 14 sec., la sua gente era impegnata in altre faccende. Se lo lasci spiegare, Sig. Giudice. La Carta de Logu di Arborea è una raccolta di leggi consuetudinarie di diritto civile e penale, promulgata da Eleonora d'Arborea ( una donna, Sig. Giudice, a capo del Giudicato più importante!! Per renderle le cose più semplici, una Merkel in anticipo di quasi 700 anni, ecco) intorno al 1392. Il codice legislativo è il più famoso del medioevo sardo e fu talmente apprezzato che Alfonso il Magnanimo, nel 1421, lo estese a tutta la Sardegna, ove rimase in vigore fino al 1827, anno dell'emanazione dello Statuto di Carlo Felice.
Riporto solo un breve ma significativo tratto, Sig. Giudice:
........ "Volemus et ordinamus qui si alcuno homini levarit per forza muleri coyada, o ver alcuna atera femina qui esseret iurada, o isponxelarit alcuna virgini per forza, et de•ssas secundas causas esseret legitimamenti binquido, siat iuygado qui paghit pro sa coyada liras .D.; et si non paghat infra dies .XV. de c'at esser iuygadu, siat illi segadu uno pee pro modu qui•llu perdat. Et pro sa bagadia siat iuygadu qui paghit liras .CC., et siat anchu tenudo pro levarela pro mugere, si est senza maridu, e plaquiat a sa femina; et si non la levat pro mugere, siat anchu tentu pro coyarela secundu sa conditioni de sa femina, et issa qualidadi de•ssu homini. Et si cussas causas issu non podet faghire a dies .XV. de c'at essere iuygadu,siat illu segado s'unu pee per modu que lu perdat. Et pro sa virgini paguit sa simili pena et si non adi dae hui pagare seguint illu uno pee, ut supra".
"Vogliamo e ordiniamo che se alcun uomo prendesse con la forza una donna maritata, ovvero alcun'altra donna che sia promessa (sposa), o violentasse una vergine, e ciò per le ultime due situazioni si possa legittimamente provare, sia condannato a pagare per la maritata cinquecento lire; e se non pagasse entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede in modo che lo perda. E per la nubile sia condannato a pagare duecento lire, e sia anche obbligato a sposarla, se la donna è senza marito (?) e le vada bene (l'uomo che l'ha violentata); e se non la sposa, sia tenuto a maritarla (a fornirle la dote) secondo la condizione sociale della donna e dell'uomo (che, eventualmente, la sposasse). E se non può adempiere alle suddette condizioni entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede, in modo che lo perda. E per la vergine paghi la stessa somma, e se non ha di che pagare gli si mozzi un piede, come sopra".
Caro Sig. Giudice, in sardo si diceva al giudice che mandava gli innocenti a morte "Azzudet su perdonu chie si pone’ in logu ‘e Deus", "che il perdono aiuti chi si mette al posto di Dio".
Nel suo caso, per fortuna, non si trattava ne di vita, ne di morte e nemmeno di innocenti. E allora si, Sig. Giudice, possiamo concedere alla Sua ill.ma persona, l'attenuante specifica e strameritata dell'ignoranza.
Ho concluso. Grazie.

f.

giovedì 4 ottobre 2007

Scrivo poco, ma ascolto molto.


Che tempi e che tempo (piove polvere sottile in questo momento).
Il mio, in questa città, sta scadendo (in tutti i sensi).
Per la metà di ottobre sarò di nuovo abbracciato dalle dolci colline salsesi (anche in questo caso, in tutti i sensi!). Proprio ora che stavo cominciando ad odiare Milano con le giuste motivazioni, quasi mi dispiace......(retorica!)
Già perchè se prima la odiavo con sensato pregiudizio, adesso la odio con giudizio, cognizione e giustezza. La detesto in ogni sua forma e sostanza, la rinnego, non accetto nulla delle persone che la abitano e che continuano a peggiorarla, inesorabilmente, TUTTI (me assolutissimamente compreso) con una costanza e tenacia, questa sì, davvero invidiabile. E ne vanno fieri! Quasi tifo per i leghisti. Nel loro piccolo, anzi piccolissimo, si sono accorti che Milano non c'è più e si incazzano! E' una città nuova questa, e non c'è più nulla da bere, se non veleno.
Ed io, così, ascolto. Sento. Vedo i miei co-quartierini (neologismo metropolitano) vivere la loro vita di extracomunitari che extralavorano e che tornano extradistrutti extratardi nei loro miniappartamenti extrabitati dove pagano extraffitti, ma comunque con la immancabile voglia di ascoltare salse e merenghe a volumi extraconsentiti o di ululare qualche canzone araba con toni di voce al mondo lombardo sconosciuti (ma già a sud di Formia udibilissimi, per non parlare di via Torre Tonda a Sassari). EXTRAORDINARIO! Così direbbe la mia dirimpettaia Signora Pilar Jimenez, da 39 anni in Italia, cilenomeneghina (lo zoccolo duro della Lega Nord, credetemi!), tagliando le balle con una scimitarra non ad un toro di ghiaccio, ma al suo odiatissimo vicino moldavo!!
Ascolto. Sento. Vedo i super manager con "nomi di improbabili cantanti di tango" che transitano sotto il mio "prestigiosissimo" ufficio, e che si dicono di tutto ma che si ascoltano per niente, per niente credetemi, è palese!!
Ascolto. Sento. Vedo la gente davvero, davvero, davvero, davvero arrabbiata. Si, non è un errore grammaticale, non è irata è davvero arrabbiata, con tanto di bava schiumosa. Se dovessero mordere un cane quest'ultimo non avrebbe scampo. L'ultimo esempio oggi: manifestazione RSU Vodafone (Milano, Pisa, Ivrea, Napoli, mi è sembrato di leggere anche Cagliari), manifestano perchè 15 gg. fa il nuovo A.D. ha conunicato 916 tagli entro il 31/12. Ovviamente tutti i cocopro in scadenza! Il cartello più bello in assoluto, striscione 10 metri per 2 di altezza, era:

SE GATTUSO RINGHIA, FIGURATEVI NOI!

Una velata polemica con il "loro" testimonial principale?! Signori, ho visto gente, ragazzi e ragazze (stavo per scrivere normalissimi, ma mi sono fermato in tempo!), accecati dall'odio quando, passando di fronte al mio ufficio, hanno scorto la pacata targa del signor Della Valle (circa 4 mq di targa in ottone lucido, effetto placcato oro, con al centro la scritta in controrilievo effetto marchio a fuoco DELLA VALLE)! Lo so, pensate stia esagerando, ma io li ho visti. Ero lì. Tutti, e davvero tutti, me incluso ovviamente, per un attimo, qualcuno forse anche per qualche cosa in più (io da 10 mesi!!!!), hanno pensato la stessa identica cosa: buttiamogli giù quel cazzo di palazzo, possibilmente con lui dentro! I tempi sono maturi, cari miei. Qua le persone cominiciano ad incazzarsi!! Altro che bamboccioni!!
Ascolto. Sento. Vedo una città volenterosa ed operosa pur di non cambiare, colma di contraddizioni nauseabonde, di limiti, di ingiustizie, di ricchezza ostentata, di mode, di caos, di velocità, di bellezza. Una città, questa Milano, che non va. A mio giudizio, questa città, con le sue persone che la abitano e non la amano, non potrà mai andare.

