venerdì 10 febbraio 2012

Doc(g) Morellino di Scansano - Podere 414 - Simone Castelli 2006

Una bottiglia da ricordare quella di Simone Castelli. Il nome, Podere 414, richiama il numero della parcella assegnata dall'ente che, negli anni 60, frammentò i latifondi rimasti ed assegnò alle famiglie coltivatrici i terreni da lavorare.
Castelli lavora bio e questo vino da, immediatamente, la sensazione di essere frutto di un progetto, di un'idea, di un divenire. Sangiovese (soprattutto), Ciliegiolo, Alicante (raccolto tardi dagli alberelli, forse leggermente passito), Colorino e qualcos'altro ancora: un Morellino, ma senza diminutivo.
Capiamoci, è un vino complicato in tanti sensi e per tanti versi, sopratutto per tutti quei sensi che non ti aspetti. Fruttone morbidoso, facile legno profumato? No. Spigoli e puzze, tannino intradentale, acidità perforante? No. In realtà la sua forza è la centratezza, l'equilibro soffice ma non morbido. Nulla rotola ma tutto si poggia. Affascina.
Il rubino è intensamente scuro, un colore bello, potente, coraggioso. Il naso è frutta spalmata, per niente dolciastra, una composta di bosco matura e schietta, senza concessioni. Avvincente l'apostrofo di spezie, quasi fosse pepe che non punge, o un'erba secca, profumata ma mai invadente. Poi quel fiore stanco di stare nell'occhiello, odoroso, affascinante, elegantissimo.
La bocca è una carezza profonda, bisogna prestare attenzione a non confondere i volumi, le quantità: la mancanza del diretto destro non vuol certo dire che il jab ai fianchi faccia meno male. Il sorso è lungo, disteso, la potenza alcolica c'è, ma si ammorbidisce nell'acidità soffusa. Un bicchiere difficile dicevo, che vuole essere ascoltato con attenzione, un vino che non vuole apparire e, per questa ragione, lo fa egregiamente. Sornione.

Voto_7.7

martedì 7 febbraio 2012

AOC Pouilly-Fumé - Pouilly-Fumé Vintage - Chateau de Tracy 2007

Ecco qua, i cuginacci, guarda che ti fanno: con disinvoltura ti piazzano questo base che è semplicemente geniale.
E dire che a me il sovignone bianco non è che mi faccia scorticare le mani e le papille, però ... questa bottiglia è il mio però.
Spettacolare il color ghiaccio paglierino, sfavillante come i cristalli che costano in maniera poco ragionevole, almeno che tu non sia un allegro cowboy texano con il tuo bel pozzo di greggio nel giardino. Il problema di questo colore è la brillantezza: tagliente, quasi imbarazzante. Luce di nettezza sorprendente e delicata.
Il naso è l'esplosione di fiori e bucce scorzate che t'aspetti, la foglia del ramato pomodoro. Banale? Per niente, le sfumature di algida eleganza cominciano a fare la differenza a questo livello.
In bocca è di pienezza consistente e ficcante, pulisce e incide, carbura brillante in mezzo alle papille, non scivola, rimane.
Bicchiere bello, complesso nella sua semplice eleganza. Una lezione da imparare.

Voto_8.2

giovedì 19 gennaio 2012

Docg V. di Gallura - Karagnanj - Tondini 2009

Granitico, spinoso, salato, profumato, gallurese. Un Vermentino superiore, caldo e profondamente tipico. Fatto bene, fatto davvero bene.
Karagnanj è il nome gallurese di Calangianus, paese tra Tempio e Olbia, non lontano dal Lago di Liscia e dai colli del Limbara, immerso tra i sugheri. Luogo d'elezione per il Vermentino che viene da quella zona d'Isola che nel cor mi sta, la Gaddura.
Era da qualche assaggio che non ritrovavo un Vermentino di Gallura così intenso e netto, non facile.
Il giallo è paglia trafitta dal sole, è vivo, luccica e splende. Riflette.
Il naso è una baraonda di macchia e sale, di rocciosità citrine, di equilibrismi unici, davvero tipici di un buon bicchiere gallurese. Mi piace in particolare questa nota meno mielosa del solito, un poco dura, salina, resinosa. E poi questo balsamo verde e spinoso, che acchiappa le narici fino in fondo, e ti fa sentire a casa, tra sugheri ed eriche, che l'orizzonte diventa azzurro e non sai mai se sono nuvole o sbuffi d'onda quelli che vedi.
Poi il sorso, pieno, debordante e potente, fuori controllo ma giusto, esagerato ma misurato, caldo ma non bollente, sardo ma gallurese.
Un bel Vermentino. Di Gallura.

Voto_8.4



venerdì 13 gennaio 2012

IGT Sicilia - Duca Enrico - Duca di Salaparuta 1997

Ci sono quelle bottiglie di una certa importanza, dove il nome, l'etichetta, esplodono di grandiosità e rischiano di mettere in soggezione il piccolo degustatore incallito.
Esistono poi amici che si presentano al tuo desco con una di codeste bottiglie dicendo "se non la bevo con voi ..." e la soggezione, in un attimo, svanisce.
Il Duca in questione ha 14 anni, ed è Nero. D'Avola.
Passo oltre alla storia ed al blasone della cantinona siciliana, cado dritto al liquido colorato di liquirizia granata che ho versato dentro quel pappagallo che vorrebbe essere un decanter (o viceversa, chissà). Il naso è una botta gentile, esageratamente complessa e fruttosa, un bicchiere fitto di profumi per niente sussurrati, nessuna severità, nessun grigio tailleur, ma ... gioiosa e vivissima confusione. Belle anche le virgole profonde fatte di tabacco e spezie, di tessuto intenso, a trama spessa, una profumo tattile, non troppo morbido ma avvolgente. Bello.
In bocca il tannino ormai si piega nelle rughe del tempo, il sorso è rotondissimo, sferico, forse anche troppo posato, con quella acidità che si stiracchia stancamente sulla lingua, ma che compie il suo dovere. Il frutto torna, con cipiglio ammaricato, in fondo alla gola, e la scalda, sobriamente.
Un bicchiere che mi ha sorpreso, non ha centrato minimamente le mie aspettative. E questo, se da un lato mi è piaciuto assai, dall'altro mi fa sempre più pensare al mio rapporto con le bottiglie di grande prestigio (anche commerciale) ma con le quali io non "sono cresciuto" dal punto di vista enoculturale. Mah ....

Voto_7.3