lunedì 31 gennaio 2011

IGT (Vermentino di) Maremma Toscana - Ariento - Massa Vecchia 2007

Beh vabbè ... questo è un vermentino bellissimo. C'è poco da dire. Categoria "vino senza filtrazioni & poca solforosa", è un piccolo racconto. Innanzitutto le vigne che respirano mare senza vederlo troppo da vicino e poi il vitigno, quel vermentino toscano, o meglio, maremmano, con la sua spalla ossuta e prepotente.
Il colore è quello dei vini fatti così: il giallo d'orzo velato ma luccicoso, birroso, tanto estratto e nessuna filtrazione. L'onda è compatta, gli archi pigri sul bicchiere, niente male, a me piacciono tanto i vini che si muovono così.
L'olfattivo è interessantissimo. Le bucce sono state là per tutta la fermentazione, e si sente. Nessun difetto, ma tanta forza. Netta la nota minerale e quasi terrosa, umida. Poi la frutta  dolce ma non troppo: pesca e tanto melone bianco su tutto. Infine una nota quasi balsamica, un unguento tirrenico miracoloso e profumatissimo. Non so esattamente cosa sia, ma va benissimo così.
Il sorso è uno spettacolo. Dritto, pieno, una freschezza solida e pulita, piena, accompagna una polposità mica da scherzare. Bellissima la nota sapida, iodata, un deciso apostrofo salmastro, che non peggiora di una virgola l'equilibrio estremista del bicchiere, anzi lo arricchisce enormemente. Una nota di merito per Mr. Alcol; sta lì, c'è, ma è davvero un signore gentile e garbato, perfetto accompagnatore.
A me è piaciuto davvero tanto.

Voto_8.6 

p.s. ringrazio il puntofermo Stefano Caffarri per avermi comunicato lo sdegno che ha suscitato in lui l'aggettivo "iodato". In effetti è proprio brutto, per la serie "sbagliando si impara".

venerdì 21 gennaio 2011

DOC Colli Tortonesi Timorasso - Costa del Vento - Vigneti Massa 2007

Un territorio, un vino, un vitigno. Così in etichetta. Un'emozione imbottigliata. Così lo etichetto io.
Vino strabiliante, difficilissimo, vitigno poco conosciuto. Inoltre lo bevo giovanissimo, cosciente e perciò ancora più colpevole dell'infanticidio. Ma avevo bisogno di essere accompagnato da spalle forti e robuste attraverso un percorso tortuoso e pieno di magnifiche insidie,  ed esclusivamente per questa ragione quel Povero Diavolo del sig. Fausto ha approvato la mia prematura scelta.
Il bicchiere è impressionante. Un giallo vivo  e spigoloso di paglia dorata, incandescente, riscalda il vetro. Il vino si muove in modo totalmente illogico nel bicchiere, si aggrappa, si stacca, scivola e si ferma. I grappoli, gli arcipelaghi, mille lacrime e diverse velocità. Disegna un cruciverba cristallino.
Naso indimenticabile. Un universo fatto di Alsazia, Loira e Piemonte. Duro come il carbone, fresco come la pesca croccante, profumato come una scorza gialla, amaro come le erbe officinali, dolce come il miele amaro. Una spinta impressionante, una progressione verticale commovente. Questa non è complessità, è follia olfattiva totalitaria.
Lo ammetto, mi sono emozionato fisicamente (lacrimazione angolo occhio sinistro) e solo lo sguardo verdeggiante e severo della mia dolce e festeggiata Annalisa, mi ha riportato ad un accettabile stato di virile autocontrollo.
Il sorso è potenza e freschezza. Inimmaginabile la quota alcolica (14,5%) che, pure, non crea arsure o punture, incredibile come le durezze fresche e sapide riescano a zittire tale cavalleria alcolometrica. In bocca scalcia un poco nervoso, un agrumeto profumatissimo si adagia sulla lingua, sale e zucchero, pietra e mandorla. Dritto, un plotone di scariche elettriche ti guarda negli occhi mentre deglutisci.
Uno spettaccolo assoluto, vorrei davvero bere questa bottiglia tra 5 o 6 inverni.
Non conosco Walter Massa di persona, ho solo letto di lui, ma deve sapere che, da quella sera, su questa terra, c'è una persona in più che gli vuole tanto, ma tanto bene.

