Bottiglia di vetro scurissimo, etichetta che è la ricerca molto minimal degli stilemi tradizionali sardi. Il risultato è affascinante. La mano è quella di Gavino Sanna, le Cantine Mesa sono una sua creazione, oltre che una sua quasi esclusiva proprietà. Progetto ambizioso, ricco, quello delle Cantine Mesa. Forse uno dei pochi progetti e investimenti "nuovi" nel mondo del vino sardo, una cantina futuristica, tecnologie, open space, architettura della cantina. E del vino.
Il Malombra, bel nome, è sperimentazione enologica che incuriosisce: due vitigni di carattere, l'uno autoctono come non mai, il Carignano del Sulcis, l'altro internazionale ma non facile, lo Syrah. Entrambi cresciuti a sud dell'Isola, Sant'Anna Arresi, sulle colline appena dietro Porto Pino.
Il colore è profondissimo. Un granato minaccioso si aggrappa sul bicchiere dove e come può. Il bicchiere pesa, quasi ti sfida.
Al naso è potenza, calore e legno. Trasuda energia stramatura, frutta macerata e rossa, le note, anche dopo parecchi minuti nel bicchiere, restano confuse, non pulitissime. Sopra tutto spingono gli odori terziari, e lo fanno con troppa forza e troppo presto, a mio avviso. Il tabacco è franco, poi cuoio appena tagliato, note eteree spruzzano vernice di qua e di là. Unica nota addolcente, la vaniglia. Naso difficile, non me lo aspettavo così.
In bocca l'ingresso è dirompente, direi esagerato. Sale dritto per la lingua, per poi infiammare in un attimo tutta la bocca. Caldissimo, il tannino è da aspettare, ma poi aggiunge la sua aggressività ad una bocca già asciugata dalla carica alcolica. Dietro questa arsura appare finalmente la frutta, un accento cotognato piacevolissimo. La freschezza, se c'era, me la sono persa.
Una bottiglia confusa e confondente, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo diciamo non agevolissimo. Chissà, sarà stata una bottiglia sfortunata ...
Voto_6.8
In bocca l'ingresso è dirompente, direi esagerato. Sale dritto per la lingua, per poi infiammare in un attimo tutta la bocca. Caldissimo, il tannino è da aspettare, ma poi aggiunge la sua aggressività ad una bocca già asciugata dalla carica alcolica. Dietro questa arsura appare finalmente la frutta, un accento cotognato piacevolissimo. La freschezza, se c'era, me la sono persa.
Una bottiglia confusa e confondente, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo diciamo non agevolissimo. Chissà, sarà stata una bottiglia sfortunata ...
Voto_6.8






