venerdì 31 agosto 2007

Copio e (in)collo 5



Riporto il davvero lucido commento di Statera da Repubblica.it del 31/08, ed aggiungo un mio sottotitolo al suo originale: MEDAGLIA, MEDAGLIA, MEDAGLIA!!!!!!!

L'ORGOGLIO NORDISTA E LE LEGGI DEL MERCATO

Tutto promette che sarà il "mozzo", dopo il fisco, a far ingrippare il corteggiamento del nascente Partito democratico al Nord rivoltoso. Sì, perché l'"hub" è, per l'appunto, il mozzo intorno al quale gira la ruota. E da lustri immemorabili nessuno riesce a decidere se la ruota sgonfia, scoppiata, del trasporto aereo italiano e dell'Alitalia debba girare sul mozzo di Roma - Fiumicino o su quello di Milano-Malpensa. Generando così un siparietto di ironie delle compagnie aeree di mezzo mondo, che dalla crisi del passato decennio sono quasi tutte uscite, stupefatte del provincialismo, dell'antico talento municipalista e individualista di un grande paese che sembra l'Italietta del dopoguerra. Un'Italia divisa tra le due capitali, come in un film di Totò meneghino, con Peppino De Filippo a piazza Duomo ("Noi volevom sovoir"). Milano - Malpensa o Roma - Fiumicino? E' proprio sull'hub Alitalia che paradossalmente ora si gioca l'autenticità del "nordismo" esibito da Veltroni, oltre che da Enrico Letta, da Pierluigi Bersani e persino da Rosy Bindi, alla ricerca del consenso entro i riottosi confini "padani".
Bossi, Maroni, Calderoli, Formigoni e la Moratti, come un sol uomo, hanno pronte le batterie anti-uomo.
L'hub Malpensa, orgoglio del Nord, trincea contro Roma - pigliatutto, non si tocca. Pena l'opposizione tosta, padana, e forse persino uno "sciopero volante", dopo quello della "smorfia" - niente più lotto e lotterie che impinguano "Roma ladrona", oltre a qualche imprenditore padano - che sarà annunciato in pompa magna a Venezia da Bossi il 16 settembre. Anche se il fronte di destra è trasversale, perché a Gianfranco Fini, emiliano assai romano, viene attribuito a ragione alla lobby di Fiumicino, vista anche la quantità di voti che ottiene tra comandanti, hostess e steward dell'Alitalia.
Questa, se vogliamo, è l'eterna Italietta politicante, la stessa che alla infinita teoria dei presidenti politici dell'Alitalia, ebbe persino il coraggio di aggiungere Giuseppe Bonomi, ex deputato leghista amico di Bobo Maroni, che si segnalò al vertice della cosidetta "compagnia di bandiera" soprattutto per la onerosa sponsorizzazione del "Mondiale di equitazione indoor salto a ostacoli" ad Assago, Milano, con la sua personale partecipazione in sella a un baio. E per la sponsorizzazione, non meno costosa, dei festeggiamenti a New York di Silvio Berlusconi, nominato con tripudio "statista dell'anno" dall'"Anti Defamation Legue Usa".
Presente, plaudente, anche Gianfranco Fini, che è ora tra i paladini degli "esuberi" Alitalia. Ai tempi, solo per memoria, la Lega voleva trasferire, oltre all'Alitalia, il "Servizio pubblico" della Rai a Milano.
Capite allora com'è difficile sceverare qual è il "mozzo" giusto per l'Italia in cielo, o l'"intelligenza complessiva delle cose", come l'ha chiamata saggiamente l'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, al di là della plebeissima e soprattutto alquanto idiota diatriba Padania-Roma ladrona? Proviamoci con Fiumicino - Malpensa, che rischia di diventare l'epitome di quell'Italia che nei luoghi al mondo dove un po' si ragiona considerano ormai spesso un piccolo terreno di conquista, ma a forte rischio politico.
