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domenica 11 settembre 2011

il Nove Undici



Sono entrato nella cappella di St. Paul per necessità, spinto più dal desiderio di respirare dell'aria che fosse sopra i -10 C° di temperatura, che dalla curiosità. Perchè a NYC, in gennaio, fa davvero freddo.
Una folata di memoria allo stato solido mi ha travolto, in un attimo.
Ho sentito dolore. Ma non ho più avuto freddo.

giovedì 23 giugno 2011

Terroirvino 11, ovvero del Vinocentrismo

In tanti e tanto bene hanno parlato già della immaginifica manifestazione organizzata dal sempre meno biondo e alto, ma pur sempre straordinario, Filippo Ronco in quel di Genova.
Io mi limito a portare la mia piccola testimonianza di neofita innamorato del vino e delle persone che hanno fatto di questo prodotto il centro della loro vita non soltanto professionale.
Perchè se ho capito bene, e credo di aver capito bene, il vino sta al centro di tutto. La vigna, la terra, il tempo, i trattamenti, le vendemmie, le temperature, gli strumenti, le botti, il cemento, l'inox, la fenolica, la malolattica, il fermento, l'etichetta, la bottiglia, lo spedizioniere, il mercato, gli amici, la promozione, #Mario, la famiglia ... tutto gira intorno a quel bicchiere, bianco rosso rosato che sia, lucente o torbido, #colfòndo o senza, morbido o duro, nord o sud. Poco importa se poi la bottiglia Gaspare Buscemi la vuole chiudere con il sughero perfetto mentre Armin Kobler con il tappo a vite, che m'importa se le degustazioni seriali debbano essere fatte da 10, 100 o 1000 pax, fatico a capire se l'Aglianico del Vulture debba fare legno o solo acciaio per incontrare al meglio i gusti del consumatore medio, il vino comunque rimane il centro di tutto, e come tale può allontanare o far convergere, disgregare o rafforzare.
Intendiamoci, non sto facendo precampagna elettorale per i centristi casinisti (o casiniani, boh?), ne mi permetterei mai di semplificare con buona dose demagogica su tematiche e argomenti validissimi che coinvolgono amici e professionisti del vino, vorrei semplicemente potervi regalare, anche solo per un attimo, il mio sguardo incantato nell'ascoltare gli speech di #vuu, nel condividere una cena con chi ha tutto da insegnarmi o nell'ammirare le millemillesime spiegazioni fornite dai produttori tra i banchetti del lunedì del come_perchè_quando quel vino, quel bicchiere, quel profumo, quella scelta, quella scommessa (sempre vinta).
Terroirvino è questo, è l'incontro forte e potente del vino con chi il vino lo inventa, lo fa, lo vende, lo compra e lo beve.
E anche con chi, come me, appena può, prova a raccontarlo.
Tre Personaggi in cerca d'Autore



venerdì 22 aprile 2011

Vinitaly: 11. Almeno secondo me.


Elaborare le Cinque Giornate di Verona non è stato per nulla semplice. Ho calcolato, insieme al mio  compagno di viaggio Cristian (noto alcolista nocetano), una media di almeno 40 assaggi quotidiani. Questo vuol dire almeno 100.000 parole al giorno rovesciate in mezzo agli stand, addosso agli incolpevoli espositori, perchè io ho un irrefrenabile bisogno fisico di conoscere il come ed il perchè di ogni scelta in vigna e cantina, possibilmente guardando negli occhi chi, quelle scelte, le ha fatte. Sintetizzare è azione, mai come in questo caso, odiosa. Per questa ragione, non sarò sintetico.

