lunedì 11 luglio 2011

AOC Crémant de Bourgogne BdB - La Cave des Hautes Côtes Beaune s.a.

Le bollicine sono un amore recente per l'indegno scriba (cit.). Solo negli ultimi 2 anni mi sono avvicinato con costanza e dedizione a questo mondo luccicoso e vastissimo. Ne sono assolutamente felice.
Scopro i metodi classici, quelli meno classici, i martinottistici, le rifermentazioni, i millenni sui lieviti, i dosaggi mistici, le sboccature e ... a la volèeeeee.
E scopro anche che i francesi lo champagne che non fanno in Champagne lo chiamano Cremant (e vabbè).
L'esemplare in questione è uno chardonnay brut 100%, un bianco di bianchi, fatto bene, sofficioso, bevibilissimo, borgognotto.
Giallo di paglia fitta, presenta bolle di un certo calibro, di un certo spessore, non troppo numerose ma concentrate in gregge coerenti ed ordinati.
Al naso tanta pasticceria, dolcezze non stucchevoli ma riconoscibili, uno sbuffo agrumato interessante, che rende più complessa e soddisfacente l'annusata.
In bocca è davvero stuzzicante la sensazione tattile creata dalle bolle, soffici e rotolanti, che accompagnano un sorso forse un poco troppo scarico e magro, ma di certo fresco di acidità masticabile. Senz'altro un bicchiere onesto, facile, da trangugiare nelle ribollenti serate estive.

Voto_6.8

venerdì 1 luglio 2011

Docg Ruchè di Castagnole Monferrato - Cascina 'Tavijn 2009

Ho conosciuto Nadia Verrua ad Agazzano lo scorso marzo e mi ha fulminato quasi subito. Sentirla parlare distrattamente, quasi di sfuggita dei propri vini per prediligere invece una conversazione sul come e perchè (ovvero del "ma chi ve lo fa fare") alcuni piccoli e grandi uomini si mettano a scrivere di vino, comprando e assaggiando quantità imbarazzanti di sostanze alcoliche, senza che poi torni in tasca nulla, era faccenda che lei voleva quantomeno cercare di capire. Ovviamente, attraverso le mie sconfusionate e alcoliche risposte tra le quali una banalissima ".. eh, la passione", non credo ci sia riuscita.
Nel mentre la mia attenzione compulsiva si spostava sul Ruchè, perchè ne avevo letto e studiato e perchè non mi era mai capitato, prima di allora, di trovarmelo di fronte. Il bicchiere all'assaggio mi è sembrato immediatamente interessante e per questione di coerenza e follia (di cui sopra) ne ho prontamente acquistato una bottiglia.
Il Ruchè è un vitigno piccolo ed autoctono, uno di quei piemontesi di grande spessore che vivono all'ombra dei grandi mostri rossi regionali. Sembrerebbe di origine borgognotta, uva portata dagli instancabili monaci pellegrini, i Verrua la coltivano bio, la vinificano in acciaio. Parte dello 09 ha fatto anche una macerazione sulle bucce piuttosto importante, quasi un mese. E si vede, ma soprattutto si sente.
Il colore è un rubino elegantissimo, chiaroscuro, giochi di sfumature e venature brillanti di viola, il vino è veloce ma sinuoso nel bicchiere e riesce a colorare il vetro ad ogni passaggio.
Il naso è una botta di eleganza, tra frutti e vasetti di fiori coloratissimi. Sorpreso è dir poco, l'intensità e la nettezza dei profumi mi farebbe pensare ad un uva aromatica. Ciliegie e acidolci amarene, il lampone netto e schietto, poi fiori di grana piacevolissima, in vasetto, come il geranio delicatissimo, mai invadente, ma profumato come pochi. Bella la complessità ampia e orizzontale del naso, mi ricorda alcuni vini suddisti, che conoscono il caldo.
E poi arriva il momento di berlo, altra sorpresa. Bevibilità imbarazzante, una freschezza tesa, che non cede mai, il tannino nascosto, forse un po' troppo timido, ma che accompagna un sorso polposissimo. Tutta la frutta al naso, torna sul palato, con concentrazione e strabiliante eleganza, il bicchiere non risulta mai ruffiano, rotondone o pacioso.
Un bicchiere che tira l'altro. E la bottiglia (quella sera arrivata per seconda) finisce in un amen.

Voto_8.2