Da Repubbica.it del 24/05/07:
"Il Giro d'Italia ha scoperto una tresca amorosa. In diretta tv, grazie alle telecamere dell'elicottero al seguito della carovana rosa, un quarantenne spezzino è stato inquadrato mentre era al mare in compagnia di una donna che non era la moglie.
E' stato un parente, ignaro, a far scoprire tutto alla moglie dell'uomo. Si è complimentato con la donna, che credeva essere la bagnante a fianco del consorte, ben ripreso dalle telecamere: lei, ovviamente, è caduta dalle nuvole, ma ormai la frittata era fatta. Quello sulla battigia di Marinella, sul litorale del Comune di Sarzana, era proprio il marito. E il rientro dell'uomo, con i segni evidenti della tintarella, hanno fatto il resto.
La storia ha fatto il giro della vallata del Magra, dove si è registrato l'infortunio amoroso, ed è finita sulle cronache dei giornali locali."
No, non spaventatevi. GF al giro non sta a significare l'ennesimo blitz della Guardia di Finanza nella più nota gara a tappe del ciclismo nostrano, bensì, nell'epoca del web e della multimedia age, sta a significare Grande Fratello. Niente di super tecnologico però: un elicottero+una telecamera+un cameraman guardone (fa parte del mestiere!)+un regista spiritoso+un ponte radio+un tubo catodico che fa scaldare dei cristalli liquidi che compongono un'immagine su di uno schermo+un parente ancora più spiritoso del regista = una moglie, una donna che scopre una delle più amare verità della sua vita. Questo è il GF! La privacy sembra essere diventata un diritto inviolabile!! Mah...la realtà è davvero bizzarra. Parlo di realtà perchè il Giro d'Italia quest'anno, per quei pochissimi che lo stanno seguendo, sta svelando, come uno specchio impacabile, l'anima del nostro paese: maglia rosa, leader, primo della classe, ormai da due tappe, è il più anziano del gruppo con i suoi 38 anni portati malissimo (voglio pure vedere con anni di salite, sole, neve, vento, chilometri, pavè, problematiche varie relative all'anatomia del sellino, ecc). Il suo nome è Andrea. Il cognome? Beh... niente di più facile: Noè!! Nomen omen caro mio...
giovedì 24 maggio 2007
lunedì 21 maggio 2007
Copio e (in)collo 1
Quello che non riesco a scrivere, normalmente ... lo scrivono altri! Così ho pensato che nel mio blog possa trovare spazio anche quello che mi piace leggere in rete. Un rubrica insomma, anche io ho la mia rubica!!
Oggi copio e (in)collo (titolo della mia rubrica!!!)queste righe (clicca qui).
Buona lettura.
A presto
Oggi copio e (in)collo (titolo della mia rubrica!!!)queste righe (clicca qui).
Buona lettura.
A presto
mercoledì 16 maggio 2007
DICO ...una reazione!
In risposta al mio topic DICO ... tomia ricevo e, molto volentieri, pubblico questo articolo apparso su Libero del 9/2/07 e firmato DREYFUS (figura davvero bizzarra, dovrebbe essere una firma collettiva del cdr di Libero, ma c'è chi giura che il vecchio betulla si nasconda sotto questo alias, per dettagli vi prego di leggere il mio commento) dal titolo "Che disastro! Anche l'amore diventa precario."