Con molto rispetto e poca speranza.
f.

p.s.: IL FIORE GIUSTIFICA I MAZZI (A. Bergonzoni)

venerdì 28 settembre 2007

IL CONTRATTO

Da Repubblica.it del 28/9:
"Un contratto di vendita, con tanto di firme. Un accordo, nero su bianco, per vendere un pacchetto di voti, sotto elezioni, in cambio di un posto da dirigente alla Provincia di Udine. L'acquirente è l'attuale presidente, Marzio Strassoldo, alla guida di una giunta di centrodestra, riconfermato proprio dopo le amministrative del 2006. Il venditore è un politico locale con un gruzzolo di preferenze, Italo Tavoschi, ex vicesindaco di Udine, centrista eletto con una lista civica. Nel documento stilato c'è pure il prezzo. Senza troppi giri di parole: 210 mila euro, in tre anni. Ora, Tavoschi, che si dichiara disoccupato, ha presentato ricorso all'ufficio del lavoro. Sì, proprio all'ufficio del lavoro. Lamenta il mancato rispetto di quel contratto. Lui, scrive nel ricorso, l'accordo l'ha onorato e il presidente i suoi 420 voti "dopo un'intesa campagna elettorale", li ha ottenuti. Il centrodestra ha vinto le elezioni, ma, il posto da dirigente, dopo un anno, ancora non l'ha avuto. Un accordo comunque, che entrambe le parti, interpellate, definiscono lecito, seppure poi, dissentono sulla sua risoluzione. La vicenda è stata rivelata ieri dal "Messaggero Veneto". Per il presidente Strassoldo "è uno di quei tanti accordi politici che si sottoscrivono in campagna elettorale. Solo che invece di chiedere un posto in giunta, per il quale Tavoschi, come singolo candidato, non aveva titolo, ha preteso un incarico dirigenziale". E, aggiunge, "in effetti l'accordo teneva conto del fatto che c'erano prospettive che si liberassero alcuni posti da dirigente. Ma subito, quelle opportunità sono state vanificate dalle norme della Finanziaria che ponevamo precisi paletti...".
Ma ecco, parola per parola, il contenuto del contratto, firmato il 20 febbraio 2006, cinquanta giorni prima del voto. "Italo Tavoschi si impegna a sostenere il prof. Strassoldo, alle prossime elezioni provinciali, e lo fa schierandosi in una lista che fa capo a Strassoldo, presentandosi in uno o più collegi nella città, oppure a discrezione dello stesso presidente, in altri collegi del territorio. Il presidente Strassoldo si impegna a riconoscere a Italo Tavoschi, per questa personale discesa in campo, nel caso di vittoria elettorale e conseguente conferma a presidente della Provincia di Udine, un incarico amministrativo, per la durata minima di tre anni, eventualmente rinnovabile. Detto incarico, riguarderà il comparto delle attività produttive ed in particolare la promozione turistica della nostra provincia. Al dott. Tavoschi sarà riservato il trattamento economico lordo annuo di euro 70.000,00 (settantamila), nell'area dirigenziale, con oneri previdenziali a carico dell'ente Provincia. In alternativa potrà essere sottoscritto un contratto a progetto, di pari importo annuo, per la durata di anni cinque. Firmato Mario Strassoldo e Italo Tavoschi". Sempre nel ricorso all'ufficio del lavoro, Tavoschi sottolinea di aver speso oltre tremila euro per "santini" e manifesti. E aggiunge che, in seguito, "non ha nemmeno potuto trovare altra occupazione dato che era in attesa dell'incarico promesso". Imbarazzo nella coalizione di centrodestra che sostiene il presidente. An, Forza Italia e Udc, chiedono un vertice urgente. La Lega minaccia di ritirare gli assessori. Il Movimento Friuli, espressione sia del presidente che della lista dov'era candidato Tavoschi, tace."

Che spettacolo! Che paese meraviglioso l'Italia!
La nostra Carta Costituzionale mette le cose ben in chiaro fin da subito: art.1 "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro." E allora diamo a Cesare quel che è di Cesare! Facciamo in modo che chi merita un lavoro lo ottenga. Gridiamo al mondo la nostra capacità di rispettare un contratto fra le parti che, come tale, "ha forza di legge" (così dicono quelli che hanno studiato il Diritto).
Ora, alla luce di tutto questo misero affare che è solo una microscopica e risibile scaglia dell'iceberg, vorrei proprio sentire i signorotti del QUALUNQUISMO e dell'ANTIPOLITICA; vorrei sentire cosa ha da dire il terribile Senatore Polito con i suoi baffetti (se volete incazzarvi davvero cliccate qui), o tutti coloro i quali indicano in Grillo un male ma nell'idignazione popolare un bene e poi NON FANNO NULLA!!!!
O meglio ancora, il giorno dopo il polverone del V-Day, vanno a vedersi il Gran Premio di Monza con l'aereo di Stato (e che cazzo, un minimo di dignità, ma minima proprio, solo un poco!). Che grande popolo. Che paese meraviglioso l'Italia!

mercoledì 19 settembre 2007

Le lanterne


Splendessero lanterne, il sacro volto,
Preso in un ottagono d’insolita luce,
Avvizzirebbe,
e il giovane amoroso
Esiterebbe, prima di perdere la grazia.
I lineamenti, nel loro buio segreto,
Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno
E dalle labbra le cadrà stinto pigmento,
La tela della mummia mostrerà un antico seno.
Mi fu detto: ragiona con il cuore;
Ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida.
Mi fu detto: ragiona con il polso;
Ma, quando affretta, àltero il passo delle azioni
Finché il tetto ed i campi si livellano, uguali,
Così rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo
Che dimena la barba al vento egiziano.
Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.
La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

Dylan Thomas

mercoledì 12 settembre 2007

V-Day, ovvero il dito che indica la luna

"Ci fa comodo, quando si parla di responsabilità personale, far parte d'una massa indistinta, priva di volto, d'identità e all'apparenza libera da oneri e colpe. Probabilmente è questa la grande domanda che l'uomo moderno deve porsi: in quale situazione, in quale momento io divento massa?" "Ci sono definizioni diverse per il processo con il quale un individuo si confonde nella massa o accetta di consegnarle parti di sé. Io ho l'impressione che ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri". "I valori e gli orizzonti del nostro mondo e il linguaggio che lo domina sono dettati in gran parte da ciò che noi chiamiamo "mass media". Ma siamo davvero consapevoli del significato di questa espressione? Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trasformando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, creando intorno a noi un'atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva che ci irretisce rendendo "kitsch" tutto ciò che tocchiamo: le guerre, la morte, l'amore, l'intimità. In molti modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni ed omissioni. E' questo il messaggio dei "mass media": un ricambio rapido, tanto che talvolta sembra che non siano le informazioni ad essere significative ma il ritmo con cui si susseguono, la cadenza nevrotica, avida, commerciale, seduttrice che creano. Secondo lo spirito del tempo il messaggio è lo "zapping"".
David Grossman, Berlino 4/9/07


Riporto un passo di Grossman che oggi cita anche un giovane giornalista di discreto successo (un certo Scalfari) assicurandovi che ci ero arrivato da solo qualche giorno fa (che bello autoincensarsi!!).
Io però non lo collego al Vday come fa il barbuto/canuto giornalista oggi su Repubblica (l'articolo), e mi permetto, con somma immodestia, di ribaltare le parole di Grossman a favore di quella che io considero la prima, vera manifestazione di democrazia fondata sul web.
Ma, come sempre più spesso accade, e me ne preoccupo ormai troppo poco, sono scoraggiato e deluso. Il V-Day è diventato qualcosa di incomprensibilmente diverso da quello che invece è stato. Io l'ho visto nascere, un anno fa circa, ho visto crescere l'interesse, ho visto come montasse da solo lo sdegno e la voglia di mandare a fare nel culo determinate persone (la lista è precisa) che hanno precisi ruoli e responsabilità.
Invece ......... ANTIPOLITICA, QUALUNQUISMO, DEMAGOGIA, POPULISMO, GRILLISMO.
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
V-A-F-F-A-N-C-U-L-O!
Non è servito a niente. Nulla! Giornalisti e politici hanno capito l'importanza debordante dell'avvenimento (non nei numeri o nelle firme santissimo IDDIO!) e l'hanno trasformato in show, in personalismo becero, in dissertazioni storico-filosofiche (addirittura ho letto uno specchietto sull'Uomo Qualunque di Giannini!), in interesse mediato e piegato all'auto protezione ......insomma in politica (italiana).
E' la vecchissima ma attualissima metafora del dito che indica la luna! Ed è così che si sta trasformando un reale e tardivo segno di indignazione popolare (questo è populismo?) in uno show personale "del bravo comico genovese" (il dito).
Guardiamo la luna, per carità e per sopravvivenza. Vi prego. Vi scongiuro.

venerdì 31 agosto 2007

Copio e (in)collo 5



Riporto il davvero lucido commento di Statera da Repubblica.it del 31/08, ed aggiungo un mio sottotitolo al suo originale: MEDAGLIA, MEDAGLIA, MEDAGLIA!!!!!!!

