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martedì 7 febbraio 2012

AOC Pouilly-Fumé - Pouilly-Fumé Vintage - Chateau de Tracy 2007

Ecco qua, i cuginacci, guarda che ti fanno: con disinvoltura ti piazzano questo base che è semplicemente geniale.
E dire che a me il sovignone bianco non è che mi faccia scorticare le mani e le papille, però ... questa bottiglia è il mio però.
Spettacolare il color ghiaccio paglierino, sfavillante come i cristalli che costano in maniera poco ragionevole, almeno che tu non sia un allegro cowboy texano con il tuo bel pozzo di greggio nel giardino. Il problema di questo colore è la brillantezza: tagliente, quasi imbarazzante. Luce di nettezza sorprendente e delicata.
Il naso è l'esplosione di fiori e bucce scorzate che t'aspetti, la foglia del ramato pomodoro. Banale? Per niente, le sfumature di algida eleganza cominciano a fare la differenza a questo livello.
In bocca è di pienezza consistente e ficcante, pulisce e incide, carbura brillante in mezzo alle papille, non scivola, rimane.
Bicchiere bello, complesso nella sua semplice eleganza. Una lezione da imparare.

Voto_8.2

martedì 6 settembre 2011

AOC Alsace Gewurztraminer Vendanges Tardives - Joseph Cattin 2003

Più che tardiva sembrerebbe dimenticata. Inoltre l'alsaziana parrebbe portare sulle spalle strette strette qualche annetto non trascurabile. Eppure un certo fascino trasuda già da quell'etichetta così retrò e bruttina. Ed in effetti trasuda eccome, e non solo fascino.
Il bicchiere è un topazio giallo dal taglio importante, uno di quelli che cominciano per Van de qualcosa e finiscono che "devi essere arcimiliardario, grazie e arrivederci". Un giallo che brilla scuro, un liquido esteticamente appagante, meritovole di infinite e noiosissime giravolte nel bicchiere per poterne godere appieno e ancora. Spettacolare.
Naso potente e opulento, anche troppo. I profumi dolci e dolciastri che devono esserci, ci sono tutti. Mi aspettavo qualche nota di contrasto più spiccata, magari verde, fogliosa, invece niente. "Solo" datteri e disidratazione di frutti preziosi e gialli, una leggerissima tostatura di nocciola, miele di mille, anzi, diecimilafiori. Con maturità (insospettabile), mi soffermo sulla grandezza di questo naso. La potenza dell'espressione dolce, la capacità di regalare diverse tonalità di un'unica sensazione. Formidabile e difficile. Forse troppo.
In bocca si tende ed allunga, mai spigoloso (peccato!), sempre rotondo, smussato, con la confettura d'albicocca che si riscalda nell'alcol forzuto ma garbato. Bello il finale un poco ruvido, quasi fosse polvere. Dolce, ovviamente.

Voto_8.4

martedì 9 agosto 2011

Aoc Champagne - Réserve Brut Autréau-Lasnot s.a.

Rue de Champagne, Venteuil. Sotto Reims c'è tanta, tanta roba. Non ci sono mai stato, è uno di quei viaggi che si faranno, quelli che tieni li, perchè sai che in fondo non è così complicato, che ci puoi andare "quando vuoi", ed invece rimane lì, tra un portafoglio che piange e la tentazione golosa di qualche last minute più esotico ed economico.
Per fortuna c'è il vino che viaggia, almeno lui.
Champagne dicevo, una cuvée di quelle straclassiche per davvero, dove il Mugnaio (inteso come pinot) c'è eccome. Sboccato nel 2010, l'etichetta non è chiarissima, quel Réserve senza millesimo buttato lì, mi sa più di trovata che strizza l'occhio al commerciale che di concreta info per il "sempresialodato" consumatore.
Le bolle sono belle e fini, il colore è il giallo carico e pieno che ti aspetti, brillante, decisamente intenso. Il colore è appagante, infonde sicurezza, da subito.
Il naso è profumatissimo e delicato. Ci si perde tra i profumi che sai di trovare (pani e croste), ma ancor di più in note floreali che non ti aspetti. Per niente verdi, sono fiori colorati, odorosi, intensi. E poi quella fragranza di polpa bianca croccante, piacevolissima.
In bocca fila via liscio elegante e leggiadro, senza complicazioni. Freschezza da vendere, le bolle si presentano sulla lingua con forza garbata, allungando, se possibile, la sensazione tattile ben oltre l'ingresso.
Tutti i profumi del naso latitano tra le guance, dove è la citricità spiccata a farla da padrona, garantendo comunque una bevuta più che degna. Champagne, nient'altro che champagne ... e dimmi poco.