AVVISO IMPORTANTE PER I (POCHI) LETTORI 
TEMPO STIMATO DI LETTURA: 37 MINUTI PRIMI CIRCA
ASTENERSI SENZATEMPO

Le persone e gli incontri

Cascina Gilli
Il Vinitaly 11 è stato l'occasione per conoscere persone che seguo virtualmente tra un cinguettio ed un post, quelli del TWY per chi sa di cosa parlo. Ascoltare Gianluca Morino, Cascina Garitina, raccontare di terra, esposizione delle vigne, pressatura, distribuzione e mktg, trasmettendo in ogni passaggio, in ogni assaggio, per ogni diversissimo argomento, la stessa passione e competenza, è stato davvero superbo (barbera sup. a parte). Vedere Chiara, ragionare con noi su quali fossero le etichette "giuste", quelle accattivanti o quelle eleganti, bere una Freisa profondissima, importante, nata dal recupero e dalla testardaggine. E poi quella Malvasia, piacevolissima, che tutto puliva.
.g
Interessantissimo anche l'incontro con Luca Balbiano, il recupero della Vigna di città a Torino, La Vigna della Regina, e poi la Freisa classica e la chicca: il Cari, un vino semplice, ma di sabauda personalità. Tanta energia anche dalle parti di Cinzia, de Le Vigne di Alice, dove mi ha colpito e non poco, il loro Prosecco Metodo Classico .g, naming assolutamente geniale. Fantastico conoscere quel bell'uomo di Paolo Cantele mentre si divide tra una tavolata di coregionali  alla ricerca del tarallo perfetto e noi enostrippati rompiballe (il Fiano Passito sperimentale l'ho ancora impresso). Robe da Vinitaly insomma ....
Colfòndo
E poi ritrovare gli amici. Luca, con il suo Colfòndo, prosecco sempre meno di nicchia, sempre più convincente, sempre più conosciuto e riconoscibile, un vino che è davvero sintesi tra tradizione e interpretazione.
Gli Aglianico dei Carbone
La fantastica Sara, instancabile nel suo affollatissimo stand, con i suoi Aglianico del Vulture che ho trovato in forma spettacolare (il Terra dei Fuochi neonato è davvero da tenere d'occhio) e poi quel Fiano, così bello e difficile, pieno di polvere e frutta, quasi ci fossero dei canditi con gli spigoli.
Parosè de il Mosnel
Passaggio piacevolissimo quanto obbligato quello da Lucia, dove la netta e secchissima qualità delle bollicine franciacortiste non è più una sorpresa, ma una magnifica, lunghissima conferma (tra tutti e i tanti,  il millesimo '06 del Parosè ... che spettacolo).
E poi le cene, quelle che sei troppo stanco per andare, che il tuo fegato ha già chiesto asilo politico in Libia pur di sloggiare ... ma poi le rifaresti altre 1.000 volte. Come quella di Vinix, che mi ha fatto conoscere altre persone e altri vini. Oltre ad aver finalmente conosciuto Filippo Ronco (me lo aspettavo più alto e biondo), ho potuto constatare la bellezza delle facce (stanchissime) di chi vuol condividere, di chi vive il vino come professione e come voglia di trasmettere e di comunicare.
Il Vermentino Deriu
Lì ho conosciuto, ad esempio, Gavino Deriu e sua moglie Margherita (oltre a Filippo, il loro figlio maggiore), viticoltori a Codrongianos, vicino la mia casa isolana. Li ho conosciuti ed è stato amore a prima vista. I loro sono vini pulitissimi, personali, molto interessanti considerando che la loro è una cantina relativamente giovane, e poi sono persone fuori dall'ordinaria gentilezza, splendidi, e questo conta, anche nel fare il vino. Ed ancora, altra cena, altro regalo: ho vissuto un' esperienza mistica e divertentissima  con Paolo e Ale Dettori, in una trattoria alle porte di Verona. Fantastico vedere le espressioni di alcuni produttori piemontesi  (zona Roero) davanti al Dettori Rosso mentre Alessandro spiegava che no, loro legno non ne usano. E Paolo rideva. Con gli occhi, ovviamente. Insomma, tante persone, tanti diversi modi di interpretare il vino, tanti racconti. Bellissimo.