Premettiamo allora che Malpensa, come tutti gli addetti ai lavori sanno, è un aeroporto nato vecchio, disfunzionale, senza collegamenti, senza treni veloci, senza autostrade, irraggiungibile da Torino. Praticamente fuori dal mondo. Per di più, ha la nebbia. E la gestione, alquanto discutibile, crea disfunzioni da Terzo Mondo, come sa bene chi capitò lì, poniamo, il giorno della spruzzata di neve qualche anno fa, o chi perde il bagaglio tutti i giorni. O anche chi, poveretto, vuole andare a casa neanche tanto lontano. Infatti, se uno deve andare diciamo a Istanbul, va a Francoforte e si guarda bene da Malpensa. Per non dire di chi è costretto da Bologna a Tokio. O, per stare da noi: chi prenderà mai, dopo le esperienze subite, un volo Trieste - Milano, dove per 50 minuti di volo, ci vuole più di un'ora di taxi o un improbabile treno perso nella nebbia, ammesso che l'ATR Alitalia decida qualche volta di partire? In Europa, se vogliamo allargare un po' la prospettiva, arrivano ogni anno un milione e 600 mila cinesi e 120 mila di questi raggiungono l'Italia. Ma sapete dove atterrano? A Malpensa? A Fiumicino? No, o a Francoforte o a Parigi. Il problema di Malpensa, che Formigoni e la Moratti fanno finta di non capire, è che quell'hub-mozzo è nato male. Se continua così, con le logiche campanilistiche, morirà peggio. Perde traffico, e ha contribuito - come sostiene l'ex sindaco di Roma e vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli - a rendere quasi insolubile la crisi dell'Alitalia, che fino al 1998 ai tempi dell'Iri - forse non ci crederete - era un'azienda pubblica in attivo. Oltretutto, la disgrazia di Malpensa - ormai incosciente luogo cult del "padanismo" - più che da Fiumicino, è generata - e Formigoni deve saperlo - da Linate e da Bergamo-Orio al Serio, che rispettivamente hanno incrementato i loro traffici del 51 e del 250 per cento in un quinquennio, a scapito del grande e cadaverico hub padano.
Dire poi di Fiumicino, altra icona delle inefficienze nazionali all'ombra di Roma-ladrona, è quasi superfluo per chiunque, per sua sfortuna, lo debba frequentare. E' un aeroporto privato, ma la gestione è un disastro senza pari in Europa. Un grande cadavere nazionale. Secondo il sindaco di Roma Walter Veltroni, a parte le inefficienze, ha un mercato potenziale non servito di oltre 3 milioni di passeggeri, che gli azionisti privati non riescono e forse neanche tentano di far loro. Ecco perché l'imprenditore Riccardo Illy, che ora fa il politico di lungo corso come governatore regionale, definisce l'Alitalia un "frattale". Cos'è un frattale? Secondo lui, è l'esemplificazione di una crisi, dell'esempio significativo di una disfunzione ben più grave del paese. Difficile che qualcuno dotato di buon senso dica prima o poi se avere uno, due, cento o mille hub, diconsi mozzi, sia poi la soluzione più semplice ed economicamente utile.
Magari a decidere - guarda un po' - per una volta potrebbe essere non la lobby romana, non quella padana o milanese, non quella di destra o di sinistra. Ma il mercato. Con un criterio guida: i gestori più bravi, le compagnie migliori, gli aeroporti più efficienti. Chi se ne frega di Fiumicino o di Malpensa. Che vinca il migliore. Questo, forse, dovrebbe dire il nascente Pd al popolo padano, campione delle incazzature propagandistiche. E invece, come sempre, si fa impallinare anche sulla guerra del "mozzo". Col rischio di produrre una buona cavalcatura padana modernizzante, persino più di quella fiscale a Venezia, con lo sciopero delle giocate al Lotto, per il solito Bossi instacabilmente redivivo.

giovedì 30 agosto 2007

IMPARIAMO AD ASCOLTARE ....

La giornalista danese Lisbeth Davidsen lascia Roma e torna a Copenaghen. Lì apprende la notizia della strage di Duisburg. E si chiede perché l'Italia sia così lontana dalla Danimarca.

