venerdì 18 febbraio 2011

Una generazione


Dateci qualche cosa da distruggere
Una corolla, un angolo di silenzio,
Un compagno di fede, un magistrato,
Una cabina telefonica,
Un giornalista, un rinnegato,
Un tifoso dell'altra squadra,
Un lampione, un tombino, una panchina.
Dateci qualche cosa da sfregiare,
Un intonaco, la Gioconda,
Un parafango, una pietra tombale.
Dateci qualche cosa da stuprare,
Una ragazza timida,
Un'aiuola, noi stessi.
Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi,
Che ci faccia sentire che esistiamo.
Dateci un manganello o una Nagant,
Dateci una siringa o una Suzuki.
Commiserateci.

Primo Levi
Dateci, 1984

lunedì 14 febbraio 2011

IGT Isola dei Nuraghi - Cagnulari - Carpante 2008

Esiste una parte della mia Isola che risponde al nome ancestrale di Coros, nel profondo north west. Sono terre gobbute, frastagliate, affascinanti, povere. Ma rivelano un inspiegabile senso di grandezza, tutti quegli spazi, quelle vallate accennate, che vorrebbero essere canyon, ma senza montagne e senza fiumi, e poi quelle nuvole, stanno lì per lasciarci soltanto una voglia di pioggia. Lo so, è una parte strana della mia Isola il Coros, ascolta il mare che rimane però sempre troppo lontano, ed ha una terra dura, ferrosa e scura, che solo i carciofi e gli ulivi sanno davvero cosa farci. E le viti, certo. In questo fazzoletto di terra, nascono e crescono cantine di grandissimo talento, che conoscono l'uva e la  sanno trattare davvero bene.
Una di queste è Carpante. Il vitigno è autoctono come pochi, il Cagnulari. Solo questa zona, in particolare l'usinese, lo coltiva con regolarità. L'aveva perso, oggi l'ha ritrovato. Carpante lo vinifica polposo, fruttoso, caldo e molto profumato. Il cagnulari è così, sa adattarsi alla mano del cantiniere, può essere asciutto e polveroso, ricco e profumato, equilibrato e fresco. Dipende.
Rubino carico, bel colore nel bicchiere. Molta luce pur nell'ombrosità evidente. Traspare la carica alcolica, è già consistente.
Il naso è una tenera sinfonia di frutte e crostate. Le susine rosse, quel profumo dolce, sono quasi visibili nel bicchiere. Poi tante legnosità dolci (ha fatto botticella? mmm, strano, forse una malolattica ... chissà ... so di non sapere). Il vaniglione porta con se speziature di una certa disincronia distonia, un pepe delicato si accompagna alla cannella spinta. Su tutto, una nota piacevole di (falsa) gioventù: la vinosità fragrante, fresca.
In bocca è davvero rotondo, un poco più intenso che al naso, molto polposo e meno asciutto del prevedibile. I tannini sono misteriosamente gentili e garbati, sostengono un sorso che, tutto sommato, risulta elegante e ragionevolemente equilibrato, anche se un pò caldo. Resta sulle guance per un tempo appena giusto, lasciandoti un retronasale amaragnolo di gran pregio, di carattere.

Voto_7.3

venerdì 11 febbraio 2011

DOC Etna Rosso - O'scuru o'scuru - Al Cantara 2006

Non devo bere i vini di Al Cantara. Devo solo guardarli, osservarli, ammirarne i dettagli colorati, le visioni. Le etichette di Cartura mi commuovono.
La malinconia non è mai una sensazione da provarsi all'atto dello stappo, ma già so che quel momento segna l'abbandono, il distacco. E così non mi godo il bicchiere con serenità, mi dispiaccio e questo sentimento poi, se dentro quel bicchiere c'è il vulcanico Nerello, aumenta in modo preoccupante.
Perchè questo, lo dico subito, è davvero un bel bicchiere, difficile, ma bello. Tanto mascalese e poco cappuccio per questo che è, senza  dubbio, un vino siculo di razza.
Il colore è di un rosso cupo, chiuso, denso. Non è splendente, ma affascina eccome. Archi di consistenza e spessore, sfumature metalliche in trasparenza.
Il naso è da "programma di allenamento intensivo". Forte, imponente, energico, ma finissimo nei modi. Quasi elegante, se non fosse per questa intensità travolgente. Il frutto è rosso, maturo, quasi polposo, ma le note più interessanti sono le speziature forti, le polveri profumatissime, di caffè, di macinature tostate. Il senso di asciutto e di vulcanico è davvero chiaro in questo bicchiere.
In bocca fa il duro. Va dritto, una lama su per la lingua, si appoggia, senza far danni, con tannini vivissimi, aggrappanti. Una prova di forza in piena regola, appena sotto controllo. Non si slitta  mai fuori strada, non è un vino morbido di certo, ma questa spigolosità netta ma a suo modo garbata, mi piace da matti. Fantastica la persistenza di qualità davvero superiore, e quel retronasale polveroso, quasi fosse cenere. Se cercate coerenza tra territorio e prodotto, accomodatevi.