Voto_9.2

p.s.: il Povero Diavolo è un luogo incantevole fatto di garbata e solida fantasia, erbe profumate e poche ma splendide parole.

mercoledì 19 gennaio 2011

IGT Umbria - Trescone - Lamborghini 2006

A parte l'immagine che mette a fuoco tutto, ma proprio tutto, tranne l'etichetta umbra, il Trescone è un vino onesto. Assemblaggio di sangiovese, ciliegiolo e merlot, facile. Vino da sbicchierata senza impegno, per accompagnare una serata senza troppe pretese. Da evidenziare un onestissimo rapporto prezzo/soddisfazione.
Colore rubicondo schietto, consistenza accettabile per un corpo sano. Il naso è tuttaltro che complesso. La visciola (o l'amarena?) troneggia, accompagnata da un corredo di spezie non troppo nette e da qualche dolcezza legnosa che comunque ingentilisce questo bicchiere, rendendolo più che corretto.
In bocca riporta fedelmente le sensazioni olfattive, non troppo polposo, un equilibrio onesto tra un tannino non aggressivo e una felposità non spudorata. Piacevole la persistenza che mi sarei aspettato meno vigorosa.
Mi piace il marchio Lamborghini, da sempre. Mi ha sempre affascinato un'azienda che produce bolidi e trattori, Campoleoni e ... Tresconi.

Voto_6.6

lunedì 17 gennaio 2011

DOC Südtirol - Gewürztraminer "Kleinstein" - Kellerei St. Magdalena 2004

La Cantinona dei marziani italocrucchesi (loro invece di guerreggiare tra dirimpettai, si mettono insieme, si fondono ... sono davvero di un altro mondo, ammiriamoli con rassegnazione) sforna una quantità di etichette di livello alto/medio-alto imbarazzante. Una vera macchina da guerra.
Il bicchiere ha un colore concretamente dorato. Ma che paglia? Qui è placcato pesante direi. Riluce, esplode, la luce la rifrange e l'amplifica. La consistenza è tanta. Ciclopico alla rotazione. Le lacrime attaccano su 3 o 4 cerchi al bicchiere, lacrime lentissime, velocissime, accavallate. Mi butto a leggere l'etichetta volumetrica (cosa che faccio raramente): 15%. Ma siamo sicuri? Vabbè ... sono i marziani, mi fido.
Il naso è sorprendente. Meno dolcioso ed aromatico di quello che ti aspetti, anche se la nettezza del litchi appena sbucciato (lo so, lo so ...) è fenomenale, i frutti gialli surmaturi tutti presenti, per carità, ma le note sono virate un bel pò, e quindi saltano al naso i fiori di sambuco e un miele amarissmo, direi ceroso. A chiudere, un campanello d'allarme: punge, e come se punge (e non è la buccia del litchi ...).
In bocca il campanello diventa campana e l'allarme è subito evacuazione generale. L'età non ha concentrato finemente un bel niente. Il sorso è totalmente alcolizzato, la freschezza è rintanata in un fortino decadente e buio, ormai quasi totalmente sconfitta. Brucia sulla guancia, sulla gola e ... nel cuore. La polpa c'è, il ritorno dolceamaro è, davvero, molto interessante, ma il sorso è faticoso, anche per un noto secchiaio come me. La spalla non c'è più.