Gli assaggi e le meraviglie

L'Arneis di Angelo Negro
Tantissimi assaggi dicevo. Qualità media molto più che buona, e questo dato mi ha meravigliato non poco. Inoltre ho visto tanta, ma davvero tanta disponibilità da parte di (quasi) tutti gli espositori, nel raccontare, spiegare fino in fondo metodi e prodotti. Un piccolo passaggio in Paradiso insomma, per chi come me, è comunque un neoenofilo, senza i famosi centomila assaggi alle spalle (anche se, di questo passo ...).
Parto con i bianchi. Tra gli innamoramenti istantanei mi sento di segnalare senz'altro un Roero Arneis fulminante, quello di Angelo Negro, il Serra Lupini. Vino dalla mineralità imbarazzante, lunghissimo, fresco, mette pressione agli alsaziani importanti per persistenza e consistenza. Rimanendo in un Piemonte bianchista, un grande Timorasso è quello del timidissimo Daniele Ricci, grandissimo il San Leto, ancor di più l'estremista Il Giallo di Costa, timorasso e cortese che si prendono a testate ... un match avvincente!
Monte dei Tani, Sordato
Andiamo in Veneto, a special big thanks goes to Davide Cocco per il suo Vin Santo di Gambellara: il Monte dei Tani di Sordato. Ecco questo è un Vin (Subito) Santo; è un miracolo di perfezioni ed equilibrismi, là dove neppure la Garganega stessa sapeva di poter arrivare. Un procedimento ancestrale: appassimento in granaio fino alla settimana santa, più fermentazioni in base alle temperature di stagione e di tempo ne passerà (quasi due cinque anni), affinamento in diversi recipienti (di diversi materiali) per quello che sarà poi uno dei più grandi vini passiti che ho avuto il piacere di degustare, per profondità, ampiezza, freschezza e bevibilità. Grazie Davide.
Donnaluna di De Conciliis
Continuando sulla strada dei bianchi, ho preso altre cotte mica da ridere. Mi hanno infranto il cuore seducendomi spudoratamente: tutti (e dico tutti) i bianchi netti, schietti e veri di Armin Kobler, con un particolare occhio al suo Gewurztraminer, diverso, odoroso più che profumato, che ti fa salivare come un S. Bernardo in salita, fantastico; il fiano alla rovescia del cilentano De Conciliis, il Donnaluna, fiano diverso, di quelli che a me piacciono da matti, con quella mineralità spintissima, pulita, e poi quelle mandorle profumate ma amare, un fiano con le ... ; splendidi assaggi anche da Muzic (bellissima chiaccherata con il "piccolo" Fabijan), sono rimasto di stucco soprattutto davanti al loro Pinot Grigio, ancora un po' chiuso, ma che lascia intravedere lampi di gioia immensa; un pezzo del mio cuoricino me l'ha estirpato il Palai di Pojer e Sandri, proprio quel Muller Thurgau che non annovero esattamente tra i primi 5 vitigni del mio cuore, si è dimostrato invece profumatissimo di pungenze minerali e frutta fresca, piacevolissimo in bocca, davvero un vino equilibratissimo, da applausi considerato il rapporto q/p.
1986, Marco De Bartoli
Il giro di boa verso i bicchieri di rosso vestiti lo faccio però con un fuoriclasse assoluto, un assaggio emozionante e difficile: il Marsala Superiore Riserva 1986 di De Bartoli. Che dire, vino difficilissimo, sorprendente, lunghissimo, infinito, eucaliptico e forse inabbinabile, dolcezze nascoste dietro tostature e mineralità. Un capolavoro di un maestro che, purtroppo, non c'e più.