Voto_8.5 (sarebbe un 9.0 se solo si potesse sciogliere l'etichetta dentro la bottiglia ...)

mercoledì 9 febbraio 2011

Doc A.A. - Kalterer See (Castel Ringberg) Classico Superiore - Elena Walch 2009

Vitigno sottovalutato lo schiava. Gli danno del sempliciotto troppo spesso, a mio parere. Prendiamo ad esempio questa bella e giovanissima bottiglia della sempre brava Elena Walch. La stoffa c'è tutta. Certo, non sarà una bottiglia da far impolverare in cantina, ma il suo piacevolisimo dovere lo fa eccome.
Il colore è rubino luccicoso e sfavillante, leggi pure ben vinificato e giovane. Consiste sì, ma è davvero veloce sul vetro, scivola via più svelto di un reggisseno durante i classici bunga bunga presidenziali.
Il naso è fresco, preciso, non intensissimo, un pò piccolo. Le note fruttate su tutto, bello il bouquet di sottoboschi vari, curioso l'accento tostato, anch'esso fruttoso più che legnoso (mandorlato).
In bocca è davvero piacevole, il tannino giovane ma tenero accompagna una spina alcolica non elevatissima. Durezze fruttate e garbate rimangono più a lungo del previsto sul palato. Bel vino di facile beva, camaleontico per gli abbinamenti, un bel, sorridente jolly.

Voto_7.5

venerdì 4 febbraio 2011

DOC Amarone della Valpolicella Classico - I Castei - Michele Castellani & Figli 2003

Un Amarone base, dritto, senza troppi fronzoli, questo del sig. Castellani. Un bell'esempio di come l'Amarone possa essere non solo un mangia&bevi.
Colore granato scuro, riflessi profondi e concentrati che virano sul violaceo, quasi melanzana. Consistente è davvero riduttivo, ma l'Amarone è così, solidamente liquido.
Il naso è la parte più affascinante: ma è Amarone? I frutti sono netti certo, ma non certo così appassiti come ci si aspetta, le amarene belle fragranti, il succo di ribes fresco, ma le sfumature più miracolosamente affascinanti sono altre e sono note minerali, polverose e asciutte, quasi piriche che per un Amarone è una bella ... botta. Gli accenti verdi poi spettacolari, per un naso di una complessità molto più ampia del previsto, sia in senso orizzontale che verticale. Il sorso è tondo, ma una bella dorsale acida ancora vive nel bicchiere, il tannino ha ancora da percorrere un pò di strada prima di diventare gentile, ma, nel complesso, l'impressione è che tutta questa finissima freschezza accompagni molto bene tutto l'estratto polposo che comunque emerge anche da questo Amarone un pò sui generis. A me è piaciuto, forse anche per queste piccole unicità difformi alla specie. Un Amarone pacatamente ribelle questo, con un suo carattere.

Voto_8.3

mercoledì 2 febbraio 2011

DOC Südtirol - Blauburgunder Riserva - Klosterhof 2004

La famiglia Andergarssen vive a Caldaro, un posto magnifico, dove nei 3,5 ettari vitati, producono i vini Klosterhof. Io non li ho conosciuti, ma l'amico che ci presenta la bottiglia si, e da come le parole e le mani si muovono veloci nel descriverli, vedo già la bottiglia sorridermi. Inoltre l'etichetta recita Riserva, che per me, da vero bimbo del vino quale sono, è sempre un leggere che mi affascina.
Il colore è uno dei più belli che abbia mai incontrato. Un rubino gioiello, sfaccettato, luminosissimo, con delle decise virate al melograno maturo. Bellissimo, compatto, archi regolari, alti, eleganti, non troppo lenti. Spettacolare, sopratutto l'intensità e la tonalità del colore, che anncora trasuda vita. Commozione estetica allo stato puro.
Naso di eccellente qualità. Tutti i frutti rossi del bosco, in fila, si fanno sentire netti, uno dopo l'altro. Speziature evidenti, su tutte un pepe piacevolmente pronunciato, che caraterizza ma non disturba. Assenti morbide legnosità.
In bocca è pieno, vivissimo. Tannini lunghi e forti, ancora aggrappanti; freschezza che spinge. Il colore non ingannava, qui c'è ancora tanta vita davanti ... e che vita. Poco polposo, morbidezze presenti e discrete, ma non danno l'idea di nascondersi, bensì di sostenere il sorso. Su tutto una nota retronasale dopo il sorso di una qualcerta importanza mi scontenta un poco: un ricciolo di burro morbido, non presente al naso, si posa sul mio palato. Il complesso però è davvero piacevole e il finale lungo e appagante.

Voto_8.2 (premiato il colore immaginifico, da riassaggiare tra almeno un annetto)