
Riporto il davvero lucido commento di Statera da Repubblica.it del 31/08, ed aggiungo un mio sottotitolo al suo originale: MEDAGLIA, MEDAGLIA, MEDAGLIA!!!!!!!
L'ORGOGLIO NORDISTA E LE LEGGI DEL MERCATO
L'ORGOGLIO NORDISTA E LE LEGGI DEL MERCATO
Tutto promette che sarà il "mozzo", dopo il fisco, a far ingrippare il corteggiamento del nascente Partito democratico al Nord rivoltoso. Sì, perché l'"hub" è, per l'appunto, il mozzo intorno al quale gira la ruota. E da lustri immemorabili nessuno riesce a decidere se la ruota sgonfia, scoppiata, del trasporto aereo italiano e dell'Alitalia debba girare sul mozzo di Roma - Fiumicino o su quello di Milano-Malpensa. Generando così un siparietto di ironie delle compagnie aeree di mezzo mondo, che dalla crisi del passato decennio sono quasi tutte uscite, stupefatte del provincialismo, dell'antico talento municipalista e individualista di un grande paese che sembra l'Italietta del dopoguerra. Un'Italia divisa tra le due capitali, come in un film di Totò meneghino, con Peppino De Filippo a piazza Duomo ("Noi volevom sovoir"). Milano - Malpensa o Roma - Fiumicino? E' proprio sull'hub Alitalia che paradossalmente ora si gioca l'autenticità del "nordismo" esibito da Veltroni, oltre che da Enrico Letta, da Pierluigi Bersani e persino da Rosy Bindi, alla ricerca del consenso entro i riottosi confini "padani".
Bossi, Maroni, Calderoli, Formigoni e la Moratti, come un sol uomo, hanno pronte le batterie anti-uomo.
Bossi, Maroni, Calderoli, Formigoni e la Moratti, come un sol uomo, hanno pronte le batterie anti-uomo.
L'hub Malpensa, orgoglio del Nord, trincea contro Roma - pigliatutto, non si tocca. Pena l'opposizione tosta, padana, e forse persino uno "sciopero volante", dopo quello della "smorfia" - niente più lotto e lotterie che impinguano "Roma ladrona", oltre a qualche imprenditore padano - che sarà annunciato in pompa magna a Venezia da Bossi il 16 settembre. Anche se il fronte di destra è trasversale, perché a Gianfranco Fini, emiliano assai romano, viene attribuito a ragione alla lobby di Fiumicino, vista anche la quantità di voti che ottiene tra comandanti, hostess e steward dell'Alitalia.
Questa, se vogliamo, è l'eterna Italietta politicante, la stessa che alla infinita teoria dei presidenti politici dell'Alitalia, ebbe persino il coraggio di aggiungere Giuseppe Bonomi, ex deputato leghista amico di Bobo Maroni, che si segnalò al vertice della cosidetta "compagnia di bandiera" soprattutto per la onerosa sponsorizzazione del "Mondiale di equitazione indoor salto a ostacoli" ad Assago, Milano, con la sua personale partecipazione in sella a un baio. E per la sponsorizzazione, non meno costosa, dei festeggiamenti a New York di Silvio Berlusconi, nominato con tripudio "statista dell'anno" dall'"Anti Defamation Legue Usa".
Presente, plaudente, anche Gianfranco Fini, che è ora tra i paladini degli "esuberi" Alitalia. Ai tempi, solo per memoria, la Lega voleva trasferire, oltre all'Alitalia, il "Servizio pubblico" della Rai a Milano.
Capite allora com'è difficile sceverare qual è il "mozzo" giusto per l'Italia in cielo, o l'"intelligenza complessiva delle cose", come l'ha chiamata saggiamente l'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, al di là della plebeissima e soprattutto alquanto idiota diatriba Padania-Roma ladrona? Proviamoci con Fiumicino - Malpensa, che rischia di diventare l'epitome di quell'Italia che nei luoghi al mondo dove un po' si ragiona considerano ormai spesso un piccolo terreno di conquista, ma a forte rischio politico.