Si passa ai rossi. La sorpresa più grande è senz'altro l'elevazione assoluta in termini di standard qualitativi, ho bevuto davvero dei bei rossi in generale. Più che di colpi al cuore, in questo senso ho solo avuto alcune splendide conferme (che comunque cercavo) e piccole sorprese. Parto dalla mia Sardegna, solo per confermare la crescita qualitativa generale del comparto cannonau (Sedilesu lavora davvero bene) e segnalare un Dule Riserva '06 di Gabbas in condizioni strepitose.
Non voglio soffermarmi troppo sui vini dei Dettori (ci tornerò con post dedicato), sono semplicemente geniali, tutto qua. Io che li conosco da un po', mi permetto di segnalare un Tenores '07 che farà vedere cose straordinarie e un Ottomarzo (Pascale in purezza) che mai ho percepito così pieno, bevibile e "addomesticato" alle papille. Perfetto.
Comparazione d'Alceo 06-07
Le sorprese più grandi le ho avute in Toscana, regione che, inspiegabilmente o colpevolmente, ho per troppo tempo dimenticato. Certamente dal Castello di Rampolla, con il d'Alceo '07 appena imbottigliato e chiusissimo ma che già odora di gloria. Lo so, l'impronta è quella del supertuscan e bla bla bla, ma c'è qualcosa di profondamente toscano e animale in un bicchiere dalle fortissime note varietali che affascinano e ti lasciano con la fortissima voglia di aspettare chissà quanto e ancora. Il gioco dell'assaggio delle 2 annate affiancate poi, mi ha aiutato a capire ancora meglio il concetto di evoluzione nel breve. Si vedrà.
Pacina
Bellissimo l'incontro con Giovanna Tiezzi Borsa, splendida vignaiola di Pacina, con la sua solarità ed i suoi prodotti, in particolare lo splendido Chianti, intenso, lungo di frutta già matura e di tostature non ruffiane ma piacevolissime, con quel tannino da masticare; e poi che olio, un evo rotondissimo, profumato ed intenso, gialloverde come non ne vedevo da anni. Mi è piaciuto, e non poco, anche il Maremmante di Giampaolo Paglia, PoggioargentierA, robusto e fruttoso, Syrah e Alicante in parti uguali, mica da scherzare.
Altre belle sorprese dal profondo nord: due merlottoni da citare, il Pivier, dei trentini Cesconi (bello rotondone con spirito e personalità) e il Riserva 2007 degli altoatesini delle magnifiche Tenute Castel Salegg, merlot in purezza, elegante e con uno spiccato senso del tempo e dell'evoluzione, considerati polpa, tannini e freschezza sciolti nel bicchiere.
Un'etichetta Al-Cantara
Una conferma che è sempre una sorpresa dal profondo sud: la catanese Al-Cantara, con le sue splendide etichette e con i suoi rossi vulcanici vivi e potenti, su tutto il loro nerello mascalese in purezza O'Scuru O'Scuru '07 che regala polvere pirica e liquirizia, per una evoluzione ancora lunga, che vedrà anche la frutta rossa e spiritata farsi spazio.
Vabbè insomma, questi sono solo alcuni dei migliori incontri che ho fatto in queste splendide giornate, dove ho davvero riconosciuto nella stragrande maggioranza dei partecipanti (lato espositori), un altissimo livello di attenzione ed una grande capacità di distinguere i potenziali clienti, i rompiballe e gli appassionati sinceri, cercando di dedicare, ad ogni tipologia di ospite, lo spazio ed il tempo adeguato.
Così è, se vi ... piace. A me, è piaciuto davvero molto.