"Facile ridicolizzare chi difende la famiglia contro i Pacs (Patti civili di solidarietà). Ti fanno passare subito per un nemico dell'amore e della libertà. Un reazionario per di più crudele. Provare per credere. Entrate in qualsiasi scuola e chiedete: Siete a favore dei Pacs? Se sì, perché?». La risposta è scontata: “Certo che sì: non si può impedire 1'amore, e chiunque ama deve avere pari diritti. Tu vuoi impedirlo? Sei un fondamentalista: ciascuno deve essere libero nell'unirsi a questo o quella. Nessuno può interferire con la libertà del prossimo, a meno che danneggi qualcuno. In questo caso non si fa del male a nessuno. Impedire i Pacs è solo cattiveria». Io penso invece che sia una vera cattiveria approvarli. Essi offendono non qualcosa di sacro, ma di molto laico: fanno del male alla vita comune, al popolo insomma. Rappresentano una rivoluzione nella nostra civiltà, ma specialmente nelle teste dei ragazzi quando penseranno al loro futuro. Non importa se il disegno di legge del governo risulterà alla fine annacquato rispetto a chi pretendeva l'equiparazione perfetta tra matrimonio e unioni civili etero o gay. Il lamento di Luxuria & C. è: la breccia c'è, la rocca è incrinata e prima o poi va giù. Per la prima volta nei codici e nel costume si inserisce il principio secondo cui possono esistere legami di convivenza (volevo scrivere more uxorio) che sono culla di diritti e meritano sostegno dallo Stato a prescindere dal matrimonio. I Pacs trasformano senza vera discussione due luoghi comuni in principi giuridici, dunque in colonne della civis: 1) l'amore è fonte di ogni diritto. 2) la libertà individuale impone si debba vietare solo qualcosa che fa del male agli altri. I punti sono questi. I Pacs consacrano un surrogato di matrimonio, contingentando 1'amore. I Pacs fanno male alla società nel suo insieme. Mi spiego. Pensiamo alla nostra esperienza. Quando ci innamoriamo, ma anche quando il fuoco della passione diventa solida e calda roccia, cosa desideriamo? Che sia per sempre. Per sempre, non un attimo di meno. Poi la vita si incarica (non tutte le volte!) di frantumare questa speranza. Ma noi questo chiediamo alla vita. Lo diceva Pavese: da uno che non è disposto a dare la vita per te, non dovresti accettare neanche una sigaretta. Introdurre i Pacs per regolarizzare le convivenze, come proposta ai giovani, significa istituzionalizzare non la cosa più umana e naturale che c'è – 1'amore eterno – bensì 1'amore cauto, l'amore che ha già stabilito di non voler osare un impegno totale e duraturo davanti alla comunità. Un disastro pedagogico. Serve a introdurre nel nostro stesso modo di concepire la società qualcosa che la rovina: è come stabilire che ci dev'essere un quartiere di baracche prefabbricate in centro. La loro fragilità mette a rischio d'incendio la città, la rende più brutta. La società può pensare al suo futuro solo se c'è chi rischia un progetto forte e stabile, mette su una casa dove tirare grandi dei figli. Lo Stato tutelando la famiglia mette le basi per resistere. Quando siamo ragazzi ci si presentano diverse possibilità, da che mondo è mondo: il matrimonio o la ribellione (lasciamo perdere qui il farsi monaci). Adesso, direbbe Guareschi, sarebbe il trionfo delle mezze porzioni.
Da Aristotele in poi la legge ha sempre avuto una funzione anche pedagogica: dice la forma che vuole avere una società. Ovvio: guai a trasformare ogni peccato in reato. Ma guai anche a istituzionalizzare e promuovere scelte che, se fossero fatte proprie dalla maggioranza, smantellerebbero la vita comune. A questo si risponde: ma dove va la libertà degli individui? I comportamenti privati nessuno li deve toccare, d'accordo. Però istituzionalizzare il ''di meno''
no, e anche se ci sono situazioni difficili, qualche volta alle minoranze è richiesto un sacrificio, persino se sono gay. Non è una questione di morale cattolica. Papa Ratzinger non si esprimerebbe così un giorno sì e 1'altro pure se fosse solo per ribadire un'etica. Non è un fissato. Non è clericale. I grandi liberali si sono resi conto che la libertà individuale assoluta, se non è temperata dalla saggezza della Chiesa, porta alla bancarotta educativa. Il magnifico laico Nicola Matteucci predicava “l'unione tra lo spirito di religione e lo spirito di libertà». Citava Friedrich von Hayek, maestro del liberalismo storicistico, per spiegare come convenisse ascoltare “la Chiesa cattolica, ''custode della tradizione''. Se poi una maggioranza nel Paese vorrà i Pacs, si faranno. Ma tutto questo servirà solo a organizzare 1'infelicità."
