Ci sono quelle bottiglie di una certa importanza, dove il nome, l'etichetta, esplodono di grandiosità e rischiano di mettere in soggezione il piccolo degustatore incallito.
Esistono poi amici che si presentano al tuo desco con una di codeste bottiglie dicendo "se non la bevo con voi ..." e la soggezione, in un attimo, svanisce.
Il Duca in questione ha 14 anni, ed è Nero. D'Avola.
Passo oltre alla storia ed al blasone della cantinona siciliana, cado dritto al liquido colorato di liquirizia granata che ho versato dentro quel pappagallo che vorrebbe essere un decanter (o viceversa, chissà). Il naso è una botta gentile, esageratamente complessa e fruttosa, un bicchiere fitto di profumi per niente sussurrati, nessuna severità, nessun grigio tailleur, ma ... gioiosa e vivissima confusione. Belle anche le virgole profonde fatte di tabacco e spezie, di tessuto intenso, a trama spessa, una profumo tattile, non troppo morbido ma avvolgente. Bello.
In bocca il tannino ormai si piega nelle rughe del tempo, il sorso è rotondissimo, sferico, forse anche troppo posato, con quella acidità che si stiracchia stancamente sulla lingua, ma che compie il suo dovere. Il frutto torna, con cipiglio ammaricato, in fondo alla gola, e la scalda, sobriamente.
Un bicchiere che mi ha sorpreso, non ha centrato minimamente le mie aspettative. E questo, se da un lato mi è piaciuto assai, dall'altro mi fa sempre più pensare al mio rapporto con le bottiglie di grande prestigio (anche commerciale) ma con le quali io non "sono cresciuto" dal punto di vista enoculturale. Mah ....
Voto_7.3
Esistono poi amici che si presentano al tuo desco con una di codeste bottiglie dicendo "se non la bevo con voi ..." e la soggezione, in un attimo, svanisce.
Il Duca in questione ha 14 anni, ed è Nero. D'Avola.
Passo oltre alla storia ed al blasone della cantinona siciliana, cado dritto al liquido colorato di liquirizia granata che ho versato dentro quel pappagallo che vorrebbe essere un decanter (o viceversa, chissà). Il naso è una botta gentile, esageratamente complessa e fruttosa, un bicchiere fitto di profumi per niente sussurrati, nessuna severità, nessun grigio tailleur, ma ... gioiosa e vivissima confusione. Belle anche le virgole profonde fatte di tabacco e spezie, di tessuto intenso, a trama spessa, una profumo tattile, non troppo morbido ma avvolgente. Bello.
In bocca il tannino ormai si piega nelle rughe del tempo, il sorso è rotondissimo, sferico, forse anche troppo posato, con quella acidità che si stiracchia stancamente sulla lingua, ma che compie il suo dovere. Il frutto torna, con cipiglio ammaricato, in fondo alla gola, e la scalda, sobriamente.
Un bicchiere che mi ha sorpreso, non ha centrato minimamente le mie aspettative. E questo, se da un lato mi è piaciuto assai, dall'altro mi fa sempre più pensare al mio rapporto con le bottiglie di grande prestigio (anche commerciale) ma con le quali io non "sono cresciuto" dal punto di vista enoculturale. Mah ....
Voto_7.3