mercoledì 13 aprile 2011

Cinque giorni al Vinitaly, roba da pazzi?

Non ho nulla contro le geniali istant songs, i coccodrillici istant books e, last but never least, i velocissimi istant post. Anzi.
Ma io, invece, ho una fisica e devastante necessità di tempo per rimettere insieme i 5 (cinque) giorni trascorsi tra: vini fantastici, connessioni 3G inesistenti, sorrisi, scoperte, delusioni, standiste del Motorshow,  cene memorabili, immagini nitide, amicizie grandi, vini troppo giovani (ma che li porti a fà?), #tyw, certezze, bellezze, parole sincere, amicizie nuove e sarde in saor. Metto insieme i pezzi, vediamo cosa verrà fuori.
Cinque giorni da visitatore al Vinitaly non è roba da pazzi, forse un po' da coglioni, certamente da innamorati.

martedì 4 gennaio 2011

Grazie venti&dieci

by Massimo Bucchi

Il venti&dieci è stato un bell'annetto.
Ora che tutti festeggiano il venti&undici, a me va di brindare ad un anno che già non c'è più ma che, finalmente, è stato davvero importante. Grazie anno con due zeri.

domenica 26 dicembre 2010

Per la perfezione un nome non basta

Anolini Casa Ugolotti - Azati
Si dice che sulle tavole del Natale salsese non possano mancare i "galleggianti", nome che mette daccordo tutti i protagonisti di una diatriba secolare: anolini o cappelletti?
Io non voglio certo addentrarmi in questa buffa baruffa semantica (anche se credo sia cosa davvero seria per "loro"); io, con molta umiltà, mi limito, ormai da 5 anni, a genuflettermi davanti alla assoluta, grassa, morbida, giustamente sapida immensità degli Anolini (così li chiamano) della famiglia che mi ha accolto in questa padana pianura. Uova (con più rosso che bianco), farina e mano per una pasta tirata a punto, ne spessa ne sottile, giusta; per il ripieno, anzi, per la pancia ecco il grana di stagioni diverse (il Parmigiano Reggiano qua lo chiamano grana, poi dicono a noi sardi ... mah!), pane raffermo, uova di quelle buone, il sale, il pepe, la noce moscata che profuma e poi il brodo bollente, ustionante, che serve per bagnare quel pane, lo stesso pane che viene scottato anche con il fondo dello stracotto, si ... scottato, insaporito, unto ... se mai vi veniste in mente di chiedere "allora c'è la carne?", gli occhi degli astanti si farebbero truci e rischiereste di non addentare nessuno di questi piccoli, panciuti, dorati gioielli.
Il brodo poi, terza o quarta, dipende; è questione di famiglia, di terra, di macellaio, di fortuna ... quest'anno, io ho goduto di un brodo di terza dove una gallina ancora ruspante ha preso il posto del classico pollaccio.
Chiamateli come volete, a me non serve.

mercoledì 22 dicembre 2010

Critica alla ragion propria


L'ultimo post di questo mio non luogo, data 23 agosto. Le fondamentali considerazioni:
a. sono un pigro che sa di esserlo pur sapendo che non può permetterselo (e per questa ragione per tre volte coglione, da intendersi in senso molto spregiativo);
b. sono un intellettualmente vigliacco, nel senso che troppo spesso mi rifugio e riscaldo nelle parole degli altri, fingendo che queste mi calzino a pennello, che traducano opere, pensieri e omissioni della mia persona. Ma so che purtroppo e per fortuna non è così.
Allora scrivo. Scrivo che quando leggo questo post del solito e scontatamente geniale Caf, con tutte le considerazioni che ne seguono, sento una voce fuori campo recitare con tono intriso di giustificata irriverenza ...  "colpito e affondato".
Mi piego all'autoanalisi, mi giustifico non giustificandomi. Precario anche il mio cervello no, eh!

domenica 27 giugno 2010

Un'estate che non c'è

Quale che sia il mio destino ... beh, sappiate che Tony Pagoda l'avrà certamente segnato con abile mossa, con lungimiranza e grande caparbietà!
In questa estate senza nessun tipo di immaginabile vacanza ... Tony P, l'ha fatto.
Spinto alla lettura cartacea (che io ormai aborro più o meno come le pulizie domestiche .. giusto per darvi l'idea) dalla mia dolce divoratrice di libri, mi sono ritrovato in mano questo romanzetto mica male.
Di mio gusto, che è spigoloso e difficile, realtà questa che mi ha smosso, mi ha dato una insensata soddisfazione. Mi spiego, c'è ancora chi scrive parole, significati, immagini di cui non ho cercato attivamente i contenuti (la mia ormai è una lettura totalmente digitale strettamente connessa alle informazioni che cerco), che riesce a soddisfarmi, stupirmi, emozionarmi.
C'è tutto in Tony P., c'è l'italia (i minuscola, esatto), il cinismo, s.gennaro ("Se a Sinatra la voce l'ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l'ha mandata san Gennaro"), la realtà, l'amore, la natura, l'odio, l'uomo, lo scarafaggio.