"Facile ridicolizzare chi difende la famiglia contro i Pacs (Patti civili di solidarietà). Ti fanno passare subito per un nemico dell'amore e della libertà. Un reazionario per di più crudele. Provare per credere. Entrate in qualsiasi scuola e chiedete: Siete a favore dei Pacs? Se sì, perché?». La risposta è scontata: “Certo che sì: non si può impedire 1'amore, e chiunque ama deve avere pari diritti. Tu vuoi impedirlo? Sei un fondamentalista: ciascuno deve essere libero nell'unirsi a questo o quella. Nessuno può interferire con la libertà del prossimo, a meno che danneggi qualcuno. In questo caso non si fa del male a nessuno. Impedire i Pacs è solo cattiveria». Io penso invece che sia una vera cattiveria approvarli. Essi offendono non qualcosa di sacro, ma di molto laico: fanno del male alla vita comune, al popolo insomma. Rappresentano una rivoluzione nella nostra civiltà, ma specialmente nelle teste dei ragazzi quando penseranno al loro futuro. Non importa se il disegno di legge del governo risulterà alla fine annacquato rispetto a chi pretendeva l'equiparazione perfetta tra matrimonio e unioni civili etero o gay. Il lamento di Luxuria & C. è: la breccia c'è, la rocca è incrinata e prima o poi va giù. Per la prima volta nei codici e nel costume si inserisce il principio secondo cui possono esistere legami di convivenza (volevo scrivere more uxorio) che sono culla di diritti e meritano sostegno dallo Stato a prescindere dal matrimonio. I Pacs trasformano senza vera discussione due luoghi comuni in principi giuridici, dunque in colonne della civis: 1) l'amore è fonte di ogni diritto. 2) la libertà individuale impone si debba vietare solo qualcosa che fa del male agli altri. I punti sono questi. I Pacs consacrano un surrogato di matrimonio, contingentando 1'amore. I Pacs fanno male alla società nel suo insieme. Mi spiego. Pensiamo alla nostra esperienza. Quando ci innamoriamo, ma anche quando il fuoco della passione diventa solida e calda roccia, cosa desideriamo? Che sia per sempre. Per sempre, non un attimo di meno. Poi la vita si incarica (non tutte le volte!) di frantumare questa speranza. Ma noi questo chiediamo alla vita. Lo diceva Pavese: da uno che non è disposto a dare la vita per te, non dovresti accettare neanche una sigaretta. Introdurre i Pacs per regolarizzare le convivenze, come proposta ai giovani, significa istituzionalizzare non la cosa più umana e naturale che c'è – 1'amore eterno – bensì 1'amore cauto, l'amore che ha già stabilito di non voler osare un impegno totale e duraturo davanti alla comunità. Un disastro pedagogico. Serve a introdurre nel nostro stesso modo di concepire la società qualcosa che la rovina: è come stabilire che ci dev'essere un quartiere di baracche prefabbricate in centro. La loro fragilità mette a rischio d'incendio la città, la rende più brutta. La società può pensare al suo futuro solo se c'è chi rischia un progetto forte e stabile, mette su una casa dove tirare grandi dei figli. Lo Stato tutelando la famiglia mette le basi per resistere. Quando siamo ragazzi ci si presentano diverse possibilità, da che mondo è mondo: il matrimonio o la ribellione (lasciamo perdere qui il farsi monaci). Adesso, direbbe Guareschi, sarebbe il trionfo delle mezze porzioni.