Voto_7.5



lunedì 11 luglio 2011

AOC Crémant de Bourgogne BdB - La Cave des Hautes Côtes Beaune s.a.

Le bollicine sono un amore recente per l'indegno scriba (cit.). Solo negli ultimi 2 anni mi sono avvicinato con costanza e dedizione a questo mondo luccicoso e vastissimo. Ne sono assolutamente felice.
Scopro i metodi classici, quelli meno classici, i martinottistici, le rifermentazioni, i millenni sui lieviti, i dosaggi mistici, le sboccature e ... a la volèeeeee.
E scopro anche che i francesi lo champagne che non fanno in Champagne lo chiamano Cremant (e vabbè).
L'esemplare in questione è uno chardonnay brut 100%, un bianco di bianchi, fatto bene, sofficioso, bevibilissimo, borgognotto.
Giallo di paglia fitta, presenta bolle di un certo calibro, di un certo spessore, non troppo numerose ma concentrate in gregge coerenti ed ordinati.
Al naso tanta pasticceria, dolcezze non stucchevoli ma riconoscibili, uno sbuffo agrumato interessante, che rende più complessa e soddisfacente l'annusata.
In bocca è davvero stuzzicante la sensazione tattile creata dalle bolle, soffici e rotolanti, che accompagnano un sorso forse un poco troppo scarico e magro, ma di certo fresco di acidità masticabile. Senz'altro un bicchiere onesto, facile, da trangugiare nelle ribollenti serate estive.

Voto_6.8

lunedì 16 maggio 2011

Un "Amarone" sulla sponda sinistra della Gironda di Daniele Tincati

VdT de France - Planquette - Didier Michaud s.a. (2003)
Due ettari di vigna, attorno a casa, sono il regno di Didier Michaud, vigneron di una delle maggiori zone mondiali dell'industria del vino: Bordeaux. Là dove esistono colossi da 400.000 bottiglie all'anno, vendute a prezzi esorbitanti en primeur, e tenute da oltre 100 ettari vitati, ci sono anche piccole realtà, cocciutamente attaccate a quei fazzoletti di terra, ereditati da generazioni, che varrebbero un patrimonio, se venduti ai grandi gruppi padroni dell'estuario della Gironda. Lui, Didier, e la moglie Catherine, si ostinano a produrre piccole quantità di vino in modo naturale, secondo i dettami dell'agricoltura biologica, andando ancora controcorrente. Il vino, l'unico, come vuole la tradizione, sosta a lungo nelle piccole botti di rovere, rigorosamente francese. Il tempo di sosta non è prefissato, Didier assaggia e dicide il momento dell'imbottigliamento, quando sente che il vino è pronto, normalmente dopo 18-20 mesi, ma capita, come nel 2003, che la sosta si sia prolungata sino a quasi 30 mesi. "Mi raccomando, aprilo almeno 2 ore prima e versalo nel decanter, ha bisogno di ossigenarsi" mi disse, e così ho fatto. Versandolo nel bicchiere colpisce il riflesso brillante di luce rubino, un rubino profondissimo, sanguigno, con riflessi porpora, quasi fosse un lambruscone reggiano. Scivola lentamente nel bicchiere, lasciando le pareti colorate, e gli archetti si fanno attendere per poi scendere fittissimi, lentamente, a più riprese. Al naso ecco quella ciliegia matura e sotto spirito, che ricorda molto la Valpollicella, e le note eteree, unite al cioccolato che fondendosi, portano all'inconfondibile profumo dei boeri. Poi, a seguire, note balsamiche, caffè, speziature dolci e piccanti. Il sorso è consistente, debordante, ma sorprendentemente fresco ed invitante. I tannini sono setosi e fittissimi, di grande qualità. La persistenza ricorda il lento scivolare del vino sul bicchiere, colorata come lui, da quei profumi già trovati in precedenza. Il richiamo và dritto ad un assaggio recente, ben fisso nella memoria, un ottimo Amarone di Michele Castellani, proprio annata 2003. Le differenze sono poche, forse qualcosa sulla morbidezza, a favore dell'ultimo, ma mi sbilancerei nel dire che il vino di Didier sarà più longevo perchè decisamente fresco. E pensare che ha dovuto stampare un'etichetta apposita, visto che le ristrettezze del disciplinare e gli ispettori dell'INAO, non gli hanno consentito di utilizzare il nome Chateau Planquette e la denominazione Medoc, forse per via di quel 15% di alcol che da noi è ormai all'ordine del giorno. Ma, con i 13 euro che ho speso, in Valpollicella ci compravo un Ripasso mediocre, Didier mi ha regalato un autentico "Amarone" del Medoc.