Oppure non c'è niente, come piacerebbe al Maestro Mimmo Repetto. Solo sfumature.


Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino - Feltrinelli

giovedì 3 giugno 2010

Il momento di (ri)scrivere

C'è un momento preciso in cui una persona più o meno dotata di una qualcerta (molto quale e poco certa) intelligenza dice a se stessa: quindi?
Ecco che quella persona, raramente, si risponde: ora!
Ora e per davvero, senza scuse per chiedere scusa, comincerò a coccolare questo piccolo spazio, perchè è giusto così, perchè comunquemente e quantunquamente sento che è assolutamente giusto così.
Che sia vino o cibo, che sia rabbia o amore, devo costringermi con piacere a scrivere.
Sempre.

ps: accorrete tutti supernumerosi alla TweetAsta.
Bottiglie spettacolari, incasso in beneficenza, vino nelle cantinette!!

mercoledì 6 gennaio 2010

Morsi e sorsi - intro che è premessa

Userò questo spazio per esercitarmi follemente in impressioni, giudizi e voti su ciò che mangio e che bevo.
Mi serve per:
1. imparare a scrivere e raccontare
2. ricordare come si fa a scrivere e raccontare
3. esercitarmi strenuamente nella faticosissima opera della mescita con sorso e della cucina con morso
4. tenere conto di tutto quello che bevo e mangio a futura memoria (e ragionevoli sensi di colpa)
5. vari ed eventuali

In questi miei folli micro-racconti, darò anche dei voti che costituiscono, se mai qualche produttore dovesse leggere queste umili righe e rimanerne offeso/sconcertato/entusiasta, unicamente delle mie personali e stravaganti impressioni.
La scala dei voti che utilizzerò (1 - 10 con decimini) l'ho mutuata di sanissima e robustissima pianta da Stefano Caffarri, mio punto fermo nel nuovo mondo wi-fu.

Che dire ... buone letture!

giovedì 31 dicembre 2009

Un augurio che è un auspicio ... e viceversa

Brevemende ... come direbbe un noto giornalista sportivo friulano dai capelli rossi!
Dico solo ciao ad un 2009 interlocutorio ma positivo, e sorrido ad un 2010 che, comunque andranno le cose, sarà un anno decisivo per la mia vita.
Stavolta lo prometto a me stesso: il mio 2010 verrà raccontato anche attraverso questa pagina.
Tanti auguri e tanti auspici a tutti.

f.

sabato 10 ottobre 2009

Alla Maiorchina (o della tecnica di innesto ... Costituzionale)!!




Beh, come potete leggere, il mio straordinario CORSO .... va avanti!
Ed è con sommo gaudio che studio le techiche di innesto, poichè, pur concentrandomi tra talea, doppio spago all'inglese e gemma, non so per quale (co)incidenza astrale, tali argomenti si intrecciamo perfettamente, come una vite a piede franchissimo, in ciò che vedo accadere attorno a me.
La sentenza di non costituzionalità sulla legge contenuta nel c.d. Lodo Alfano (prontamente ridefinito Nodo Alnano) è, oggettivamente, un momento di grande importanza, paragonabile quasi all'invaiatura dei grappoli, un viraggio di colore, un momento di grande delicatezza nella maturazione del grappolo.
Questo è il momento infatti, in cui gli zuccheri e gli acidi (chissà quelli di B??) "passano" dai tralci agli acini, determinando le caratteristiche principali del frutto e quindi del meraviglioso prodotto liquidamente concreto che se ne otterrà.
Tutto nasce dall'innesto! Fatto bene quello, si avranno grandi soddisfazioni!!