Da Aristotele in poi la legge ha sempre avuto una funzione anche pedagogica: dice la forma che vuole avere una società. Ovvio: guai a trasformare ogni peccato in reato. Ma guai anche a istituzionalizzare e promuovere scelte che, se fossero fatte proprie dalla maggioranza, smantellerebbero la vita comune. A questo si risponde: ma dove va la libertà degli individui? I comportamenti privati nessuno li deve toccare, d'accordo. Però istituzionalizzare il ''di meno''
no, e anche se ci sono situazioni difficili, qualche volta alle minoranze è richiesto un sacrificio, persino se sono gay. Non è una questione di morale cattolica. Papa Ratzinger non si esprimerebbe così un giorno sì e 1'altro pure se fosse solo per ribadire un'etica. Non è un fissato. Non è clericale. I grandi liberali si sono resi conto che la libertà individuale assoluta, se non è temperata dalla saggezza della Chiesa, porta alla bancarotta educativa. Il magnifico laico Nicola Matteucci predicava “l'unione tra lo spirito di religione e lo spirito di libertà». Citava Friedrich von Hayek, maestro del liberalismo storicistico, per spiegare come convenisse ascoltare “la Chiesa cattolica, ''custode della tradizione''. Se poi una maggioranza nel Paese vorrà i Pacs, si faranno. Ma tutto questo servirà solo a organizzare 1'infelicità."
DICO ... tomia
Sapete, sono davvero stanco. L’ho capito quando un mio splendido amico, al quale voglio un bene sincero e privo di condizioni e/o condizionamenti particolari (insomma… gli voglio bene con grande semplicità, e forse questo mi permette di ascoltarlo più di altri) mi dice “certo che a Roma è stata una cosa grandiosa … gli hanno dato una batosta … quasi 1 milione di persone … è un segnale forte… non possono fare come se non esistessero … dai ammettilo pure tu…”.
Ecco sono stanco di non capire. Davvero. Io sono la pura essenza fatta (molta) carne e (soprattutto) peli di colui il quale DOVEVA essere a Roma, in P.zza S. Giovanni a manifestare per la famiglia! Io voglio una famiglia fondata su un meraviglioso matrimonio, intenso, condiviso, profondamente voluto e che dia come frutto dei figli (meno in carne ma soprattutto molto meno pelosi) da educare nel senso civile e nella grandezza dell’amore che solo dei genitori che si amano totalmente riescono a trasmettere.
Allora, perché non capisco? Perché non capisco cosa ci sia di così terribilmente sbagliato e pericoloso (“difendiamo la Famiglia” era lo slogan principale) nello stabilire alcuni semplicissimi diritti di natura meramente civilistica per delle persone che non la pensano come me. Persone che si amano più o meno di chi si sposa, o meglio, di chi ha la possibilità (legale e canonica) di sposarsi. Qual è la differenza discriminante per amarsi e perché questo amore abbia una (blanda, amici miei, davvero blanda! Vi prego leggetevi bene la bozza del d.l. che faticosamente si sta discutendo in parlamento) “protezione” ed un minimo riconoscimento davanti ai terzi?! Il sesso, un sindaco, l’età, una chiesa, il colore degli occhi, il peso, i figli che già ci sono, i capelli, i figli che si è deciso anticipatamente di non avere, un precedente matrimonio alle spalle, il mutuo, la Sacra Rota, il CoCoPro, gli alimenti… ?? Quali di queste cose ci fanno dire “tu puoi, tu no!”. Quali??
Io, con tutta l’onestà intellettuale e morale che l’esperienza e l’educazione che ho ricevuto mi hanno trasmesso, non riesco ad individuarne nemmeno una! Ma davvero neanche una piccola, misera, straordinaria, definitiva ragione.
Vedo piuttosto ancora una volta una chiusura. Pericolosa? Non so, non sono capace neanche di capire questo. Dannosa allora. Nemmeno. Purtroppo è una chiusura, un no fortissimo. Un puro, semplicemente granitico no, per i dettagli consulta pure 2007 anni di storia.