23 agosto 2007
Ho appena lasciato Roma e mi trovo nel centro di Copenaghen, ma una notizia sconvolgente mi risucchia dentro le vicende italiane: in Germania la 'ndrangheta ha fatto una strage, e ho una gran voglia di saltare sul computer e di scrivere un articolo. Ma nessuno me lo chiede, perché ormai non sono più la corrispondente da Roma.
Eppure la storia di Duisburg avrei voluto raccontarla. Avrei voluto raccontare che la 'ndrangheta non è più una vecchia mafia contadina e che è diventata uno dei grandi trafficanti di cocaina nel mondo. Avrei voluto descrivere la vita di posti disgraziati come Locri, dove anche l'ospedale è controllato dalla criminalità. Avrei voluto raccontare dei giovani coraggiosi che protestano contro la mafia mentre neanche questo governo si decide a estirparla.Soprattutto, avrei voluto raccontare della strage di ferragosto perché ho passato gli ultimi quindici anni a descrivere l'Italia ai danesi. Ma non lo faccio più e, pensandoci, non mi dispiace poi tanto.
Dopo solo una settimana in questo posto così ordinato, così lanciato verso il futuro e verso i giovani, sarebbe poco piacevole tornare a raccontare una realtà più medievale che moderna. Qui esco e trovo piste ciclabili ovunque; i miei bambini giocano da soli sotto casa in un giardino con altalene e campo di calcio. Guardo le statistiche sul crimine e non si parla di criminalità organizzata: non esiste. E anche la corruzione praticamente non c'è. Ascolto le proposte di riforma del welfare del Partito socialdemocratico danese, tra l'altro guidato da una donna quarantenne, e scopro che tra le sue 72 idee concretissime c'è quella di garantire una doccia al giorno agli anziani negli ospizi. In Italia non siamo neanche arrivati ad assicurare l'ospizio pubblico agli anziani, che intanto continuano ad aumentare.
Ci sono più di duemila chilometri tra Roma e Copenaghen, e la distanza si sente. Innanzitutto in termini di pubblica amministrazione. Vado all'anagrafe per iscrivere la famiglia: facciamo la fila con i numeretti, ci sono penne per tutti, il personale parla inglese e così anche mio marito, che è italiano, può capire. Dopo mezzora è fatta. Il giorno stesso scopro che la mia banca ha già cambiato il mio indirizzo nel suo archivio, che evidentemente è collegato con quello dell'anagrafe.In mezzora ottengo il permesso per parcheggiare per sei mesi sotto casa. Risultato: poca burocrazia, poche seccature. Non sorprende che i miei colleghi danesi mi abbiano fatto sempre la stessa domanda in tutti questi anni, quando cercavo di raccontargli l'Italia: perché? Perché la mafia? Perché la corruzione? Perché le crisi di governo? Perché Berlusconi?Tra le ultime storie che ho raccontato dall'Italia ce ne sono tre che penso riassumano bene i vari mali del paese. La prima riguarda il libro La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che ha svelato gli intrallazzi e la voracità degli spregiudicati politici italiani. La seconda, sul recente dibattito scatenato da un articolo del Financial Times, mostra che in Italia c'è ancora un abisso tra i due sessi e una mancanza di rispetto per le donne.Il mio ultimo articolo sull'Italia raccontava invece uno spettacolo del giornalista Marco Travaglio, che quest'estate ha girato l'Italia raccontando la storia degli ultimi quindici anni di questo bel paese. Coincidono con i miei anni in Italia: da Tangentopoli e dalla speranza di modernizzazione all'era berlusconiana fino alla delusione dell'attuale governo Prodi.
In un paese dove il giornalismo è per lo più di parte invece di essere un servizio al cittadino, è bello che ci siano eccezioni come Travaglio. Insieme a pochi altri colleghi, si ostina a raccontare i fatti più scomodi. Se vedo una luce in fondo al tunnel è grazie a persone come lui.