Daniele è un amico, una Umana Enciclopedia Enologica d'Oltralpe, un sommelier. Lo ringrazio per aver messo nero su bianco per me, uno dei suoi tanti, forse troppi, assaggi.

giovedì 5 maggio 2011

AOC Champagne Grand Cru Cramant BdB - B. Mallol Gantois 2002

Estremista: chi assolutizza un concetto, una dottrina (def.).
Questo champagne estremizza il concetto di acidità, poche parole. Millesimo 2002, quasi 10 anni dalla vendemmia, non fa una minima piega. Freschezza, acidità, succulenza estrinseca, sbordacciamento, chiamatela come volete, ma in questo bicchiere giallo come l'oro consumato c'è l'estrema sintesi della salivazione da godimento.
Il colore è prezioso, luccica.
Il naso è per chi non cerca una soluzione facile. Le sensazioni sono cotte, intense, dense, escono dal calice disordinate e scorbutiche. Quasi si mettono a scherzare con un naso poco abituato (come il mio), e tu quasi ci credi che c'è qualcosa che non va. Poi, sul finale, mentre porti via i naricioni dal bordo, il saluto è elegantissimo, affascinante, lunghissimo, come uno scialle. Allora ritorni, riannusi, respiri il latte sporco di cioccolata, la nocciola pestata e ti convinci che si, questo è un gran bel vino. Difficile, ma un gran bel vino.
Che poi ti tocca anche berlo. Fulmini e saette attraversano la lingua. Freschezza torrenziale, mineralità millimetrica, grazia agrumata. Sorprende uno strano senso di sofficità fra tutti quegli spigoli, dovuto quasi certamente ad un perlage finissimo e calibrato.
Uno champagne estremo, un vino buono per davvero, che si lascia bere, portafoglio permettendo, a secchiate.