L'ORGOGLIO NORDISTA E LE LEGGI DEL MERCATO

Tutto promette che sarà il "mozzo", dopo il fisco, a far ingrippare il corteggiamento del nascente Partito democratico al Nord rivoltoso. Sì, perché l'"hub" è, per l'appunto, il mozzo intorno al quale gira la ruota. E da lustri immemorabili nessuno riesce a decidere se la ruota sgonfia, scoppiata, del trasporto aereo italiano e dell'Alitalia debba girare sul mozzo di Roma - Fiumicino o su quello di Milano-Malpensa. Generando così un siparietto di ironie delle compagnie aeree di mezzo mondo, che dalla crisi del passato decennio sono quasi tutte uscite, stupefatte del provincialismo, dell'antico talento municipalista e individualista di un grande paese che sembra l'Italietta del dopoguerra. Un'Italia divisa tra le due capitali, come in un film di Totò meneghino, con Peppino De Filippo a piazza Duomo ("Noi volevom sovoir"). Milano - Malpensa o Roma - Fiumicino? E' proprio sull'hub Alitalia che paradossalmente ora si gioca l'autenticità del "nordismo" esibito da Veltroni, oltre che da Enrico Letta, da Pierluigi Bersani e persino da Rosy Bindi, alla ricerca del consenso entro i riottosi confini "padani".
Bossi, Maroni, Calderoli, Formigoni e la Moratti, come un sol uomo, hanno pronte le batterie anti-uomo.
L'hub Malpensa, orgoglio del Nord, trincea contro Roma - pigliatutto, non si tocca. Pena l'opposizione tosta, padana, e forse persino uno "sciopero volante", dopo quello della "smorfia" - niente più lotto e lotterie che impinguano "Roma ladrona", oltre a qualche imprenditore padano - che sarà annunciato in pompa magna a Venezia da Bossi il 16 settembre. Anche se il fronte di destra è trasversale, perché a Gianfranco Fini, emiliano assai romano, viene attribuito a ragione alla lobby di Fiumicino, vista anche la quantità di voti che ottiene tra comandanti, hostess e steward dell'Alitalia.
Questa, se vogliamo, è l'eterna Italietta politicante, la stessa che alla infinita teoria dei presidenti politici dell'Alitalia, ebbe persino il coraggio di aggiungere Giuseppe Bonomi, ex deputato leghista amico di Bobo Maroni, che si segnalò al vertice della cosidetta "compagnia di bandiera" soprattutto per la onerosa sponsorizzazione del "Mondiale di equitazione indoor salto a ostacoli" ad Assago, Milano, con la sua personale partecipazione in sella a un baio. E per la sponsorizzazione, non meno costosa, dei festeggiamenti a New York di Silvio Berlusconi, nominato con tripudio "statista dell'anno" dall'"Anti Defamation Legue Usa".
Presente, plaudente, anche Gianfranco Fini, che è ora tra i paladini degli "esuberi" Alitalia. Ai tempi, solo per memoria, la Lega voleva trasferire, oltre all'Alitalia, il "Servizio pubblico" della Rai a Milano.
Capite allora com'è difficile sceverare qual è il "mozzo" giusto per l'Italia in cielo, o l'"intelligenza complessiva delle cose", come l'ha chiamata saggiamente l'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, al di là della plebeissima e soprattutto alquanto idiota diatriba Padania-Roma ladrona? Proviamoci con Fiumicino - Malpensa, che rischia di diventare l'epitome di quell'Italia che nei luoghi al mondo dove un po' si ragiona considerano ormai spesso un piccolo terreno di conquista, ma a forte rischio politico.
Premettiamo allora che Malpensa, come tutti gli addetti ai lavori sanno, è un aeroporto nato vecchio, disfunzionale, senza collegamenti, senza treni veloci, senza autostrade, irraggiungibile da Torino. Praticamente fuori dal mondo. Per di più, ha la nebbia. E la gestione, alquanto discutibile, crea disfunzioni da Terzo Mondo, come sa bene chi capitò lì, poniamo, il giorno della spruzzata di neve qualche anno fa, o chi perde il bagaglio tutti i giorni. O anche chi, poveretto, vuole andare a casa neanche tanto lontano. Infatti, se uno deve andare diciamo a Istanbul, va a Francoforte e si guarda bene da Malpensa. Per non dire di chi è costretto da Bologna a Tokio. O, per stare da noi: chi prenderà mai, dopo le esperienze subite, un volo Trieste - Milano, dove per 50 minuti di volo, ci vuole più di un'ora di taxi o un improbabile treno perso nella nebbia, ammesso che l'ATR Alitalia decida qualche volta di partire? In Europa, se vogliamo allargare un po' la prospettiva, arrivano ogni anno un milione e 600 mila cinesi e 120 mila di questi raggiungono l'Italia. Ma sapete dove atterrano? A Malpensa? A Fiumicino? No, o a Francoforte o a Parigi. Il problema di Malpensa, che Formigoni e la Moratti fanno finta di non capire, è che quell'hub-mozzo è nato male. Se continua così, con le logiche campanilistiche, morirà peggio. Perde traffico, e ha contribuito - come sostiene l'ex sindaco di Roma e vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli - a rendere quasi insolubile la crisi dell'Alitalia, che fino al 1998 ai tempi dell'Iri - forse non ci crederete - era un'azienda pubblica in attivo. Oltretutto, la disgrazia di Malpensa - ormai incosciente luogo cult del "padanismo" - più che da Fiumicino, è generata - e Formigoni deve saperlo - da Linate e da Bergamo-Orio al Serio, che rispettivamente hanno incrementato i loro traffici del 51 e del 250 per cento in un quinquennio, a scapito del grande e cadaverico hub padano.
Dire poi di Fiumicino, altra icona delle inefficienze nazionali all'ombra di Roma-ladrona, è quasi superfluo per chiunque, per sua sfortuna, lo debba frequentare. E' un aeroporto privato, ma la gestione è un disastro senza pari in Europa. Un grande cadavere nazionale. Secondo il sindaco di Roma Walter Veltroni, a parte le inefficienze, ha un mercato potenziale non servito di oltre 3 milioni di passeggeri, che gli azionisti privati non riescono e forse neanche tentano di far loro. Ecco perché l'imprenditore Riccardo Illy, che ora fa il politico di lungo corso come governatore regionale, definisce l'Alitalia un "frattale". Cos'è un frattale? Secondo lui, è l'esemplificazione di una crisi, dell'esempio significativo di una disfunzione ben più grave del paese. Difficile che qualcuno dotato di buon senso dica prima o poi se avere uno, due, cento o mille hub, diconsi mozzi, sia poi la soluzione più semplice ed economicamente utile.
Magari a decidere - guarda un po' - per una volta potrebbe essere non la lobby romana, non quella padana o milanese, non quella di destra o di sinistra. Ma il mercato. Con un criterio guida: i gestori più bravi, le compagnie migliori, gli aeroporti più efficienti. Chi se ne frega di Fiumicino o di Malpensa. Che vinca il migliore. Questo, forse, dovrebbe dire il nascente Pd al popolo padano, campione delle incazzature propagandistiche. E invece, come sempre, si fa impallinare anche sulla guerra del "mozzo". Col rischio di produrre una buona cavalcatura padana modernizzante, persino più di quella fiscale a Venezia, con lo sciopero delle giocate al Lotto, per il solito Bossi instacabilmente redivivo.

giovedì 30 agosto 2007

IMPARIAMO AD ASCOLTARE ....

La giornalista danese Lisbeth Davidsen lascia Roma e torna a Copenaghen. Lì apprende la notizia della strage di Duisburg. E si chiede perché l'Italia sia così lontana dalla Danimarca.