Non è una questione solamente religiosa. In questo mi sento straordinariamente fortunato, il mio consapevolissimo e moderno laicismo (che comunque strizza l’occhio al cristianesimo per ragioni familiari, sentimentali e culturali) mi fa rispettare e detestare allo stesso modo alcuni aspetti delle 2 principali religioni monoteiste che penso (indegnamente) di conoscere meglio. E vedo sempre delle straordinarie opere indebolite da poco comprensibili chiusure, conservatorismi che vanno oltre il credo, il Dio, ma che sono tutti e del tutto degli uomini. Dalle follie estremiste, alle maschere che opprimono donne e pensieri, dall’incapacità di comprendere il sesso e tutto quello che davvero significa, alla paura di credere che l’uomo possa sviluppare un’intelligenza scientifica che gli permetta di guarirsi. Ma sono solo piccole gocce queste. E comunque non è una questione religiosa. Non può essere solo questa la ragione perché in Italia si debba discutere di diritti civili. Vi prego, non ditemi che è così! Perché in Spagna, paese cristiano a maggioranza fortemente cattolica, si è certamente storto il naso, si è giustamente detto “non sono d’accordo e non sono felicissimo se accadesse” ma nessuno, nessuno e nessuno ha mai messo in discussione l’opportunità di allargare la sfera del “Diritto di Famiglia” a persone che, consapevolmente, comunicano pubblicamente il loro amore (e, a scanso di equivoci, non mi riferisco solo agli omosessuali visto che i Pacs spagnoli sono sottoscritti per il 60% da coppie eterosessuali, insomma da quei farabbutti dei conviventi!). E così per Francia, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, Inghilterra (per vie diverse troppo tecniche e noiose da approfondire), Canada, Lussemburgo, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Argentina, Brasile, Colombia, Stati Uniti (11 stati), Messico, Uruguay, Sudafrica, Israele (situazione particolare perchè esiste solo matrimonio religioso, paradossalmente è stato più semplice riconoscere i diritti familiari di diritto civile a chi ne faceva semplice richiesta), Australia, Nuova Zelanda.
Sono stanco, perché non capisco. Non capisco che accidenti ci sia di sbagliato nell’allargare la sfera delle possibilità, delle opportunità, dei diritti. Non capisco perché negare una scelta. E come se per me, onnivoro di grandissimo pregio qualitativo e quantitativo, mi imponessero di mangiare determinati alimenti. O così o niente. Ma perché? Perché inventarci un regime dietetico dei diritti civili?
Sono stanco di un paese che ha paura di dare le opportunità di scegliere.
Sono davvero stanco.
Ecco sono stanco di non capire. Davvero. Io sono la pura essenza fatta (molta) carne e (soprattutto) peli di colui il quale DOVEVA essere a Roma, in P.zza S. Giovanni a manifestare per la famiglia! Io voglio una famiglia fondata su un meraviglioso matrimonio, intenso, condiviso, profondamente voluto e che dia come frutto dei figli (meno in carne ma soprattutto molto meno pelosi) da educare nel senso civile e nella grandezza dell’amore che solo dei genitori che si amano totalmente riescono a trasmettere.
Allora, perché non capisco? Perché non capisco cosa ci sia di così terribilmente sbagliato e pericoloso (“difendiamo la Famiglia” era lo slogan principale) nello stabilire alcuni semplicissimi diritti di natura meramente civilistica per delle persone che non la pensano come me. Persone che si amano più o meno di chi si sposa, o meglio, di chi ha la possibilità (legale e canonica) di sposarsi. Qual è la differenza discriminante per amarsi e perché questo amore abbia una (blanda, amici miei, davvero blanda! Vi prego leggetevi bene la bozza del d.l. che faticosamente si sta discutendo in parlamento) “protezione” ed un minimo riconoscimento davanti ai terzi?! Il sesso, un sindaco, l’età, una chiesa, il colore degli occhi, il peso, i figli che già ci sono, i capelli, i figli che si è deciso anticipatamente di non avere, un precedente matrimonio alle spalle, il mutuo, la Sacra Rota, il CoCoPro, gli alimenti… ?? Quali di queste cose ci fanno dire “tu puoi, tu no!”. Quali??