Voto_8.6

venerdì 1 aprile 2011

AOC Pouilly-Fumè - Pouilly-Fumè - Domaine Alexandre Bain 2009

"I cavalli tra i filari, usa i cavalli in vigna".
La Bottiglia viene presentata con questo racconto che non è solo premessa romantica, ma è sostanza e struttura del vino che produce Alexandre Bain. Sauvignon blanc in tutto lo splendore della denominazione regina della Loira, Pouilly-Fumè. Una vinificazione di concezione semplicemente naturale: dalla vigna (i famosi cavalli) alla bottiglia. Nessun trattamento, nessuna correzione, filtrazioni giammai, solforosa forse e comunque davvero poca.
Il colore è d'oro consumato. Ricco di lacrime, questo giallo terso è uno spettacolo di giochi rilucenti e di insospettabili trasparenze. Il bicchiere è corposo e pesante, un bel viaggiare.
Naso che è fascino e forza. Nasconde, e lo fa bene, la sua identità. "Sauvignon si, ma fino ad un certo punto" sembra sussurrare alle narici. Gli accenti polposi di pomi gialli ci sono, belli nitidi, avvolti in mazzi di fiori verdi, freschi e profumati di buono, ma questa polvere terrosa e alcolica, queste zolle di sasso, sono eccezionali. Opposte, le due famigliuole aromatiche si respingono e si uniscono, creando un equilibrio armonico che incanta, o meglio, ipnotizza, come una Quadriglia agitata e colorata. Bellissimo.
In bocca la freschezza è un'ondata, come quando da piccolo, al mare, cercavi la sfida con la spuma salata ed il vento; vincevano loro, come sempre, e tu ti ritrovavi a desiderare di poter respirare con i piedi. Così è il sorso, freschissimo, pieno e lungo. Il palato, invidioso del naso, si presta volentieri a diventare testimone del misterioso equilibrio tra il velluto della pesca ed un sasso tagliente. Bicchiere difficile da dimenticare.

Voto_9.1

martedì 15 marzo 2011

Appellation Alsace Gran Cru Contrôlée - Grand Cru Brand Gewurztraminer - Albert Boxler 1997

Piccoli miracoli, anzi parlerò di miracoli piccoletti.
A mio nonno (classe '14) piaceva spesso raccontare di quando i  giovani e  sempre più impauriti soldati della Wehrmacht in rastrellamento, non lo videro. Lui, che già era scappato dalla sua Trastevere bombardata, era sdraiato tra le canne e la melma, sulle rive del Serchia Serchio, accanto a Lucca. Lui era lì, loro erano lì, si nascondeva approssimativamente, eppure non lo videro, o non lo vollero vedere. Concludeva sempre così il racconto: "Un  miracolo piccoletto, piccoletto come me" e rideva, di gusto.
Se il vino è emozione, se il vino è ricordo, questo racconto piccolo calza a pennello per questa Bottiglia.
L'Alsazia è terra ostica, crucchi francesi, poco da aggiungere. Ma quelle terre sanno regalare frutti eccezionali, profumi e mineralità quasi irraggiungibili. Questo Gewurz ha il colore delle pepite grezze, dell'oro sporco e, per questo, ancora più prezioso. Regala al bicchiere densità e concentrazione, architetture d'ambra.
Il naso è semplicemente, magnificamente infinito. Un incanto, puoi cercare quello che vuoi, e trovarlo. Frutte candite morbide o fresche spigolose, gialle o tropicali, la polpa della pesca che sgocciola, la finezza delle spezie preziose, del pepe dolce, della cannella da pastrugnare, e poi minerale, quella nota salata al naso che in me scatena dipendenza fisica. Oppure i fiori, che poi, in fondo, di trovare ad ogni costo il "bouquet floreale" nel vino non me ne è mai fregato una beata .., ma stavolta non posso non ascoltare questa pungenza intensa e dolcissima, quasi appiccicosa del glicine, dell'acacia, del fiore di sambuco. Una meraviglia.
Dopo questo tempo il sorso ancora vibra. Concentrato, abboccato,  polputo, non stona mai. La freschezza sostiene ancora, con la saggezza dei lustri, un sorso giustamente caldo, elegantissimo, che vorremmo di persistenza infinita ma che invece chiude con una certa e più che giustificata sveltezza.
Un perfetto, piccolo miracolo. Anzi, un miracolo piccoletto.

Voto_9.5

un grazie ad Andrea "Barone" Ricci, donatore enoico
un non grazie a Boxler per aver scelto la 50 cl per i suoi vini, quei 25 cl che mancano li rimpiangerò per sempre ...

mercoledì 12 gennaio 2011

Champagne - Brut Blanc de Blancs - Chardonnet & Fils s.a.