23 agosto 2007
Ho appena lasciato Roma e mi trovo nel centro di Copenaghen, ma una notizia sconvolgente mi risucchia dentro le vicende italiane: in Germania la 'ndrangheta ha fatto una strage, e ho una gran voglia di saltare sul computer e di scrivere un articolo. Ma nessuno me lo chiede, perché ormai non sono più la corrispondente da Roma.
Eppure la storia di Duisburg avrei voluto raccontarla. Avrei voluto raccontare che la 'ndrangheta non è più una vecchia mafia contadina e che è diventata uno dei grandi trafficanti di cocaina nel mondo. Avrei voluto descrivere la vita di posti disgraziati come Locri, dove anche l'ospedale è controllato dalla criminalità. Avrei voluto raccontare dei giovani coraggiosi che protestano contro la mafia mentre neanche questo governo si decide a estirparla.Soprattutto, avrei voluto raccontare della strage di ferragosto perché ho passato gli ultimi quindici anni a descrivere l'Italia ai danesi. Ma non lo faccio più e, pensandoci, non mi dispiace poi tanto.
Dopo solo una settimana in questo posto così ordinato, così lanciato verso il futuro e verso i giovani, sarebbe poco piacevole tornare a raccontare una realtà più medievale che moderna. Qui esco e trovo piste ciclabili ovunque; i miei bambini giocano da soli sotto casa in un giardino con altalene e campo di calcio. Guardo le statistiche sul crimine e non si parla di criminalità organizzata: non esiste. E anche la corruzione praticamente non c'è. Ascolto le proposte di riforma del welfare del Partito socialdemocratico danese, tra l'altro guidato da una donna quarantenne, e scopro che tra le sue 72 idee concretissime c'è quella di garantire una doccia al giorno agli anziani negli ospizi. In Italia non siamo neanche arrivati ad assicurare l'ospizio pubblico agli anziani, che intanto continuano ad aumentare.
Ci sono più di duemila chilometri tra Roma e Copenaghen, e la distanza si sente. Innanzitutto in termini di pubblica amministrazione. Vado all'anagrafe per iscrivere la famiglia: facciamo la fila con i numeretti, ci sono penne per tutti, il personale parla inglese e così anche mio marito, che è italiano, può capire. Dopo mezzora è fatta. Il giorno stesso scopro che la mia banca ha già cambiato il mio indirizzo nel suo archivio, che evidentemente è collegato con quello dell'anagrafe.In mezzora ottengo il permesso per parcheggiare per sei mesi sotto casa. Risultato: poca burocrazia, poche seccature. Non sorprende che i miei colleghi danesi mi abbiano fatto sempre la stessa domanda in tutti questi anni, quando cercavo di raccontargli l'Italia: perché? Perché la mafia? Perché la corruzione? Perché le crisi di governo? Perché Berlusconi?Tra le ultime storie che ho raccontato dall'Italia ce ne sono tre che penso riassumano bene i vari mali del paese. La prima riguarda il libro La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che ha svelato gli intrallazzi e la voracità degli spregiudicati politici italiani. La seconda, sul recente dibattito scatenato da un articolo del Financial Times, mostra che in Italia c'è ancora un abisso tra i due sessi e una mancanza di rispetto per le donne.Il mio ultimo articolo sull'Italia raccontava invece uno spettacolo del giornalista Marco Travaglio, che quest'estate ha girato l'Italia raccontando la storia degli ultimi quindici anni di questo bel paese. Coincidono con i miei anni in Italia: da Tangentopoli e dalla speranza di modernizzazione all'era berlusconiana fino alla delusione dell'attuale governo Prodi.
In un paese dove il giornalismo è per lo più di parte invece di essere un servizio al cittadino, è bello che ci siano eccezioni come Travaglio. Insieme a pochi altri colleghi, si ostina a raccontare i fatti più scomodi. Se vedo una luce in fondo al tunnel è grazie a persone come lui.

Internazionale.it (clicca qui per l'articolo)

Tralasciando soltanto l'ultima parte dell'articolo che ci fa capire che anche la Davidsen, dopo 15 anni e un marito italiani, si è lasciata andare ad un minimo di giornalismo "partigiano" (se non politico, sentimentale), quello che mi sconvolge è la innocente oggettività di ciò che scrive. La realtà è questa, ma a noi sembra importare davvero poco. Io di conferme ne ho tante, vicine. Amici che combattono (dalla Svizzera) e che si arrendono (dalla Svezia, dall'Irlanda e dall'Inghilterra). Chi combatte vuole tornare, vuole capire perchè 250 km possano cambiare teste, usi, educazioni, idee in maniera così pardossale, vuole sapere il perchè e vuole scoprire un modo, una tecnica logica o magica per cambiare TUTTO.
Chi si arrende, invece, ha già capito. E non torna.

mercoledì 29 agosto 2007

Polvere&Democrazia

Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra,
talvolta vediamo la vita nell’aria.
E la chiamiamo polvere.


Il mondo si divide in:
quelli che mangiano la cioccolata senza pane;
quelli che non riescono a mangiare la cioccolata se non mangiano anche il pane;
quelli che non hanno la cioccolata;
quelli che non hanno il pane.

S. Benni, Margherita Dolcevita - Feltrinelli

martedì 28 agosto 2007

ANCHE GLI ANGELI ... MANGIANO FAGIOLI


Mi sono sempre chiesto qual'era il vero senso del titolo di uno dei miei film cult, anzi stracult.... ora lo so! Il buon Carlone Pedersoli (meglio conosciuto come l'unico, inimitabile, straordinario, irraggiungibile, imbattibile, inesauribile - le repliche dei suoi film gli hanno permesso di entrare nel Guinness dei primati -, fantasmagorico -ok, mi fermo- BUD SPENCER) me lo ha svelato 34 anni dopo (ebbene si, cari lettori e lettrici, il film è del '73)! Dopo avere fondato, tra le gomitatine generali, la Mistral Air (una delle prime compagnie aeree private durante lo scellerato regno/monopolio Alitalia), avere più o meno tenuto duro per 15 anni per poi arricchirsi come un porcellone rivendendo 2 aerei ma soprattutto la licenza di volo Internazionale a Poste Italiane (TNT Logistic) una volta intuito il grande business della logistica globale, ora Bud ci spiega il suo disegno. Semplice: anche gli Angeli, devono mangiare i fagioli, e lo devono fare sui "suoi" aerei! Eh si, cari amici, la Mistral (Gruppo Poste, realtà che nel silenzio più assoluto sta crescendo bene e sana, tra diversificazioni nette come il Banking, la logistica, la telefonia mobile ed ora il turismo) ha chiuso un geniale (senza minima ironia) accordo con l'ORP (Opera Romana Pellegrinaggi, un T.O. vaticano che muove centinaia di migliaia di persone all'anno), per collegare, con voli diretti, alcuni scali italiani con Lourdes!

STRAORDINARIO BUD!

Un poco meno straordinario è il genio del marketing che ha voluto i copritesta delle poltrone personalizzate (v. foto). Con tutto il rispetto e senza offesa, io, il volto del Signore, lo cerco una volta sceso dall'aereo. Grazie.

giovedì 23 agosto 2007

Copio e (in)collo 4

Ricevo e pubblico, stravolentieri, questa news segnalatami da un mio carissimo amico svizzero/meneghino (è la classica eccezione che conferma la regola, non fatevi illusioni.....)

Businessonline.it:

"Se ci sembra uno scandalo che un signorino talentuoso possa prendersi gioco dello stato con tale leggerezza rischiando anche di farla franca (VEDI VAMOLTOLENTINO ROSSI) proviamo a prendere in considerazione l’inchiesta dei due giornalisti del Secolo XIX di Genova, Menduni e Sansa, che denunciano da tempo le imposte non pagate dai Monopoli di Stato. Trattasi nientemeno che di 98 MILIARDI DI EURO. Si tratta di un business, quello delle slot machine, sommerso sotto tonnellate di tangenti e favori.
Dove sono finiti questi soldi? Ai partiti, alle Mafie, a privati cittadini? Tangentopoli in confronto sembra una barzelletta e Valentino Rossi un bambino che ha rubato le caramelle (
v. Beppe Grillo).

Le società concessionarie delle slot machine, da quanto emerge dalla lettera di Menduni e Sansa al signor Tino, direttore dei Monopoli di Stato, avrebbero evaso l’equivalente di 1.000 Canadair per spegnere gli incendi, di 500 ospedali ristrutturati o addirittura di 4 olimpiadi!!

Una lettera scottante quella dei due giornalisti che denuncia come questo tesoro sarebbe stato regalato alle società che gestiscono il gioco d’azzardo legalizzato, di natura provatamente mafiosa. Nei consigli di amministrazione di alcune di queste società infatti siedono uomini appartenenti a famiglie legate alla Mafia. Insomma, lo Stato italiano invece di combattere Cosa Nostra le avrebbe regalato decine di miliardi di euro.