Io, con tutta l’onestà intellettuale e morale che l’esperienza e l’educazione che ho ricevuto mi hanno trasmesso, non riesco ad individuarne nemmeno una! Ma davvero neanche una piccola, misera, straordinaria, definitiva ragione.
Vedo piuttosto ancora una volta una chiusura. Pericolosa? Non so, non sono capace neanche di capire questo. Dannosa allora. Nemmeno. Purtroppo è una chiusura, un no fortissimo. Un puro, semplicemente granitico no, per i dettagli consulta pure 2007 anni di storia.
Non è una questione solamente religiosa. In questo mi sento straordinariamente fortunato, il mio consapevolissimo e moderno laicismo (che comunque strizza l’occhio al cristianesimo per ragioni familiari, sentimentali e culturali) mi fa rispettare e detestare allo stesso modo alcuni aspetti delle 2 principali religioni monoteiste che penso (indegnamente) di conoscere meglio. E vedo sempre delle straordinarie opere indebolite da poco comprensibili chiusure, conservatorismi che vanno oltre il credo, il Dio, ma che sono tutti e del tutto degli uomini. Dalle follie estremiste, alle maschere che opprimono donne e pensieri, dall’incapacità di comprendere il sesso e tutto quello che davvero significa, alla paura di credere che l’uomo possa sviluppare un’intelligenza scientifica che gli permetta di guarirsi. Ma sono solo piccole gocce queste. E comunque non è una questione religiosa. Non può essere solo questa la ragione perché in Italia si debba discutere di diritti civili. Vi prego, non ditemi che è così! Perché in Spagna, paese cristiano a maggioranza fortemente cattolica, si è certamente storto il naso, si è giustamente detto “non sono d’accordo e non sono felicissimo se accadesse” ma nessuno, nessuno e nessuno ha mai messo in discussione l’opportunità di allargare la sfera del “Diritto di Famiglia” a persone che, consapevolmente, comunicano pubblicamente il loro amore (e, a scanso di equivoci, non mi riferisco solo agli omosessuali visto che i Pacs spagnoli sono sottoscritti per il 60% da coppie eterosessuali, insomma da quei farabbutti dei conviventi!). E così per Francia, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, Inghilterra (per vie diverse troppo tecniche e noiose da approfondire), Canada, Lussemburgo, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Argentina, Brasile, Colombia, Stati Uniti (11 stati), Messico, Uruguay, Sudafrica, Israele (situazione particolare perchè esiste solo matrimonio religioso, paradossalmente è stato più semplice riconoscere i diritti familiari di diritto civile a chi ne faceva semplice richiesta), Australia, Nuova Zelanda.
Sono stanco, perché non capisco. Non capisco che accidenti ci sia di sbagliato nell’allargare la sfera delle possibilità, delle opportunità, dei diritti. Non capisco perché negare una scelta. E come se per me, onnivoro di grandissimo pregio qualitativo e quantitativo, mi imponessero di mangiare determinati alimenti. O così o niente. Ma perché? Perché inventarci un regime dietetico dei diritti civili?
Sono stanco di un paese che ha paura di dare le opportunità di scegliere.
Sono davvero stanco.
venerdì 4 maggio 2007
De Natura
Da Repubblica.it del 4/05/2007:
"La Presidenza ha approvato l'ordinanza d'emergenza siccità per il centro nord, come misura cautelare", ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al termine del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento riguarda le regioni del Centro-Nord ed è stato adottato soprattutto tenendo conto "delle questioni che riguardano il bacino del Po".