Voto_6.4 (in diminuzione costante)

venerdì 14 gennaio 2011

IGT Rosso dell'Emilia - Moro del Moro - Rinaldini 2004

Bottigliona mica da poco questa, da quel di S. Ilario d'Enza, già terra reggiana. Poi dicono che da queste parti sanno fare solo il lambrusco. In effetti il blendone, fatto davvero perbene da Rinaldini, di cultura lambruschista ne ha da vendere: il pinot noir si incastra con ancellotta e pjcol ross (il peduncolo rosso di reggiana stirpe). Si raccoglie tardi e poi si fa sovrammaturare in fruttaio. Insomma, già il progetto enologico affascina e merita tanta stima.
Il risultato è certamente sorprendente. Carattere da vendere, tanto da obbligarmi, un pò confuso, a sfoderare un decanterino per un passaggio veloce perchè al naso, inizialmente, la botta è stata forte e poco rassicurante. Lo so, lo so, il bellissimo quanto difficilissimo-da-pulire oggetto in questione non si usa per questi biechi scopi ossigenativi ma ... per me è come la coperta di Linus, la mia Animula vagula blandula (cit. di cit.) necessita, e spesso, di rassicurazioni.
Operata la blasfemia, i conti mi sono tornati subito. Colore davvero bello, un rubino cupissimo, fitto, estrattissimo, bordo che si fa corallo antico, consistenza concreta che abbraccia il vetro disegnando belle coreografie. Il naso è davvero un'esplosione di confetture scure e polpose: prugna su tutto, il fico maturo, il lampone conservato. Poi l'autunno: fogliame, radici, chiodini, l'umido buono. Poi la drogheria: pepe scuro, cannella, una noce profumata. Poi lo spirito: ciliegioni neri neri alcolizzati, di quelli in barattolo, che mangi uno dopo l'altro e che ti piegano, inesorabilmente, le ginocchia. Insomma, un naso che definire strepitoso è poca roba.
Il sorso è bello panciuto, meno alcolico e fruttoso di quanto mi sarei aspettato. Anzi, si muove con una certa eleganza, la bevibilità è più che sufficente considerato tutto l'estratto che si porta dietro, tannini ingentiliti, freschezza che tiene ancora, senza far presagire però, evoluzioni roccambolesche. Gran bel vino. 

Voto_8.5

mercoledì 12 gennaio 2011

Champagne - Brut Blanc de Blancs - Chardonnet & Fils s.a.

Bella bottiglia. Un bianco di bianchi ineccepibile, la cantina di Avize che sorge nel cuore della Grand Cru champagnista è sempre coerente e ben equilibrata.
Mi sorprende, e non poco, per l'intelligente rapporto qualità/prezzo/soddisfazione. E poi, qua si parla di chardonnay al cientoperciento, ma di quello buono, dell'ingessata Côte des Blancs, terreno (terroir?) d'elezione e d'elevazione per questo vitignaccio quando si tratta di bollicine.
Il bicchiere è decisamente rassicurante. Il paglierino brilla, le presa spumosa color avorio è soffice quanto velocissima, le bolle sono piccole, rapide, tante ed eleganti. Diciamo che perlage stavolta ci azzecca (francesismo!).
Il naso è puro piacere, tutto è come deve essere per un vino che ha fatto, come minimo, 3 anni sui lieviti; è compatto e aggraziato, con una marcia in più: l'eleganza. Intensità e finezza si compensano; tra i tanti fiori freschi, spicca la frutta polposa bianca, le note della nocciola, una precisa, netta sfumatura di cioccolata bianca, una mineralità piacevole ma non spinta.
In bocca, ampio e largo, si ricompone svelto e preciso al centro della lingua, aggiustandosi il papillon. Gradevolissima la vena acida che persiste, accompagnando il finale morbidamente sapido. Un piccolo miracolo considerando che non si tratta di millesimo.

Voto_8.0

lunedì 10 gennaio 2011

Appellation Mercurey Controlèe - Mercurey Chardonnay - Domain Michel Juillot 2002