Nessuna smentita ha fatto chiarezza sull’inchiesta, confermando i leciti sospetti di truffa ai danni dello Stato ad impianto mafioso con gravi e prolungate collusioni con il mondo politico. “I monopoli infatti gestiscono il commercio del tabacco e del gioco d’azzardo legalizzato. Insomma, un tesoro, su cui i partiti si sono lanciati da anni: An ha suoi rappresentanti proprio nei consigli di amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, mentre le federazioni dei Ds sono proprietarie di molte sale Bingo”

mercoledì 22 agosto 2007

Le vene celesti dei polsi


Quotidiano.net

"Livorno, 11 agosto 2007 - Quattro bambini sono morti la notte scorsa nell'incendio scoppiato in una baracca in provincia di Livorno, nella frazione di Stagno. Si tratta di quattro giovanissimi nomadi romeni i cui corpi carbonizzati sono stati trovati tra le macerie al termine dell'operazione di spegnimento delle fiamme....
.....Il rogo ha completamente distrutto un accampamento improvvisato di almeno sette baracche in una delle quali dormivano Eva, 12 anni, Danchiu, 8 anni, Leonuca, 6 anni, e Mengi, di 4 anni. Eva e Menj erano sodomuti e tutti venivano da Brasov.....
....Il Comune di Livorno, in segno di lutto, ha sospeso tutti gli spettacoli e le attività musicali e ludiche previste per la serata. Anche il presidente del consiglio Romano Prodi ha chiesto al sindaco Alessandro Cosimi di essere tenuto informato sullo sviluppo delle indagini e ha inviato un telegramma di cordoglio al prefetto. E il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha definito quella di Livorno una tragedia frutto del degrado in cui ancora troppe persone vivono nel nostro paese...."



Lo so, state pensando "ecco il solito post demagogico in difesa dei poveri rom bruciacchiati vivi!". Se pensate questo .... avete, in parte, ragione!
In parte solo perchè, sorvolando su tutte le solite, disgustose polemiche, vorrei soffermarmi sul telegramma di Prodi al Prefetto di Livorno! In questo gesto, apparentemente privo di qualsiasi valore anche e solo perchè un matto come me possa scriverci su, io vedo il perfetto termometro del nostro Paese. Il Presidente del Consiglio, come prassi, manda un telegramma di condoglianze al Rappresentante dello Stato (?), per esprimere, in fondo a se stesso, tutto il diaspiacere per una simile tragedia che, come tutte le tragedie, era "evitabile".
Sono sconcertato! Oltre al fatto che per il 95% degli italiani il Prefetto è il signore al quale mandare il ricorso di appello alle contravvenzioni stradali, ma accettare e fare propria una tale prassi così formale quanto glaciale è opprimente! Io avrei visto meglio un Prodi che si precipita distrutto dal dolore nell'accampamento livornese, un Amato che porge un fiore alla madre dei bambini assicurando un posto di lavoro come autista al ministero degli Interni al padre, una presenza.... una significativa presenza. O meglio ancora, niente! Il silenzio, rispettoso del lutto e sincero, senza formali ipocrisie. Perchè non c'è niente da dire. Punto e basta.
Velerei, invece, la vicenda delle parole di chi, molto meglio di altri e non certo con un telegramma, ha voluto capire il popolo Rom, la sua storia,le sue allegrie e tragedie, quelle che sono state e che, ancora, dovranno essere:

"e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio"

lunedì 20 agosto 2007

TORNA A CASA (CATA)LESSY

Eccoci!!
Rubo il titolo del post a Caparezza, splendido giocoliere che viene dalla terra del sole e della taranta.
Dunque ri-eccoci qua. Dopo una lunga e generosa vacanza, la meravigliosa città che inizia con la emme e finisce per ano, mi accoglie con la pioggia (insistente e polverizzata, solo a tratti torrenziale), il traffico (automobilistico, ci mancherebbe) ancora svogliato e distratto ed il suo odore, quella strana fragranza che sa di niente ma che senti scivolare giù dalle narici, che si addensa e ti lascia una sensazione di pienezza avvelenata, quasi. Mah!! Sarà colpa del traffico (sempre automobilistico intendo! Eh, ci mancherebbe!).
Porto con me un'estate molto bella ed intensa, vissuta con amori e amicizie, nella mia terra, la mia isola nuragica, dove tutto o quasi resta uguale. Molto lentamente, quasi impercettibilmente ma ... resta tutto uguale.
I luoghi, in effetti, un poco cambiano; penso in particolare alla mia ridente cittadina d'origine, Sassari, che sembra avere scoperto solo negli ultimi 2 anni la immaginifica opportunità di progettare e quindi, tenetevi fortissimo, costruire dei parcheggi SOTTERRANEI!!! Sotto terra, capite?? Tante macchine ordinatamente parcheggiate... sotto il livello del suolo, in modo da non rimanere ferme sul ciglio della strada!! Ecco, Sassari ha scoperto questo ed ora è una città, più che cantiere direi cratere!!! Ho visto scavi che penso porteranno presto alla scoperta di infiniti giacimenti di uranio già impoverito (essendo sassarese....)o, nella migliore delle ipotesi, potremmo raggiungere Shangai in mezz'ora.
Ma è la gente che non cambia. Il mare. Il maestrale che, puntuale e indifferente, insomma giusto, arriva a spazzare ogni 8/9 giorni l'isola, e preciso la attraversa per 4 giorni, come una coperta che non si consuma, se non in fondo, dolcemente, nelle ultime ore notturne, quando gli ulivi già cominciano a tirarsi un po su, con prudenza.
Ne sento la mancanza, ma solo perchè so che c'è, che è la. Non ci fosse più, mi metterei l'anima in pace! Ma c'è sempre una Gregoracci o un pastore trucidato che me la ricorda! O un'immagine o una canzone di Faber che me la disegna! Eh si, mi manca. Ma adesso passa.....mi dico.
I portoghesi (e solo dopo i brasiliani, Pessoa ci teneva a ricordarlo) la chiamano saudade, termine difficilissimo da tradurre e per questo, oltre che foneticamente meraviglioso, ancora più affascinante. La saudade è una fusione della nostalgia e della malinconia accompagnate dalla tristezza, dalla quale nasce una nuova parola/concetto/sentimento/stato d'animo/coscienza che tende, davvero, al mistico, ad una sospensione dinamica tra un'amara ma fiera accettazione ed appropiazione del passato ed una granitica, ingiustificata e, quindi, quasi arrogante speranza nel futuro, quest'ultima declinabile a qualsiasi cosa e/o persona, ancor di più se legata alla propria terra d'origine.
Ecco, io non penso di potermi dire travolto dalla saudade, anche perchè la migrazione è una mia scelta, ma di certo alcune sensazioni si avvicinano molto per intensità e caratteristiche.
Ma adesso passa! Per davvero!
Perchè tra piogge, grigiori, confusioni, sorrisi, treni sporchi, libri, acque salsobromoiodiche, fuliggini, car sharing, gatti parlanti, soldi scarsi, compagnie low cost e occhi verdi, io so che ... "esiste, in mezzo al tempo, la possibilità di un'Isola".

martedì 24 luglio 2007

Still ... icidio

Vorrei comunicare alle mie centinaia di migliaia di fan sparsi per il belpaese (?), che sono in PAUSA.
Non è una vacanza (leggere in senso etimologico) ne una ferie (leggere in senso scolastico/sassarese).E' una sacrosanta pausa. Non scrivo perchè non mi va di scrivere cose o troppo scontate o troppo arrabbiate.

‘A da passà ‘a nuttata

venerdì 6 luglio 2007

THE GENIUS

Il Cavaliere sulla Lady di Ferro: se fosse stata una gnocca me la ricorderei
SILVIO E LA THATCHER, INDIPENDENT: «VOLGARE»
MILANO— How do you say «nyokka»? Che poi, nella traslitterazione inglese, sarebbe l’italianissimo e non molto raffinato «gnocca»: il termine evocato da Silvio Berlusconi a proposito di Margaret Thatcher e ripreso ieri dall’incredulo quotidiano The Independent.
Titolo: «Il volgare Berlusconi rende omaggio al sex appeal della Lady di ferro». Il Cavaliere, in realtà, non le aveva fatto esattamente un complimento («Se fosse stata una bella gnocca me ne ricorderei»), ma il giornale inglese pare non accorgersene, riprende l’«elogio alla sua eroina ideologica» e si cimenta in una traduzione ottimistica («A great piece of pussy»), salvo spiegare che la famosa «gnocca», da pronunciarsi «nyokka», è «un termine volgare dal significato di "vulva", la definizione standard utilizzata da operai edili, camionisti e primi ministri di lungo corso nei confronti di qualsiasi donna attraente che incroci il loro cammino».
The Independent ricorda come Mitterrand dicesse che la Thatcher aveva «gli occhi di Caligola e la bocca di Marilyn Monroe» e osserva sarcastico: «Evidentemente l’attenzione di Berlusconi era focalizzata altrove».

