
Da Repubblica.it del 11/10:
Germania, violenta la sua ex sconto di pena perché è "sardo"
CAGLIARI - Incredibile sentenza ad Hannover. In un processo per violenza sessuale, un uomo ha avuto riconosciuta l'attenuante di essere sardo. Un cameriere di 29 anni ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi, ma ha ottenuto uno sconto di pena ed è stato condannato a sei anni di carcere: il giudice gli ha concesso le "attenuanti etniche e culturali"....... La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. "Ho ottenuto una copia tradotta in italiano, con il timbro del tribunale tedesco........" Nella sentenza si legge, testuale: "Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante". Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità di un giovane che, convinto che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo. Le convinzioni del magistrato sui sardi, a dir poco bizzarre, hanno fatto risparmiare al cameriere almeno due anni di carcere.......
CAGLIARI - Incredibile sentenza ad Hannover. In un processo per violenza sessuale, un uomo ha avuto riconosciuta l'attenuante di essere sardo. Un cameriere di 29 anni ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi, ma ha ottenuto uno sconto di pena ed è stato condannato a sei anni di carcere: il giudice gli ha concesso le "attenuanti etniche e culturali"....... La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. "Ho ottenuto una copia tradotta in italiano, con il timbro del tribunale tedesco........" Nella sentenza si legge, testuale: "Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante". Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità di un giovane che, convinto che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo. Le convinzioni del magistrato sui sardi, a dir poco bizzarre, hanno fatto risparmiare al cameriere almeno due anni di carcere.......
Ho aspettato qualche giorno. Sto imparando, faticosamente, ad essere meno impulsivo (i risultati, ammetto, sono modestissimi).
Non voglio polemizzare con il giudice tedesco che ha emesso una sentenza, a mio modestissimo avviso, di grande visione e di forte "civismo giuridico" (da quel che ho potuto capire, anke il mio concittadino esimio Presidente Kossiga, non senza ironie, è giunto a questa conclusione), poichè ha aperto ad una attenuante specifica che prevede il codice penale tedesco la misurazione della pena da infliggere al nostro buon amico violentatore, sequestratore e segretatore sardo. Mi spiego: voi lo vedreste mai un giudice italiano (se mai una legge nazionale lo contemplasse), iscrivere un'attenuante specifica ad uno zingaro che ruba o che fa accattonaggio perchè queste azioni/reato fanno parte dell'indole e della cultura storica ed antropologica del popolo Rom? Io penso di no, anzi, per l'italiano (e per i giudici) spesso questa è una specifica aggravante, spessissimo accostata alla reiterazione (altra aggravante collegata).
Insomma....si, avete capito bene, io, in linea di principio puramente giuridica, apprezzo la sentenza, e le ragioni (giuridiche e di prassi) che stanno dietro la sua costruzione, ovvero solidarietà, civiltà del giudizio e attenzione ai diritti personali dell'imputato (che poi sono i principi cardine della procedura penale tedesca).
Detto questo...... forse Sig. Giudice (mi rivolgo direttamente a lei) non ha esattamente colto il luogo d'origine del sig. Pusceddu (credo), confondendolo con altre località che si affacciano sul Mediterraneo (si, il mare Sig. Giudice, quella cosa salata e colma d'acqua, si), e i cui usi e costumi sociali, potrebbero portare a pensare che certi comportamenti potevano far parte della vita quotodiana (ho comunque i miei dubbi anche su quest'ultima riflessione).
Sta di fatto, Sig. Giudice, che il nostro stupratore aguzzino è sardo, ovvero è nato in Sardegna.
Mi pare, Sig. Giudice, che a lei manchino (per caso fortuito o per scelta) 2 informazioni essenziali:
1. La società sarda, nel passato soprattutto ma nel presente ancora oggi (in particolare nelle aree centrali -Barbagia, Ogliastra, Marghine, Mandrolisai, Planargia, Sarcidano-) è una società profondamente e fortemente MATRIARCALE, cioè, Sig. Giudice, nella quale la donna assume un ruolo più che centrale nella vita di tutti i giorni e nella programmazione di ogni attività (dalla casa al campo, dal gregge alla produzione di latte, dalla tavola all'educazione dei figli). Ogni offesa alla donna era (ed è) un'offesa alla comunità intera (diversamente dai regolamenti di conto pastorali/maschili).