f.

sabato 3 ottobre 2009

Insonnia & pazzia

Non so che viso avesse e neppure come si chiamava .... cantava il menestrello westernemiliano affetto da un rutilismo imbarazzante.
Io invece non so che nome dare e neppure come rifuggire da questa (rarissima) mancanza totale di sonno che, molto probabilmente, pagherò per una settimana intera.
Sta di fatto che non dormendo ... ho fatto. Cosa? Beh ... ho avuto la tremendissima idea di cambiare il layout al mio diario usando un template assurdo quanto inadatto (se non avete capito ... meglio così).
Perchè ho fatto ciò? Non ne ho la minima idea anzi è meglio dire .... boh!!!!!!!?????
In attesa di migliori ispirazioni e maggiori dosi di melatonina, vi saluto.
f.

sabato 30 maggio 2009

Sarà il caso ...

Forse è il caso che ricominci a scrivere di me, di come mi va. Forse.
Devo trovare questo tempo. Lo troverò.

.. nascosti nella sera partono treni a ogni ora partono ma non partiamo noi è un disco d'inchiostro e di cera la strada e i solchi li suonan le suola ..

V.C.

martedì 22 luglio 2008

La filosofia dello zer(=)O

capire quello che accade nella mia vita è un esercizio che faccio e disfaccio con notevole soddisfazione ormai da una decina di anni. il risultato è scontato: O,OO. addizionare e sottrarre, moltiplicare e dividere, sradicare radici che di quadro hanno davvero poco, rimbalzare su equazioni dai dividendi incomprensibili e, soprattutto, incompresi. O,OO. il risultato è sorprendente quanto immutabile, ed è nello sforzo di cambiarlo che riesco a coglierne la grandezza, la perfezione, l'esattezza.
cambio case, città, lavori, ma la sostanza è che quello che importa in realtà sono le cose che non hanno un numero; che sono perfette perchè semplicemente sono.
non è romanticismo, ne un maldestro tentativo cartesiano, ma è la consapevolezza che questo tempo è mio e mio soltanto, e che l'unico dono sincero che mi fa è di potere rotolare su uno 0, magari non spaccato. uno O colmo delle decisioni, delle persone, delle scelte, del quotidiano, delle rinunce, di fatiche e soddisfazioni. io continuo a riempirlo. e a rotolare.

"Non c'è nulla in me che non risplenda. Sono libero, leale. Le mie verità, quando cammino tra la gente, risuonano come speroni."

Cyrano de B. - E. Rostand

sabato 7 giugno 2008

Un tempo per ogni cosa




Omnia tempus habent, 
et momentum suum cuique negotio sub caelo: 
tempus nascendi et tempus moriendi, tempus plantandi et tempus evellendi quod plantatum est,
 tempus occidendi et tempus sanandi, tempus destruendi et tempus aedificandi,
tempus flendi et tempus ridendi,
 tempus plangendi et tempus saltandi,
tempus spargendi lapides et tempus eos colligendi,
 tempus amplexandi et tempus longe fieri ab amplexibus,
tempus quaerendi et tempus perdendi, tempus custodiendi et tempus abiciendi, 
tempus scindendi et tempus consuendi, tempus tacendi et tempus loquendi,
tempus dilectionis et tempus odii,
tempus belli et tempus pacis.

Liber (Qoélet) Ecclesiastes, 3, 1-9

giovedì 29 maggio 2008

Punti di vista

Repubblica.it del 29/08/2008:
Aveva presentato un certificato medico che attestava la sua cecità totale, ed era stato assunto come centralinista al carcere di Taranto. E lì ha lavorato tranquillamente per ventiquattro anni. Peccato, però, che ci vedesse benissimo. Qualcuno se n'è accorto, ed è stato scoperto e denunciato per truffa aggravata ai danni dello Stato. Il protagonista della vicenda è un uomo di 45 anni, assunto dall'amministrazione penitenziaria nel 1984. I carabinieri della compagnia di Taranto hanno accertato che l'uomo ha la patente di guida e anche che, di recente, ha acquistato una moto di grossa cilindrata.