Corriere.it, 6 luglio 2007

giovedì 5 luglio 2007

Copio e (in)collo 3

"Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato,qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare
e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto."


E. De Luca

P.s.: Matteo, grazie.

giovedì 28 giugno 2007

Walter ...... tu me hai provocato ed io me te magno......

"Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese."
Walter Veltroni, Torino 27/06/2007


Sarà vero? Oppure dopo Miss Italia nera un Papa .... tedesco???!!!!!!

mercoledì 13 giugno 2007

E' roba da ricchi - ovvero come trasformare in realtà un banale luogo comune


Ecco, ora Nanni dovrebbe essere girotondamente felicissimo! Certo, con un colpevole ed ingiustificato ritardo, ma finalmente Massimino D'Alema(nno) ha detto qualcosa di straordinariamente, definitivamente ed efficacemente di sinistra: "DAI, FACCI SOGNARE"!!
Ma cavolo!! Più poeticamente di sinistra di questo cosa doveva inventarsi il nostro ultras della Louis Vuitton Cup??? Quale altro tagliente e caustico pensiero doveva esprimere il nostro Ministro/Vicepresidente/Skipper/Immobiliarista/Lottizatore/Veterocomunista/neodemocristianistadisinistra?
Io non capisco tutto questo scandalo! Faceva il tifo, siamo in Italia che diamine! Cosa doveva dire, Forza Italia?? Passione, cuore, sole e amore! Fa parte del nostro gene italico, del nostro modus vivendi et operandi! Sicuramente trascurabile il dettaglio che il soggetto al quale era rivolto l'augurio latore di somma speranza del nostro Massimino era il Sig. Consorte, splendida espressione della finanza di sinistra. E' altrettanto trascurabiile che il sogno doveva divenire realtà grazie a giochini davvero poco chiari. Che inezia poi rappresenta il fatto che Massimino aveva giurato e stragiurato di non sapere niente della faccenda (!!!!!!). Bè vi dico che ancora una volta una citazione la devo proprio fare: un signore di nome Ennio Flaiano, a domanda diretta "Lei è comunista?" rispose "Comunista io? " risata "Non me lo posso permettere, è roba da ricchi!".

venerdì 8 giugno 2007

Copio e (in)collo 2

"E a 'ste panse veue cose che daià

cose da beive, cose da mangiä

frittûa de pigneu giancu de Purtufin

çervelle de bae 'nt'u meximu vin

lasagne da fiddià ai quattru tucchi

paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi
" (clicca qui)

giovedì 24 maggio 2007

GF al Giro!!

Da Repubbica.it del 24/05/07:

"Il Giro d'Italia ha scoperto una tresca amorosa. In diretta tv, grazie alle telecamere dell'elicottero al seguito della carovana rosa, un quarantenne spezzino è stato inquadrato mentre era al mare in compagnia di una donna che non era la moglie.

E' stato un parente, ignaro, a far scoprire tutto alla moglie dell'uomo. Si è complimentato con la donna, che credeva essere la bagnante a fianco del consorte, ben ripreso dalle telecamere: lei, ovviamente, è caduta dalle nuvole, ma ormai la frittata era fatta. Quello sulla battigia di Marinella, sul litorale del Comune di Sarzana, era proprio il marito. E il rientro dell'uomo, con i segni evidenti della tintarella, hanno fatto il resto.

La storia ha fatto il giro della vallata del Magra, dove si è registrato l'infortunio amoroso, ed è finita sulle cronache dei giornali locali."


No, non spaventatevi. GF al giro non sta a significare l'ennesimo blitz della Guardia di Finanza nella più nota gara a tappe del ciclismo nostrano, bensì, nell'epoca del web e della multimedia age, sta a significare Grande Fratello. Niente di super tecnologico però: un elicottero+una telecamera+un cameraman guardone (fa parte del mestiere!)+un regista spiritoso+un ponte radio+un tubo catodico che fa scaldare dei cristalli liquidi che compongono un'immagine su di uno schermo+un parente ancora più spiritoso del regista = una moglie, una donna che scopre una delle più amare verità della sua vita. Questo è il GF! La privacy sembra essere diventata un diritto inviolabile!! Mah...la realtà è davvero bizzarra. Parlo di realtà perchè il Giro d'Italia quest'anno, per quei pochissimi che lo stanno seguendo, sta svelando, come uno specchio impacabile, l'anima del nostro paese: maglia rosa, leader, primo della classe, ormai da due tappe, è il più anziano del gruppo con i suoi 38 anni portati malissimo (voglio pure vedere con anni di salite, sole, neve, vento, chilometri, pavè, problematiche varie relative all'anatomia del sellino, ecc). Il suo nome è Andrea. Il cognome? Beh... niente di più facile: Noè!! Nomen omen caro mio...

lunedì 21 maggio 2007

Copio e (in)collo 1

Quello che non riesco a scrivere, normalmente ... lo scrivono altri! Così ho pensato che nel mio blog possa trovare spazio anche quello che mi piace leggere in rete. Un rubrica insomma, anche io ho la mia rubica!!
Oggi copio e (in)collo (titolo della mia rubrica!!!)queste righe (clicca qui).

Buona lettura.

A presto

mercoledì 16 maggio 2007

DICO ...una reazione!

In risposta al mio topic DICO ... tomia ricevo e, molto volentieri, pubblico questo articolo apparso su Libero del 9/2/07 e firmato DREYFUS (figura davvero bizzarra, dovrebbe essere una firma collettiva del cdr di Libero, ma c'è chi giura che il vecchio betulla si nasconda sotto questo alias, per dettagli vi prego di leggere il mio commento) dal titolo "Che disastro! Anche l'amore diventa precario."


"Facile ridicolizzare chi difende la famiglia contro i Pacs (Patti civili di solidarietà). Ti fanno passare subito per un nemico dell'amore e della libertà. Un reazionario per di più crudele. Provare per credere. Entrate in qualsiasi scuola e chiedete: Siete a favore dei Pacs? Se sì, perché?». La risposta è scontata: “Certo che sì: non si può impedire 1'amore, e chiunque ama deve avere pari diritti. Tu vuoi impedirlo? Sei un fondamentalista: ciascuno deve essere libero nell'unirsi a questo o quella. Nessuno può interferire con la libertà del prossimo, a meno che danneggi qualcuno. In questo caso non si fa del male a nessuno. Impedire i Pacs è solo cattiveria». Io penso invece che sia una vera cattiveria approvarli. Essi offendono non qualcosa di sacro, ma di molto laico: fanno del male alla vita comune, al popolo insomma. Rappresentano una rivoluzione nella nostra civiltà, ma specialmente nelle teste dei ragazzi quando penseranno al loro futuro. Non importa se il disegno di legge del governo risulterà alla fine annacquato rispetto a chi pretendeva l'equiparazione perfetta tra matrimonio e unioni civili etero o gay. Il lamento di Luxuria & C. è: la breccia c'è, la rocca è incrinata e prima o poi va giù. Per la prima volta nei codici e nel costume si inserisce il principio secondo cui possono esistere legami di convivenza (volevo scrivere more uxorio) che sono culla di diritti e meritano sostegno dallo Stato a prescindere dal matrimonio. I Pacs trasformano senza vera discussione due luoghi comuni in principi giuridici, dunque in colonne della civis: 1) l'amore è fonte di ogni diritto. 2) la libertà individuale impone si debba vietare solo qualcosa che fa del male agli altri. I punti sono questi. I Pacs consacrano un surrogato di matrimonio, contingentando 1'amore. I Pacs fanno male alla società nel suo insieme. Mi spiego. Pensiamo alla nostra esperienza. Quando ci innamoriamo, ma anche quando il fuoco della passione diventa solida e calda roccia, cosa desideriamo? Che sia per sempre. Per sempre, non un attimo di meno. Poi la vita si incarica (non tutte le volte!) di frantumare questa speranza. Ma noi questo chiediamo alla vita. Lo diceva Pavese: da uno che non è disposto a dare la vita per te, non dovresti accettare neanche una sigaretta. Introdurre i Pacs per regolarizzare le convivenze, come proposta ai giovani, significa istituzionalizzare non la cosa più umana e naturale che c'è – 1'amore eterno – bensì 1'amore cauto, l'amore che ha già stabilito di non voler osare un impegno totale e duraturo davanti alla comunità. Un disastro pedagogico. Serve a introdurre nel nostro stesso modo di concepire la società qualcosa che la rovina: è come stabilire che ci dev'essere un quartiere di baracche prefabbricate in centro. La loro fragilità mette a rischio d'incendio la città, la rende più brutta. La società può pensare al suo futuro solo se c'è chi rischia un progetto forte e stabile, mette su una casa dove tirare grandi dei figli. Lo Stato tutelando la famiglia mette le basi per resistere. Quando siamo ragazzi ci si presentano diverse possibilità, da che mondo è mondo: il matrimonio o la ribellione (lasciamo perdere qui il farsi monaci). Adesso, direbbe Guareschi, sarebbe il trionfo delle mezze porzioni.
Da Aristotele in poi la legge ha sempre avuto una funzione anche pedagogica: dice la forma che vuole avere una società. Ovvio: guai a trasformare ogni peccato in reato. Ma guai anche a istituzionalizzare e promuovere scelte che, se fossero fatte proprie dalla maggioranza, smantellerebbero la vita comune. A questo si risponde: ma dove va la libertà degli individui? I comportamenti privati nessuno li deve toccare, d'accordo. Però istituzionalizzare il ''di meno''
no, e anche se ci sono situazioni difficili, qualche volta alle minoranze è richiesto un sacrificio, persino se sono gay. Non è una questione di morale cattolica. Papa Ratzinger non si esprimerebbe così un giorno sì e 1'altro pure se fosse solo per ribadire un'etica. Non è un fissato. Non è clericale. I grandi liberali si sono resi conto che la libertà individuale assoluta, se non è temperata dalla saggezza della Chiesa, porta alla bancarotta educativa. Il magnifico laico Nicola Matteucci predicava “l'unione tra lo spirito di religione e lo spirito di libertà». Citava Friedrich von Hayek, maestro del liberalismo storicistico, per spiegare come convenisse ascoltare “la Chiesa cattolica, ''custode della tradizione''. Se poi una maggioranza nel Paese vorrà i Pacs, si faranno. Ma tutto questo servirà solo a organizzare 1'infelicità."

