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mercoledì 5 ottobre 2011

Igt Veneto - Sassaia - La Biancara di A. Maule 2009

Bisogna essere pronti ad ascoltare questo respiro pesante e polveroso. Perchè altrimenti uno ci rimane, e neanche tanto bene.
Invece.
E invece è una bottiglia che segna una tacca nella labile ed alcolica  memoria del degustatore. Un vino nervoso, scalciante, che si manifesta e dichiara da subito per quello che è: un vino originale e riconoscibile. Tanta Garganega, poco Trebbiano, botti grandi di acacia nelle quali Maule lascia fermentare l'uva spontaneamente.
Torbido, denso e giallo, il colore è l'icona della macerazione, delle bucce che si danno totalmente, che si sacrificano, sfibrate e sfinite, alla costruzione della sostanza liquida.
Il naso è fiato di pietre, è paurosamente difficile. Aspetto. Si apre finalmente, ed il sospiro si fa ancora minerale e gessato, ma ricoperto di fiori dolci e grandi, di verde ingiallito, di camomilla intensa. Tutto poco, tutto in un soffio, tutto bello.
Ma poi in bocca è tanto. Opulenza insospettabile, diventa una bibita di vino, una presenza tannica apre la strada ad un ingresso violento ma dolce, che viene spezzato dalla lama acida sontuosa e lunghissima. Le piccole pesche dolci affondano in un finale salmastro e profumatissimo nella gola. Un vino che si mastica. Un vino che lascia un segno.


Voto_8.0

venerdì 4 febbraio 2011

DOC Amarone della Valpolicella Classico - I Castei - Michele Castellani & Figli 2003

Un Amarone base, dritto, senza troppi fronzoli, questo del sig. Castellani. Un bell'esempio di come l'Amarone possa essere non solo un mangia&bevi.
Colore granato scuro, riflessi profondi e concentrati che virano sul violaceo, quasi melanzana. Consistente è davvero riduttivo, ma l'Amarone è così, solidamente liquido.
Il naso è la parte più affascinante: ma è Amarone? I frutti sono netti certo, ma non certo così appassiti come ci si aspetta, le amarene belle fragranti, il succo di ribes fresco, ma le sfumature più miracolosamente affascinanti sono altre e sono note minerali, polverose e asciutte, quasi piriche che per un Amarone è una bella ... botta. Gli accenti verdi poi spettacolari, per un naso di una complessità molto più ampia del previsto, sia in senso orizzontale che verticale. Il sorso è tondo, ma una bella dorsale acida ancora vive nel bicchiere, il tannino ha ancora da percorrere un pò di strada prima di diventare gentile, ma, nel complesso, l'impressione è che tutta questa finissima freschezza accompagni molto bene tutto l'estratto polposo che comunque emerge anche da questo Amarone un pò sui generis. A me è piaciuto, forse anche per queste piccole unicità difformi alla specie. Un Amarone pacatamente ribelle questo, con un suo carattere.

Voto_8.3

mercoledì 29 dicembre 2010

IGT Veneto - Campo alle More - Gini 2000

Il rubino non brilla più, si è incupito a star 10 anni là dentro. Riflessi corallo e rame, l'arancia che appare come un eccentrico rimmel, sull'onda del vetro.
Botta nasale. Non mi aspettavo ancora tanto sfoggio. Dolcezze alcoliche hanno ancora la forza di pungere il naso; la frutta rossissima spinge dritta con note riconosciute e riconoscibili, dolciamare, meno "spiritose" e marmellatose di quello che si potrebbe immaginare, quasi fragranti. E poi un imbarazzante corredo di spezie, complesso e completo.
In bocca l'ingresso è spaventoso. Il sorso è poderoso, polposo, concentrato ma fine, elegante. Tannini gentilissimi e lunghi scivolano corretti per il palato, calore giusto, persistenza che non regala delusioni, una sensazione di pienezza che riafferma le sensazioni olfattive: la frutta, il pepe, la liquirizia masticata che ritorna.
Bicchiere che parla, che racconta, con semplicità elegante, il concetto di un'evoluzione quasi giunta ad un immaginario capolinea.
Spigolosità e morbidezze che si abbracciano in un duello di dolcezze solo accennate, di profumi eleganti, di profondità vasta. Un pinottone nero che viene da una vendemmia calda, semplicemente ... un equilibrista.

Voto_8.6

lunedì 23 agosto 2010

IGT Rosso Veronese - TheoBroma - Antolini 2006

Cabernet Sauvignon, Corvina, Croatina e Rondinella. Raccolte tardi, tardissimo, lasciate in fruttaio a riposare, a fare "dolcissimi" sogni, vinificati adagio adagio, con una fermentazione sul bucciame che è una piccola eternità. Questo è TheoBroma di Antolini, un vino slow, un vino interessantissimo, una bottiglia (quella scolata) ancora in piena evoluzione.
Il colore è frutto di questa lunga, persistente e "pesante" estrazione. Un rubino carico carico carico. Bello nel bicchiere, o meglio .. come è bello vedere muovere questo vino nel bicchiere! Ha un non so che di sexy. Compatto, mattonato, si aggrappa in lacrime suadenti, totalmente e preoccupatamente alcoliche! Che sia polposo e ricco di volumetrici gradi alcolici non ci si mette tanto a capirlo, credetemi.
E poi il naso.
Da prima un alcol davvero netto e tanto, quasi arrogante, per niente gentile.
Ma un attimo, un soffio dopo, questo prestigiatore alcolico si fa più timido, apre il suo mantello damascato, e dal cilindro  ... voilà ... altro che coniglio ... (non siate maliziosi), frutta, confettura di marasca, di ciliegia, poi terziari netti e umidi, la foglia del tabacco, il muschio ed ancora una nota secca, tostata e pungente del cacao, ma di quello buono per davvero (omen nomen?).
In bocca è impegnativo, pieno, caldissimo, calore stemperato o forse meglio dire mozzato solo grazie ai tannini talmente vigorosi da far pensare ad una evoluzione ancora lunga (ve lo avevo detto che era slow!) e, immagino, strepitosa.
Un vino davvero interessante, perfetto nei suoi disequilibri.

Voto_8.0 (grandi potenzialità)