Premettiamo allora che Malpensa, come tutti gli addetti ai lavori sanno, è un aeroporto nato vecchio, disfunzionale, senza collegamenti, senza treni veloci, senza autostrade, irraggiungibile da Torino. Praticamente fuori dal mondo. Per di più, ha la nebbia. E la gestione, alquanto discutibile, crea disfunzioni da Terzo Mondo, come sa bene chi capitò lì, poniamo, il giorno della spruzzata di neve qualche anno fa, o chi perde il bagaglio tutti i giorni. O anche chi, poveretto, vuole andare a casa neanche tanto lontano. Infatti, se uno deve andare diciamo a Istanbul, va a Francoforte e si guarda bene da Malpensa. Per non dire di chi è costretto da Bologna a Tokio. O, per stare da noi: chi prenderà mai, dopo le esperienze subite, un volo Trieste - Milano, dove per 50 minuti di volo, ci vuole più di un'ora di taxi o un improbabile treno perso nella nebbia, ammesso che l'ATR Alitalia decida qualche volta di partire? In Europa, se vogliamo allargare un po' la prospettiva, arrivano ogni anno un milione e 600 mila cinesi e 120 mila di questi raggiungono l'Italia. Ma sapete dove atterrano? A Malpensa? A Fiumicino? No, o a Francoforte o a Parigi. Il problema di Malpensa, che Formigoni e la Moratti fanno finta di non capire, è che quell'hub-mozzo è nato male. Se continua così, con le logiche campanilistiche, morirà peggio. Perde traffico, e ha contribuito - come sostiene l'ex sindaco di Roma e vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli - a rendere quasi insolubile la crisi dell'Alitalia, che fino al 1998 ai tempi dell'Iri - forse non ci crederete - era un'azienda pubblica in attivo. Oltretutto, la disgrazia di Malpensa - ormai incosciente luogo cult del "padanismo" - più che da Fiumicino, è generata - e Formigoni deve saperlo - da Linate e da Bergamo-Orio al Serio, che rispettivamente hanno incrementato i loro traffici del 51 e del 250 per cento in un quinquennio, a scapito del grande e cadaverico hub padano.
Dire poi di Fiumicino, altra icona delle inefficienze nazionali all'ombra di Roma-ladrona, è quasi superfluo per chiunque, per sua sfortuna, lo debba frequentare. E' un aeroporto privato, ma la gestione è un disastro senza pari in Europa. Un grande cadavere nazionale. Secondo il sindaco di Roma Walter Veltroni, a parte le inefficienze, ha un mercato potenziale non servito di oltre 3 milioni di passeggeri, che gli azionisti privati non riescono e forse neanche tentano di far loro. Ecco perché l'imprenditore Riccardo Illy, che ora fa il politico di lungo corso come governatore regionale, definisce l'Alitalia un "frattale". Cos'è un frattale? Secondo lui, è l'esemplificazione di una crisi, dell'esempio significativo di una disfunzione ben più grave del paese. Difficile che qualcuno dotato di buon senso dica prima o poi se avere uno, due, cento o mille hub, diconsi mozzi, sia poi la soluzione più semplice ed economicamente utile.
Magari a decidere - guarda un po' - per una volta potrebbe essere non la lobby romana, non quella padana o milanese, non quella di destra o di sinistra. Ma il mercato. Con un criterio guida: i gestori più bravi, le compagnie migliori, gli aeroporti più efficienti. Chi se ne frega di Fiumicino o di Malpensa. Che vinca il migliore. Questo, forse, dovrebbe dire il nascente Pd al popolo padano, campione delle incazzature propagandistiche. E invece, come sempre, si fa impallinare anche sulla guerra del "mozzo". Col rischio di produrre una buona cavalcatura padana modernizzante, persino più di quella fiscale a Venezia, con lo sciopero delle giocate al Lotto, per il solito Bossi instacabilmente redivivo.