Internazionale.it (clicca qui per l'articolo)

Tralasciando soltanto l'ultima parte dell'articolo che ci fa capire che anche la Davidsen, dopo 15 anni e un marito italiani, si è lasciata andare ad un minimo di giornalismo "partigiano" (se non politico, sentimentale), quello che mi sconvolge è la innocente oggettività di ciò che scrive. La realtà è questa, ma a noi sembra importare davvero poco. Io di conferme ne ho tante, vicine. Amici che combattono (dalla Svizzera) e che si arrendono (dalla Svezia, dall'Irlanda e dall'Inghilterra). Chi combatte vuole tornare, vuole capire perchè 250 km possano cambiare teste, usi, educazioni, idee in maniera così pardossale, vuole sapere il perchè e vuole scoprire un modo, una tecnica logica o magica per cambiare TUTTO.
Chi si arrende, invece, ha già capito. E non torna.

mercoledì 29 agosto 2007

Polvere&Democrazia

Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra,
talvolta vediamo la vita nell’aria.
E la chiamiamo polvere.


Il mondo si divide in:
quelli che mangiano la cioccolata senza pane;
quelli che non riescono a mangiare la cioccolata se non mangiano anche il pane;
quelli che non hanno la cioccolata;
quelli che non hanno il pane.

S. Benni, Margherita Dolcevita - Feltrinelli

martedì 28 agosto 2007

ANCHE GLI ANGELI ... MANGIANO FAGIOLI


Mi sono sempre chiesto qual'era il vero senso del titolo di uno dei miei film cult, anzi stracult.... ora lo so! Il buon Carlone Pedersoli (meglio conosciuto come l'unico, inimitabile, straordinario, irraggiungibile, imbattibile, inesauribile - le repliche dei suoi film gli hanno permesso di entrare nel Guinness dei primati -, fantasmagorico -ok, mi fermo- BUD SPENCER) me lo ha svelato 34 anni dopo (ebbene si, cari lettori e lettrici, il film è del '73)! Dopo avere fondato, tra le gomitatine generali, la Mistral Air (una delle prime compagnie aeree private durante lo scellerato regno/monopolio Alitalia), avere più o meno tenuto duro per 15 anni per poi arricchirsi come un porcellone rivendendo 2 aerei ma soprattutto la licenza di volo Internazionale a Poste Italiane (TNT Logistic) una volta intuito il grande business della logistica globale, ora Bud ci spiega il suo disegno. Semplice: anche gli Angeli, devono mangiare i fagioli, e lo devono fare sui "suoi" aerei! Eh si, cari amici, la Mistral (Gruppo Poste, realtà che nel silenzio più assoluto sta crescendo bene e sana, tra diversificazioni nette come il Banking, la logistica, la telefonia mobile ed ora il turismo) ha chiuso un geniale (senza minima ironia) accordo con l'ORP (Opera Romana Pellegrinaggi, un T.O. vaticano che muove centinaia di migliaia di persone all'anno), per collegare, con voli diretti, alcuni scali italiani con Lourdes!

STRAORDINARIO BUD!

Un poco meno straordinario è il genio del marketing che ha voluto i copritesta delle poltrone personalizzate (v. foto). Con tutto il rispetto e senza offesa, io, il volto del Signore, lo cerco una volta sceso dall'aereo. Grazie.

giovedì 23 agosto 2007

Copio e (in)collo 4

Ricevo e pubblico, stravolentieri, questa news segnalatami da un mio carissimo amico svizzero/meneghino (è la classica eccezione che conferma la regola, non fatevi illusioni.....)

Businessonline.it:

"Se ci sembra uno scandalo che un signorino talentuoso possa prendersi gioco dello stato con tale leggerezza rischiando anche di farla franca (VEDI VAMOLTOLENTINO ROSSI) proviamo a prendere in considerazione l’inchiesta dei due giornalisti del Secolo XIX di Genova, Menduni e Sansa, che denunciano da tempo le imposte non pagate dai Monopoli di Stato. Trattasi nientemeno che di 98 MILIARDI DI EURO. Si tratta di un business, quello delle slot machine, sommerso sotto tonnellate di tangenti e favori.
Dove sono finiti questi soldi? Ai partiti, alle Mafie, a privati cittadini? Tangentopoli in confronto sembra una barzelletta e Valentino Rossi un bambino che ha rubato le caramelle (
v. Beppe Grillo).