"C'è qualcosa che strusa".
Il mio espertissimo amico enofrancofilo Daniele così sentenzia, con un ineccepibile linguaggio tecnico, dopo neanche 20 secondi netti! Record assoluto!
Ma come? Io sto ancora volteggiando il bicchiere come nemmanco il miglior Albanese dell'anno, che lui già spegne ogni velleità? E questo colore? Questo formidabile e limpido dorato, riflessi da gioiellere di lungo (ma anche breve) corso, dove lo mettiamo?
E poi questo pugno di burro di cocco (o di cocco al burro)? Nemmeno il miglior laboratorio di Cocada di Rio de Janeiro avrebbe potuto far meglio!
Solo che poi si apre, ed in effetti, qualcosa strusa. C'è quella nota lì, che tu non vorresti mai sentire sopratutto se il tappo si dimostra perfettamente integro e che a volte ti parla di vecchiaia, a volte di calore, a volte di gelo, a volte di tutto questo insieme. La nota ossidata e profonda copre presto i finali che cominciavano finalmente a diventare complessi.
In bocca, invece, la malefica reazione è subito protagonista, e rimpiangi di non aver bevuto quel bicchiere qualche tempo prima, perchè tutto ciò che comunque riesce a rivelarsi dietro il manto ossidato ... è tanta, ma tanta, fresca, citrica, elegante e fluida roba! Pazienza, la bottiglia non era mica la mia ... :))

Voto_s.v.

ps: la bottiglia è stata elegantemente, strusamente, ossidamente e comunquemente (cit.) finita!

sabato 8 gennaio 2011

DOC Vermentino di Sardegna - Arvali - Ferruccio Deiana 2008

Seguo Ferruccio Deiana da tempo (fine anni 90), l'ho visto sviluppare, di anno in anno, la qualità dei prodotti. Deiana ha sempre pensato che quelle uve, su quel territorio, potessero rendere in cantina molto bene. Ergo, buona e corretta tecnologia enologica, strumenti semplici ma avanzati, come ad esempio le sue gloriose vasche di inox a temperatura supercontrollata (ma non troppo) o la macchina pigiatrice più all'avanguardia e delicata che abbia mai avuto modo di vedere.
Arvali è il suo Vermentino di Sardegna top, uve molto mature, raccolta fatta davvero tardi. Giallo molto dorato, ha una consistenza al bicchiere che entusiasma, è brillante.
Naso forte, d'impatto, la frutta matura che spinge, le piccole pesche gialle, il melone zuccheroso, ancora frutta dolce. Bouquet stemperato da una nota minerale netta, presente sempre, una bellissima tavola su cui si (di)stende ogni accoppiamento e riconoscimento olfattivo.
La bocca ha grande pienezza, l'alcol forse accompagna troppo, o per troppo tempo, il sorso, ma il bicchiere conserva sempre e comunque un suo equilibrio estremo. A me piace molto.
Belli i vini di Deiana, interessante in particolare l'Arvali perchè rappresenta un bell'esercizio per i vermentinologi come me (!!): un Sardegna che si posiziona, per alcolicità, pienezza e dolcezze nasali, alla pari di un buon Gallura, mostrando che le spalle sono solide ed i muscoli luccicanti.

Voto_7.8

giovedì 6 gennaio 2011

Champagne - Brut Carte d'Or - Autrèau Lasnot s.a.

Non male questa bottiglietta natalizia.
Tra le migliaia di miliardi di hl che ho trangugiato tra il 20 ed il 31 dicembre dell'ormai defunto venti&dieci, questo champagnino base mi ha piacevolmente colpito.
Il medio-piccolo vignaiolo indipendente di Venteuil (a pochi km ad est da Epernay), produce questo brut Carte d'Or base con una certa grazia leggera. Fine e non troppo spinto, come piacciono a me.
Bello il colore, un paglia brillante, bella la spuma veloce, la bolla è calibrata, fine, persiste e resiste a lungo.
Naso come-te-lo-aspetti, un po meraviglia la croccantezza della pera, piacevolissima la nota agrumata all'arancia, in fondo sento una nota fresca, quasi silvestre. Quasi nulle le sensazioni minerali.
La bocca riserva, a mio parere, le note più piacevoli. Ingresso leggero a crescere, secco e fresco. Rimane li un bel pò, e si allunga piacevolmente. Bell'equilibrio in bocca. Davvero.

Voto_7.1

martedì 4 gennaio 2011

Grazie venti&dieci

by Massimo Bucchi

Il venti&dieci è stato un bell'annetto.
Ora che tutti festeggiano il venti&undici, a me va di brindare ad un anno che già non c'è più ma che, finalmente, è stato davvero importante. Grazie anno con due zeri.