giovedì 29 settembre 2011

Igt Basilicata - Fiano - Carbone 2009

Un Fiano per davvero diverso, disegnato su una crosta nuova e ruvida, con tratto deciso, profondo, riconoscibile, unico. Un naso scorbutico ma ipnotico, una bocca complessa, rotonda ma poggiata su spigoli vivi, quelli che quando ci sbatti ti lasciano il segno. Una bottiglia che mi piace. Tanto.
Conosco Sara Carbone (purtroppo non il fratello Luca), il suo parlare, la passione ragionata che ha di comunicare i suoi vini, con quel suo modo gentile e fermissimo, personale ed originale. Sara, lucana dalla testa ai piedi ma ormai veneta friulana d'adozione, è un esempio raro e perfetto del risultato sintetico tra le tesi del nord e le antitesi del sud di questo paesino dello stivaletto.
Giallo lucente, vivo, intenso, con venature sorprendentemente bronzee, traspare una densità affascinante, quasi fosse un velo che non c'è. Chi pensa che il vedo-non-vedo sia molto più erotico del nudo integrale, troverà in questo colore ampia soddisfazione. Lacrime calme e sparse, ma sono lacrime di gioia.
Il naso è un insieme di difficoltà, bellissime difficoltà. Da subito, un senso di inaspettata dolcezza fine (questo bicchiere non fa legno di certo), poi il pane secco e vecchio, poi la mandorla, dolce, amara, profonda, poi la nocciola, poi la pesca, ma quella asciutta, che profuma ancora poco e poi quel senso di aria calda e minerale, perchè forse sei condizionato dal Vulture, ma quel profumo, quel mantello nero e ferroso, si sente. Questo naso è bellissimo perchè riesce a distinguere, questo naso divide. O piace o non piace. Questa è personalità.
La bocca è originalità, è entusiasmo. Descrivere una sensazione è sempre impresa difficile, raccontare il Fiano dei Carbone un po' di più. Ci provo così: sotto il sole di un luglio lucano, stendete sopra un tavolo una tovaglia fatta di acidità misurata ma sempre ben tesa, colorata da una cavalleria alcolica di buona razza. Sopra la tavola buttate manciate di cubetti piccoli e spigolosissimi di canditi al limone, cedro e arancia. Senza zucchero.
Questo è il Fiano dei Carbone, una bottiglia che mi piace. Tanto.

Voto_8.6

domenica 11 settembre 2011

il Nove Undici



Sono entrato nella cappella di St. Paul per necessità, spinto più dal desiderio di respirare dell'aria che fosse sopra i -10 C° di temperatura, che dalla curiosità. Perchè a NYC, in gennaio, fa davvero freddo.
Una folata di memoria allo stato solido mi ha travolto, in un attimo.
Ho sentito dolore. Ma non ho più avuto freddo.

venerdì 9 settembre 2011

Igt Vallagarina - Poìema - Rosi 2007

Bello, bello, bello, uno di quei vini che ti fa innamorare, poche balle.
Ho pensato se e come raccontare questa bottiglia visto il grandioso post di Chiara Giovoni su appuntidigòla che racconta dei Rosi e di uno '03 immaginifico. In realtà rileggere quelle parole non ha fatto altro che rafforzare in me l'idea che questa bottiglia dovesse comunque essere vittima anche delle mie parole.
Perché questo è un vino dalla semplice grandezza, carnale ed elegante, sofisticato, affascinante.
Rosso vivo e fluorescente ai bordi, trama fitto le sue tele nel vetro, svelto ma non troppo, come una bella ragazza quando sa di avere tutti gli occhi addosso ed il paio di jeans perfetti pure.
Il naso è vivo, anzi è vivaio. Come quando decidi che il tuo terrazzo deve assolutamente apparire fiorito e ti ritrovi dentro quelle strutture immense quanto umide, incubo di ogni allergico ma vero godimento dei sedicenti polliciverdi, carico di bulbi, semenze e speranze. Io una fragranza così netta ed elegante di rosa e geranio non l'avevo mai ascoltata. Si abbracciano, si sfiorano coi petali, occhieggiano. Sexy. E poi le note tostate, lunghe e affusolate, si appoggiano sulle narici, ammorbidendo la fragranza.
In bocca rotola, tra tannini mai scivolosi, vigorosi ma giusti e una freschezza acida che esalta la frutta rossa composta ma non spalmata, i fiori che tornano potenti, quase fosse un succo. Che poi l'alcol non si sente mica ed il sorso è sempre piacevole, sempre godibile, ed il bicchiere si svuota troppo, troppo in fretta. Memorabile.