DICO ... tomia

Sapete, sono davvero stanco. L’ho capito quando un mio splendido amico, al quale voglio un bene sincero e privo di condizioni e/o condizionamenti particolari (insomma… gli voglio bene con grande semplicità, e forse questo mi permette di ascoltarlo più di altri) mi dice “certo che a Roma è stata una cosa grandiosa … gli hanno dato una batosta … quasi 1 milione di persone … è un segnale forte… non possono fare come se non esistessero … dai ammettilo pure tu…”.
Ecco sono stanco di non capire. Davvero. Io sono la pura essenza fatta (molta) carne e (soprattutto) peli di colui il quale DOVEVA essere a Roma, in P.zza S. Giovanni a manifestare per la famiglia! Io voglio una famiglia fondata su un meraviglioso matrimonio, intenso, condiviso, profondamente voluto e che dia come frutto dei figli (meno in carne ma soprattutto molto meno pelosi) da educare nel senso civile e nella grandezza dell’amore che solo dei genitori che si amano totalmente riescono a trasmettere.
Allora, perché non capisco? Perché non capisco cosa ci sia di così terribilmente sbagliato e pericoloso (“difendiamo la Famiglia” era lo slogan principale) nello stabilire alcuni semplicissimi diritti di natura meramente civilistica per delle persone che non la pensano come me. Persone che si amano più o meno di chi si sposa, o meglio, di chi ha la possibilità (legale e canonica) di sposarsi. Qual è la differenza discriminante per amarsi e perché questo amore abbia una (blanda, amici miei, davvero blanda! Vi prego leggetevi bene la bozza del d.l. che faticosamente si sta discutendo in parlamento) “protezione” ed un minimo riconoscimento davanti ai terzi?! Il sesso, un sindaco, l’età, una chiesa, il colore degli occhi, il peso, i figli che già ci sono, i capelli, i figli che si è deciso anticipatamente di non avere, un precedente matrimonio alle spalle, il mutuo, la Sacra Rota, il CoCoPro, gli alimenti… ?? Quali di queste cose ci fanno dire “tu puoi, tu no!”. Quali??
Io, con tutta l’onestà intellettuale e morale che l’esperienza e l’educazione che ho ricevuto mi hanno trasmesso, non riesco ad individuarne nemmeno una! Ma davvero neanche una piccola, misera, straordinaria, definitiva ragione.
Vedo piuttosto ancora una volta una chiusura. Pericolosa? Non so, non sono capace neanche di capire questo. Dannosa allora. Nemmeno. Purtroppo è una chiusura, un no fortissimo. Un puro, semplicemente granitico no, per i dettagli consulta pure 2007 anni di storia.
Non è una questione solamente religiosa. In questo mi sento straordinariamente fortunato, il mio consapevolissimo e moderno laicismo (che comunque strizza l’occhio al cristianesimo per ragioni familiari, sentimentali e culturali) mi fa rispettare e detestare allo stesso modo alcuni aspetti delle 2 principali religioni monoteiste che penso (indegnamente) di conoscere meglio. E vedo sempre delle straordinarie opere indebolite da poco comprensibili chiusure, conservatorismi che vanno oltre il credo, il Dio, ma che sono tutti e del tutto degli uomini. Dalle follie estremiste, alle maschere che opprimono donne e pensieri, dall’incapacità di comprendere il sesso e tutto quello che davvero significa, alla paura di credere che l’uomo possa sviluppare un’intelligenza scientifica che gli permetta di guarirsi. Ma sono solo piccole gocce queste. E comunque non è una questione religiosa. Non può essere solo questa la ragione perché in Italia si debba discutere di diritti civili. Vi prego, non ditemi che è così! Perché in Spagna, paese cristiano a maggioranza fortemente cattolica, si è certamente storto il naso, si è giustamente detto “non sono d’accordo e non sono felicissimo se accadesse” ma nessuno, nessuno e nessuno ha mai messo in discussione l’opportunità di allargare la sfera del “Diritto di Famiglia” a persone che, consapevolmente, comunicano pubblicamente il loro amore (e, a scanso di equivoci, non mi riferisco solo agli omosessuali visto che i Pacs spagnoli sono sottoscritti per il 60% da coppie eterosessuali, insomma da quei farabbutti dei conviventi!). E così per Francia, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, Inghilterra (per vie diverse troppo tecniche e noiose da approfondire), Canada, Lussemburgo, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Argentina, Brasile, Colombia, Stati Uniti (11 stati), Messico, Uruguay, Sudafrica, Israele (situazione particolare perchè esiste solo matrimonio religioso, paradossalmente è stato più semplice riconoscere i diritti familiari di diritto civile a chi ne faceva semplice richiesta), Australia, Nuova Zelanda.
Sono stanco, perché non capisco. Non capisco che accidenti ci sia di sbagliato nell’allargare la sfera delle possibilità, delle opportunità, dei diritti. Non capisco perché negare una scelta. E come se per me, onnivoro di grandissimo pregio qualitativo e quantitativo, mi imponessero di mangiare determinati alimenti. O così o niente. Ma perché? Perché inventarci un regime dietetico dei diritti civili?
Sono stanco di un paese che ha paura di dare le opportunità di scegliere.
Sono davvero stanco.

venerdì 4 maggio 2007

De Natura

Da Repubblica.it del 4/05/2007:

"La Presidenza ha approvato l'ordinanza d'emergenza siccità per il centro nord, come misura cautelare", ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al termine del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento riguarda le regioni del Centro-Nord ed è stato adottato soprattutto tenendo conto "delle questioni che riguardano il bacino del Po".