!!! Ma come? Vengo qua "incontinente" (per i non isolani: la parola non sta a significare la presenza di qualche piccolo problema personale di tipo urologico, quanto il fatto che, per motivi professionali e non, mi sono spostato dall'isola sarda al continente europeo e, nello specifico, nella penisola italica) memore delle lotte all'ultima goccia d'acqua vissute da giovincello, nella mia Sassari, arrivo dunque nella ricca, nordica, europea Milano e....... mi razionano l'acqua????????? e no, signori, no no! Così proprio non ci siamo!
Dovrò dunque organizzarmi! L'esperienza maturata nelle incredibili estati fatte di autocisterne e bidoni da 10 litri (bianchi con il tappo nero, allora praticamente introvabili!),di bacinelle e secchi che avevano la precedenza sulla mia persona, di risse da cortile per chi abusava della preziosissima (e costosissima) acqua per lavarsi la macchina (assassino!!), ecco questa cultura della sofferenza idrica potrà senz'altro essermi utile.
Ricordo tutt'oggi con grande divertimento lo sguardo umilmente godurioso di mia madre al sentire le lamentele dei Miccio (5°piano + attico + 3 garage!!! I Paperoni storici del nostro condominio) che, per una semplice ragione fisico-idraulica (l'ubicazione al 5°piano dei loro appartamenti) per primi rimanevano a secco. Noi, umili D'Uffizi del secondo piano, anche se l'autoclave non riusciva più a pescare in cisterna per il basso livello, riuscivamo ogni giorno a godere, con poca ma sufficiente pressione, di qualche ora di H2O in più!! Questa sottile soddifazione mi riempiva di orgoglio e questi furono i miei primi approcci alla lotta di classe, anzi di ... pianerottolo.
Così la natura mi gioca un brutto scherzo: rimanere a secco nella Milano ... da bere!
"La Presidenza ha approvato l'ordinanza d'emergenza siccità per il centro nord, come misura cautelare", ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al termine del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento riguarda le regioni del Centro-Nord ed è stato adottato soprattutto tenendo conto "delle questioni che riguardano il bacino del Po".
!!! Ma come? Vengo qua "incontinente" (per i non isolani: la parola non sta a significare la presenza di qualche piccolo problema personale di tipo urologico, quanto il fatto che, per motivi professionali e non, mi sono spostato dall'isola sarda al continente europeo e, nello specifico, nella penisola italica) memore delle lotte all'ultima goccia d'acqua vissute da giovincello, nella mia Sassari, arrivo dunque nella ricca, nordica, europea Milano e....... mi razionano l'acqua????????? e no, signori, no no! Così proprio non ci siamo!
Dovrò dunque organizzarmi! L'esperienza maturata nelle incredibili estati fatte di autocisterne e bidoni da 10 litri (bianchi con il tappo nero, allora praticamente introvabili!),di bacinelle e secchi che avevano la precedenza sulla mia persona, di risse da cortile per chi abusava della preziosissima (e costosissima) acqua per lavarsi la macchina (assassino!!), ecco questa cultura della sofferenza idrica potrà senz'altro essermi utile.
Ricordo tutt'oggi con grande divertimento lo sguardo umilmente godurioso di mia madre al sentire le lamentele dei Miccio (5°piano + attico + 3 garage!!! I Paperoni storici del nostro condominio) che, per una semplice ragione fisico-idraulica (l'ubicazione al 5°piano dei loro appartamenti) per primi rimanevano a secco. Noi, umili D'Uffizi del secondo piano, anche se l'autoclave non riusciva più a pescare in cisterna per il basso livello, riuscivamo ogni giorno a godere, con poca ma sufficiente pressione, di qualche ora di H2O in più!! Questa sottile soddifazione mi riempiva di orgoglio e questi furono i miei primi approcci alla lotta di classe, anzi di ... pianerottolo.
Così la natura mi gioca un brutto scherzo: rimanere a secco nella Milano ... da bere!
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