Voto_8.7

martedì 6 settembre 2011

AOC Alsace Gewurztraminer Vendanges Tardives - Joseph Cattin 2003

Più che tardiva sembrerebbe dimenticata. Inoltre l'alsaziana parrebbe portare sulle spalle strette strette qualche annetto non trascurabile. Eppure un certo fascino trasuda già da quell'etichetta così retrò e bruttina. Ed in effetti trasuda eccome, e non solo fascino.
Il bicchiere è un topazio giallo dal taglio importante, uno di quelli che cominciano per Van de qualcosa e finiscono che "devi essere arcimiliardario, grazie e arrivederci". Un giallo che brilla scuro, un liquido esteticamente appagante, meritovole di infinite e noiosissime giravolte nel bicchiere per poterne godere appieno e ancora. Spettacolare.
Naso potente e opulento, anche troppo. I profumi dolci e dolciastri che devono esserci, ci sono tutti. Mi aspettavo qualche nota di contrasto più spiccata, magari verde, fogliosa, invece niente. "Solo" datteri e disidratazione di frutti preziosi e gialli, una leggerissima tostatura di nocciola, miele di mille, anzi, diecimilafiori. Con maturità (insospettabile), mi soffermo sulla grandezza di questo naso. La potenza dell'espressione dolce, la capacità di regalare diverse tonalità di un'unica sensazione. Formidabile e difficile. Forse troppo.
In bocca si tende ed allunga, mai spigoloso (peccato!), sempre rotondo, smussato, con la confettura d'albicocca che si riscalda nell'alcol forzuto ma garbato. Bello il finale un poco ruvido, quasi fosse polvere. Dolce, ovviamente.

Voto_8.4

giovedì 1 settembre 2011

DublAglianico Metodo Classico - Feudi di S. Gregorio s.a.

Ci sono esperimenti ed esperimenti, io li apprezzo, sempre e comunque. L'aglianico è un vitigno del mio cuoricino, le prime "grandi" bottiglie della mia vita sono state, più per caso che per scelta, dei Vulture e dei Taurasi.
Così, quando arriva in regalo questa boccia di Aglianico Metodo Classico dei Feudi di San Gregorio, mi sorprendo. E neanche poco. Almeno un anno sui lieviti dice l'etichetta. Almeno.
Il colore è di un rosa schiettamente rosa. Direi un rosa tipo pompelmo rosa. Per essere più preciso nella descrizione mi basterebbe aggiungere una parola: rosa. La bolla è tanta, schiumosa, grande, grossa e scontrosa, nel senso che il "perlage" è talmente fitto e disordinato che le bolle, letteralmente, si scontrano, creando dei giochi nel bicchiere che si potrebbero definire divertenti.
Il naso è un insieme di profumi delicati che comunque non mi convincono tanto. Nel senso: se sono delicati perchè sono così intensi? Oppure: se sono così importanti, perchè sono così delicati? Con questo chiasmo dubbioso (no, non è una volgarità, giuro) rimango. Erbaceo e molto minerale il naso, in fin dei conti difficile. Ci si deve stare un po' su.
In bocca è piuttosto scomposto, l'effervescenza esplode in bocca, ma cade con velocità incomprensibile, per lasciare spazio ad una mineralità impastata di tannino che comunque regala finalmente un piccolo brivido "aglianicista". Dopo il sorso si esalta il retro olfattivo, con timidi e piccoli frutti rossi sormontati però da una proverbiale nota di seitan, di quello buono però! Peccato che a me la soia non piaccia.
Ci sono esperimenti ed esperimenti, io li apprezzo, (quasi) sempre e comunque.

Voto_6.3