!!! Ma come? Vengo qua "incontinente" (per i non isolani: la parola non sta a significare la presenza di qualche piccolo problema personale di tipo urologico, quanto il fatto che, per motivi professionali e non, mi sono spostato dall'isola sarda al continente europeo e, nello specifico, nella penisola italica) memore delle lotte all'ultima goccia d'acqua vissute da giovincello, nella mia Sassari, arrivo dunque nella ricca, nordica, europea Milano e....... mi razionano l'acqua????????? e no, signori, no no! Così proprio non ci siamo!
Dovrò dunque organizzarmi! L'esperienza maturata nelle incredibili estati fatte di autocisterne e bidoni da 10 litri (bianchi con il tappo nero, allora praticamente introvabili!),di bacinelle e secchi che avevano la precedenza sulla mia persona, di risse da cortile per chi abusava della preziosissima (e costosissima) acqua per lavarsi la macchina (assassino!!), ecco questa cultura della sofferenza idrica potrà senz'altro essermi utile.
Ricordo tutt'oggi con grande divertimento lo sguardo umilmente godurioso di mia madre al sentire le lamentele dei Miccio (5°piano + attico + 3 garage!!! I Paperoni storici del nostro condominio) che, per una semplice ragione fisico-idraulica (l'ubicazione al 5°piano dei loro appartamenti) per primi rimanevano a secco. Noi, umili D'Uffizi del secondo piano, anche se l'autoclave non riusciva più a pescare in cisterna per il basso livello, riuscivamo ogni giorno a godere, con poca ma sufficiente pressione, di qualche ora di H2O in più!! Questa sottile soddifazione mi riempiva di orgoglio e questi furono i miei primi approcci alla lotta di classe, anzi di ... pianerottolo.
Così la natura mi gioca un brutto scherzo: rimanere a secco nella Milano ... da bere!

giovedì 26 aprile 2007

"Cosi è ... se ci pare!" Ovvero della fortuna e della morte. Nel paese della democrazia.

Repubblica.it di giovedì 26 aprile 2007:

"La burocrazia ha ucciso la fortuna. E' morto ieri a Syracuse Wayne A. Schenk, 51 anni, l'uomo che in un mese aveva scoperto prima di essere malato di cancro ai polmoni poi a metà gennaio di aver vinto il primo premio della lotteria dello Stato di New York: un milione di dollari. Aveva sperato di potersi curare con quei soldi, ma le regole non hanno fatto eccezioni: la vincita poteva essere pagata soltanto a rate, 34mila dollari ogni dodici mesi per vent'anni. La sua assicurazione da veterano dei marines - Wayne aveva servito in Libano, dove 241 suoi compagni morirono nell'attentato al quartier generale americano di Beirut - gli passava solo le cure base e un ciclo di radioterapia. Ma i medici erano stati chiari, con 125mila dollari subito e 250mila per un secondo ciclo si poteva sperare in un altro anno di vita, forse diciotto mesi, magari in un miracolo. Allora in una corsa contro il tempo aveva cercato di ottenere subito tutto il denaro del premio, poi di fronte ai ripetuti rifiuti era riuscito a convincere il centro per i tumori di Philadelphia ad accettare il tagliando vincente in cambio delle cure, ma anche questo non è stato possibile. Così Wayne ha incassato solo la prima rata, con cui ha pagato debiti e bollette e ha offerto una bevuta a tutti gli amici al bar di Naples, un paese tra i boschi e le vigne a nord di Manhattan. E pensare che la sorte per un attimo lo aveva illuso: le probabilità per un uomo di 51 anni di sviluppare un tumore ai polmoni sono una su cinquemila, le probabilità di vincere il primo premio da un milione di dollari della lotteria dello stato di New York, con un biglietto gratta e vinci da cinque dollari, sono una su 2.646.000. Wayne era stato scelto dal destino tutte e due le volte e questo sembrava un segno.
Ma la malattia non si è fatta commuovere e si è presentata puntuale, portandoselo via dopo soli tre mesi. Wayne che ha sempre vissuto da solo con uno spelacchiato pastore tedesco e ha tirato a campare facendo mille lavoretti precari, prima di morire ha però fatto in tempo a prendersi una piccola rivincita sul suo destino taciturno e solitario. All'inizio di aprile ha sposato Joan DeClerck, la donna che amava da tempo, con cui usciva ma a cui non era mai riuscito a garantire un'esistenza o una famiglia. Ora sarà lei ad ereditare il resto della vincita. E le lotterie dovranno pagare tutto, per altri diciannove anni, fino all'ultima rata."

Che dire, sarà il soggetto di un nuovo film, o, peggio ancora, di un nuovo tv movie, quelli che si vedono su italia 1 alle 15 del sabato pomeriggio, per intenderci.
Ho voluto dare spazio alla notizia perchè leggo la realtà. La realtà quella vera, non quella che ci sembra o che ci piace o che vorremmo fosse vera. La realtà è questa, la massima fortuna va a braccetto con la somma sfortuna, disegnano un quadro dove i veri protagonisti non sanno riconoscere la differenza tra burocrazia ed intelligenza, tra severa rigidità dei ruoli e delle regole (la democrazia da esportare!) e solidarietà, tra la vita (o solo la possibilità di viverla) e la morte. E sempre e comunque siamo noi a chiudere il quadro, l'ultima pennellata, l'ultimo ma fortissimo e coloratissimo tratto rimane di Wayne.
Così è ... se ci pare.
f.

lunedì 23 aprile 2007

Semplicemente...1917


"Odio gli indifferenti: credo che vivere vuol dire essere partigiani. Chi vive veramente non può che essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è passatismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà ..... Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora; perché non se ne preoccupa: e allora sembra che sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per ciò: che mi dà noia il loro piagnisteo da eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e soprattutto di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con le loro le mie lacrime."
A.G. La città futura, 1917

Mah....

Eccomi. Anche io sono sbarcato sul web 2.0! Ma cos'è?

"Il Web 2.0 è una nuova visione di Internet che ha appena cominciato ad influenzare il vostro modo di lavorare ed interagire con le informazioni in rete.
Web 2.0 non è un software specifico, nè un marchio registrato dai Microsoft o Google, ma un un insieme di approcci per usare la rete in modo nuovo e innovativo. Web 2.0 si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L'informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all'altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.
Questo paradigma del Web 2.0 permette agli utenti di prendere informazioni da diversi siti simultaneamente e di distribuirle sui propri siti per nuovi scopi.
Non si tratta di derubare gli altri del loro lavoro per il proprio profitto. Anzi, il Web 2.0 è un prodotto
open-source, che permette di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette nuove opportunità di lavoro e di informazioni che possono essere costruite sopra le informazioni precedenti.
Web 2.0 lascia ai dati una loro identità propria, che può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso. Una volta che i dati hanno un'identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente."

Bè, questa è una definizione decisamente "tecnico-riduttiva" della nuova faccia della rete. Web 2.0 non è solo tecnologia open source, è anche tecnologia open source. Web 2.0 è, secondo me (aspetto con impazienza i secondo voi!!), internet che si fa verbo (forse ho esagerato con la citazione...)! Mi spiego: da profondissimo ed intricatissimo pozzo di informazioni più (poche) o meno (molte) utili a ciascuno di noi e a ciascuna delle nostre esigenze, il web, la rete diventa reale strumento di vita. Blog, messaging istantaneo, archivi virtuali dalle capacità fino a poco tempo fa inimmaginabili, tv, podcasting, telefono, home banking, biglietterie, posta certificata, trading finanziario, software applicativi autogestiti ed autoprodotti .... tutto questo certamente migliora la fruibilità dello "strumento" web, ma non ci siamo ancora...web 2.0 vuol dire creare funzioni per condividerle. Fare cose. Per se stessi, in primis, ma con un'autocoscienza progettuale che ti sussurra "condividi.....applica....rendilo più semplice anche per gli altri...."

Un esempio di cosa può essere il web 2.0 (per non passare per un pazzo assoluto): 1. http://maps.google.it/maps dove ognuno di noi può costruire una mappa e metterla a disposizione di tutti.

2. evoluzione commerciale: http://www.housingmaps.com/ ok, abbiamo fatto le mappe, devo affittare la mia casa..... vediamo un po

3. ma come posso fare per mettermi direttamente in contatto con il proprietario? email? no id di www.skype.com ed eccoci subito in contatto..... se poi i rumors saranno confermati non avrò nemmeno bisogno di andare in banca per pagare l'affitto o dare la caparra al mio "padrone di casa", basterà chiamarlo ancora su skype e attraverso il suo www.paypal.it account versare la somma con un click "telefonico"......

ecco, l'integrazione. Informazioni + (finalmente) possibilità di utilizzarle!

Ma soprattutto una nuova coscienza, una nuova educazione civica al condividere, al costruire qualcosa per te che possa essere utilizzato anche da altri. Un approccio nuovo. Forse. O finalmente?

ok, scusate. Vi ho fatto venire ..... 2.0(0) così!!!

f.