Bella bottiglia. Un bianco di bianchi ineccepibile, la cantina di Avize che sorge nel cuore della Grand Cru champagnista è sempre coerente e ben equilibrata.
Mi sorprende, e non poco, per l'intelligente rapporto qualità/prezzo/soddisfazione. E poi, qua si parla di chardonnay al cientoperciento, ma di quello buono, dell'ingessata Côte des Blancs, terreno (terroir?) d'elezione e d'elevazione per questo vitignaccio quando si tratta di bollicine.
Il bicchiere è decisamente rassicurante. Il paglierino brilla, le presa spumosa color avorio è soffice quanto velocissima, le bolle sono piccole, rapide, tante ed eleganti. Diciamo che perlage stavolta ci azzecca (francesismo!).
Il naso è puro piacere, tutto è come deve essere per un vino che ha fatto, come minimo, 3 anni sui lieviti; è compatto e aggraziato, con una marcia in più: l'eleganza. Intensità e finezza si compensano; tra i tanti fiori freschi, spicca la frutta polposa bianca, le note della nocciola, una precisa, netta sfumatura di cioccolata bianca, una mineralità piacevole ma non spinta.
In bocca, ampio e largo, si ricompone svelto e preciso al centro della lingua, aggiustandosi il papillon. Gradevolissima la vena acida che persiste, accompagnando il finale morbidamente sapido. Un piccolo miracolo considerando che non si tratta di millesimo.

Voto_8.0

lunedì 10 gennaio 2011

Appellation Mercurey Controlèe - Mercurey Chardonnay - Domain Michel Juillot 2002

"C'è qualcosa che strusa".
Il mio espertissimo amico enofrancofilo Daniele così sentenzia, con un ineccepibile linguaggio tecnico, dopo neanche 20 secondi netti! Record assoluto!
Ma come? Io sto ancora volteggiando il bicchiere come nemmanco il miglior Albanese dell'anno, che lui già spegne ogni velleità? E questo colore? Questo formidabile e limpido dorato, riflessi da gioiellere di lungo (ma anche breve) corso, dove lo mettiamo?
E poi questo pugno di burro di cocco (o di cocco al burro)? Nemmeno il miglior laboratorio di Cocada di Rio de Janeiro avrebbe potuto far meglio!
Solo che poi si apre, ed in effetti, qualcosa strusa. C'è quella nota lì, che tu non vorresti mai sentire sopratutto se il tappo si dimostra perfettamente integro e che a volte ti parla di vecchiaia, a volte di calore, a volte di gelo, a volte di tutto questo insieme. La nota ossidata e profonda copre presto i finali che cominciavano finalmente a diventare complessi.
In bocca, invece, la malefica reazione è subito protagonista, e rimpiangi di non aver bevuto quel bicchiere qualche tempo prima, perchè tutto ciò che comunque riesce a rivelarsi dietro il manto ossidato ... è tanta, ma tanta, fresca, citrica, elegante e fluida roba! Pazienza, la bottiglia non era mica la mia ... :))

Voto_s.v.

ps: la bottiglia è stata elegantemente, strusamente, ossidamente e comunquemente (cit.) finita!

giovedì 6 gennaio 2011

Champagne - Brut Carte d'Or - Autrèau Lasnot s.a.

Non male questa bottiglietta natalizia.
Tra le migliaia di miliardi di hl che ho trangugiato tra il 20 ed il 31 dicembre dell'ormai defunto venti&dieci, questo champagnino base mi ha piacevolmente colpito.
Il medio-piccolo vignaiolo indipendente di Venteuil (a pochi km ad est da Epernay), produce questo brut Carte d'Or base con una certa grazia leggera. Fine e non troppo spinto, come piacciono a me.
Bello il colore, un paglia brillante, bella la spuma veloce, la bolla è calibrata, fine, persiste e resiste a lungo.
Naso come-te-lo-aspetti, un po meraviglia la croccantezza della pera, piacevolissima la nota agrumata all'arancia, in fondo sento una nota fresca, quasi silvestre. Quasi nulle le sensazioni minerali.
La bocca riserva, a mio parere, le note più piacevoli. Ingresso leggero a crescere, secco e fresco. Rimane li un bel pò, e si allunga piacevolmente. Bell'equilibrio in bocca. Davvero.

Voto_7.1