Che dire, nel bel mezzo del nuovo corso contro i fannulloni pubblici, fortemente voluto dal nostro neoministro tascabile Brunetta, abbiamo davanti agli occhi (hi hi hi) un esempio di incredibile attaccamento al lavoro: fingere per 24 anni la totale cecità è un'impresa titanica.
E' il segno di come una persona possa concentrare la sua attenzione e plasmare la sua esistenza per lo spirito di Servizio e per l'efficienza e la regolarità del funzionamento di un ufficio pubblico di grande importanza come è l'amministrazione penitenziaria.
Grazie. L'Italia si sta rialzando. Si può fare!!
f.
n.b. ogni eventuale riferimento a slogan politici è puramente casuale.

lunedì 26 maggio 2008

Il ritorno


Ebbene si. Sono tornato. Non una parola verserò sugli ultimi sei mesi della mia vita, non una parola.
Sono cambiati governi, colori, stagioni, sono cambiato anche io (e tanto).
Ma la verità è che ho ancora voglia di scrivere.
A presto.
f.


domenica 9 dicembre 2007

Scusate l'interruzione! Ovvero .... hai voluto la bicicletta....

Ok, lo so, il mio ritardo è ingiustificabile ..... ma, credetemi, non è facile passare da ore di totale nullafacenza alla piena consapevolezza di dover scegliere accuratamente i momenti nel quale poter andare in bagno!!
Nel mio nuovo posto di lavoro NON ho:
1. un pc personale (per ora);
2. la possibilità di navigare tranquillamente in internet;
3. la possibilità di consultare la posta elettronica;
4. la possibilità di utilizzare programmi di chat;
5. la possibilità della privacy necessaria per costruirmi le possibilità sopra descritte!!!
Questo, cari amici, vuol dire che, in mancanza di una connessione notturna nella mia casetta salsese, io potrò aggiornare e scrivere qualcosa solo durante il fine settimana, sempre che non abbia da stirare o lavare casa!
Ho voluto fortissimamente questa bicicletta, lo ammetto. Adesso devo pedalare, ma appena ho un po di km nelle gambe ....
Un abbraccio a tutti.
f.

venerdì 23 novembre 2007

La Ballata dell'Uomo Ragno


Mamma c'ha il cuore debole ma la voce è di tuono,
Mamma c'ha il cuore debole ma la voce di tuono.
Ci guarda con il megafono dall'ultimo piano, promette un castigo, minaccia un perdono.
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno, e noi siamo tutti in fila davanti a un segno, e noi siamo tutti al fiume a trasformare l'oro in stagno.
Ma prima di aver finito faremo un buco nell'infinito e accetteremo l'invito a cena dell'Uomo Ragno.
Camminano sopra l'acqua, passano attraverso il muro.
Camminano sopra l'acqua, passano attraverso il muro.
Nascondono il passato, parlando del futuro, e se trovano la cruna dell'ago se la mangiano di sicuro
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno,e noi siamo tutti in fila davanti a un segno, e noi siamo tutti al fiume a trasformare il fuoco in legno.
Ma prima della mattanza faremo esplodere questa stanza e porteremo quello che avanza dall'Uomo Ragno.
È solo il capobanda ma sembra un faraone, è solo il capobanda ma sembra un faraone, ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone.
E noi siamo tutti in fila davanti al bagno, e noi siamo tutti in fila davanti a un segno,e noi siamo tutti al fiume a fare il controcanto al cigno.
Ma prima del Carnevale, faremo un buco nello Stivale, ci squaglieremo nel gran finale con l'Uomo Ragno.

F. De Gregori (Canzoni d'Amore, 1992)