2. In maniera più "tecnica" e più vicina alla legge, Sig. Giudice, lei, molto probabilmente non sa nemmeno che cosa sia la Carta de Logu, poichè, nel 14 sec., la sua gente era impegnata in altre faccende. Se lo lasci spiegare, Sig. Giudice. La Carta de Logu di Arborea è una raccolta di leggi consuetudinarie di diritto civile e penale, promulgata da Eleonora d'Arborea ( una donna, Sig. Giudice, a capo del Giudicato più importante!! Per renderle le cose più semplici, una Merkel in anticipo di quasi 700 anni, ecco) intorno al 1392. Il codice legislativo è il più famoso del medioevo sardo e fu talmente apprezzato che Alfonso il Magnanimo, nel 1421, lo estese a tutta la Sardegna, ove rimase in vigore fino al 1827, anno dell'emanazione dello Statuto di Carlo Felice.
Riporto solo un breve ma significativo tratto, Sig. Giudice:
........ "Volemus et ordinamus qui si alcuno homini levarit per forza muleri coyada, o ver alcuna atera femina qui esseret iurada, o isponxelarit alcuna virgini per forza, et de•ssas secundas causas esseret legitimamenti binquido, siat iuygado qui paghit pro sa coyada liras .D.; et si non paghat infra dies .XV. de c'at esser iuygadu, siat illi segadu uno pee pro modu qui•llu perdat. Et pro sa bagadia siat iuygadu qui paghit liras .CC., et siat anchu tenudo pro levarela pro mugere, si est senza maridu, e plaquiat a sa femina; et si non la levat pro mugere, siat anchu tentu pro coyarela secundu sa conditioni de sa femina, et issa qualidadi de•ssu homini. Et si cussas causas issu non podet faghire a dies .XV. de c'at essere iuygadu,siat illu segado s'unu pee per modu que lu perdat. Et pro sa virgini paguit sa simili pena et si non adi dae hui pagare seguint illu uno pee, ut supra".
"Vogliamo e ordiniamo che se alcun uomo prendesse con la forza una donna maritata, ovvero alcun'altra donna che sia promessa (sposa), o violentasse una vergine, e ciò per le ultime due situazioni si possa legittimamente provare, sia condannato a pagare per la maritata cinquecento lire; e se non pagasse entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede in modo che lo perda. E per la nubile sia condannato a pagare duecento lire, e sia anche obbligato a sposarla, se la donna è senza marito (?) e le vada bene (l'uomo che l'ha violentata); e se non la sposa, sia tenuto a maritarla (a fornirle la dote) secondo la condizione sociale della donna e dell'uomo (che, eventualmente, la sposasse). E se non può adempiere alle suddette condizioni entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede, in modo che lo perda. E per la vergine paghi la stessa somma, e se non ha di che pagare gli si mozzi un piede, come sopra".
"Vogliamo e ordiniamo che se alcun uomo prendesse con la forza una donna maritata, ovvero alcun'altra donna che sia promessa (sposa), o violentasse una vergine, e ciò per le ultime due situazioni si possa legittimamente provare, sia condannato a pagare per la maritata cinquecento lire; e se non pagasse entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede in modo che lo perda. E per la nubile sia condannato a pagare duecento lire, e sia anche obbligato a sposarla, se la donna è senza marito (?) e le vada bene (l'uomo che l'ha violentata); e se non la sposa, sia tenuto a maritarla (a fornirle la dote) secondo la condizione sociale della donna e dell'uomo (che, eventualmente, la sposasse). E se non può adempiere alle suddette condizioni entro quindici giorni dalla condanna, gli sia mozzato un piede, in modo che lo perda. E per la vergine paghi la stessa somma, e se non ha di che pagare gli si mozzi un piede, come sopra".
Caro Sig. Giudice, in sardo si diceva al giudice che mandava gli innocenti a morte "Azzudet su perdonu chie si pone’ in logu ‘e Deus", "che il perdono aiuti chi si mette al posto di Dio".
Nel suo caso, per fortuna, non si trattava ne di vita, ne di morte e nemmeno di innocenti. E allora si, Sig. Giudice, possiamo concedere alla Sua ill.ma persona, l'attenuante specifica e strameritata dell'ignoranza.
Ho concluso. Grazie.
f.