Le società concessionarie delle slot machine, da quanto emerge dalla lettera di Menduni e Sansa al signor Tino, direttore dei Monopoli di Stato, avrebbero evaso l’equivalente di 1.000 Canadair per spegnere gli incendi, di 500 ospedali ristrutturati o addirittura di 4 olimpiadi!!

Una lettera scottante quella dei due giornalisti che denuncia come questo tesoro sarebbe stato regalato alle società che gestiscono il gioco d’azzardo legalizzato, di natura provatamente mafiosa. Nei consigli di amministrazione di alcune di queste società infatti siedono uomini appartenenti a famiglie legate alla Mafia. Insomma, lo Stato italiano invece di combattere Cosa Nostra le avrebbe regalato decine di miliardi di euro.

Nessuna smentita ha fatto chiarezza sull’inchiesta, confermando i leciti sospetti di truffa ai danni dello Stato ad impianto mafioso con gravi e prolungate collusioni con il mondo politico. “I monopoli infatti gestiscono il commercio del tabacco e del gioco d’azzardo legalizzato. Insomma, un tesoro, su cui i partiti si sono lanciati da anni: An ha suoi rappresentanti proprio nei consigli di amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, mentre le federazioni dei Ds sono proprietarie di molte sale Bingo”

mercoledì 22 agosto 2007

Le vene celesti dei polsi


Quotidiano.net

"Livorno, 11 agosto 2007 - Quattro bambini sono morti la notte scorsa nell'incendio scoppiato in una baracca in provincia di Livorno, nella frazione di Stagno. Si tratta di quattro giovanissimi nomadi romeni i cui corpi carbonizzati sono stati trovati tra le macerie al termine dell'operazione di spegnimento delle fiamme....
.....Il rogo ha completamente distrutto un accampamento improvvisato di almeno sette baracche in una delle quali dormivano Eva, 12 anni, Danchiu, 8 anni, Leonuca, 6 anni, e Mengi, di 4 anni. Eva e Menj erano sodomuti e tutti venivano da Brasov.....
....Il Comune di Livorno, in segno di lutto, ha sospeso tutti gli spettacoli e le attività musicali e ludiche previste per la serata. Anche il presidente del consiglio Romano Prodi ha chiesto al sindaco Alessandro Cosimi di essere tenuto informato sullo sviluppo delle indagini e ha inviato un telegramma di cordoglio al prefetto. E il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha definito quella di Livorno una tragedia frutto del degrado in cui ancora troppe persone vivono nel nostro paese...."



Lo so, state pensando "ecco il solito post demagogico in difesa dei poveri rom bruciacchiati vivi!". Se pensate questo .... avete, in parte, ragione!
In parte solo perchè, sorvolando su tutte le solite, disgustose polemiche, vorrei soffermarmi sul telegramma di Prodi al Prefetto di Livorno! In questo gesto, apparentemente privo di qualsiasi valore anche e solo perchè un matto come me possa scriverci su, io vedo il perfetto termometro del nostro Paese. Il Presidente del Consiglio, come prassi, manda un telegramma di condoglianze al Rappresentante dello Stato (?), per esprimere, in fondo a se stesso, tutto il diaspiacere per una simile tragedia che, come tutte le tragedie, era "evitabile".
Sono sconcertato! Oltre al fatto che per il 95% degli italiani il Prefetto è il signore al quale mandare il ricorso di appello alle contravvenzioni stradali, ma accettare e fare propria una tale prassi così formale quanto glaciale è opprimente! Io avrei visto meglio un Prodi che si precipita distrutto dal dolore nell'accampamento livornese, un Amato che porge un fiore alla madre dei bambini assicurando un posto di lavoro come autista al ministero degli Interni al padre, una presenza.... una significativa presenza. O meglio ancora, niente! Il silenzio, rispettoso del lutto e sincero, senza formali ipocrisie. Perchè non c'è niente da dire. Punto e basta.
Velerei, invece, la vicenda delle parole di chi, molto meglio di altri e non certo con un telegramma, ha voluto capire il popolo Rom, la sua storia,le sue allegrie e tragedie, quelle che sono state e che, ancora, dovranno essere:

"e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio"

lunedì 20 agosto 2007

TORNA A CASA (CATA)LESSY

Eccoci!!
Rubo il titolo del post a Caparezza, splendido giocoliere che viene dalla terra del sole e della taranta.
Dunque ri-eccoci qua. Dopo una lunga e generosa vacanza, la meravigliosa città che inizia con la emme e finisce per ano, mi accoglie con la pioggia (insistente e polverizzata, solo a tratti torrenziale), il traffico (automobilistico, ci mancherebbe) ancora svogliato e distratto ed il suo odore, quella strana fragranza che sa di niente ma che senti scivolare giù dalle narici, che si addensa e ti lascia una sensazione di pienezza avvelenata, quasi. Mah!! Sarà colpa del traffico (sempre automobilistico intendo! Eh, ci mancherebbe!).
Porto con me un'estate molto bella ed intensa, vissuta con amori e amicizie, nella mia terra, la mia isola nuragica, dove tutto o quasi resta uguale. Molto lentamente, quasi impercettibilmente ma ... resta tutto uguale.
I luoghi, in effetti, un poco cambiano; penso in particolare alla mia ridente cittadina d'origine, Sassari, che sembra avere scoperto solo negli ultimi 2 anni la immaginifica opportunità di progettare e quindi, tenetevi fortissimo, costruire dei parcheggi SOTTERRANEI!!! Sotto terra, capite?? Tante macchine ordinatamente parcheggiate... sotto il livello del suolo, in modo da non rimanere ferme sul ciglio della strada!! Ecco, Sassari ha scoperto questo ed ora è una città, più che cantiere direi cratere!!! Ho visto scavi che penso porteranno presto alla scoperta di infiniti giacimenti di uranio già impoverito (essendo sassarese....)o, nella migliore delle ipotesi, potremmo raggiungere Shangai in mezz'ora.
Ma è la gente che non cambia. Il mare. Il maestrale che, puntuale e indifferente, insomma giusto, arriva a spazzare ogni 8/9 giorni l'isola, e preciso la attraversa per 4 giorni, come una coperta che non si consuma, se non in fondo, dolcemente, nelle ultime ore notturne, quando gli ulivi già cominciano a tirarsi un po su, con prudenza.
Ne sento la mancanza, ma solo perchè so che c'è, che è la. Non ci fosse più, mi metterei l'anima in pace! Ma c'è sempre una Gregoracci o un pastore trucidato che me la ricorda! O un'immagine o una canzone di Faber che me la disegna! Eh si, mi manca. Ma adesso passa.....mi dico.
I portoghesi (e solo dopo i brasiliani, Pessoa ci teneva a ricordarlo) la chiamano saudade, termine difficilissimo da tradurre e per questo, oltre che foneticamente meraviglioso, ancora più affascinante. La saudade è una fusione della nostalgia e della malinconia accompagnate dalla tristezza, dalla quale nasce una nuova parola/concetto/sentimento/stato d'animo/coscienza che tende, davvero, al mistico, ad una sospensione dinamica tra un'amara ma fiera accettazione ed appropiazione del passato ed una granitica, ingiustificata e, quindi, quasi arrogante speranza nel futuro, quest'ultima declinabile a qualsiasi cosa e/o persona, ancor di più se legata alla propria terra d'origine.
Ecco, io non penso di potermi dire travolto dalla saudade, anche perchè la migrazione è una mia scelta, ma di certo alcune sensazioni si avvicinano molto per intensità e caratteristiche.
Ma adesso passa! Per davvero!
Perchè tra piogge, grigiori, confusioni, sorrisi, treni sporchi, libri, acque salsobromoiodiche, fuliggini, car sharing, gatti parlanti, soldi scarsi, compagnie low cost e occhi verdi, io so che ... "esiste, in mezzo al tempo, la possibilità di un'Isola".