sabato 10 luglio 2010

VDT Matteu - Altacutena s.a.

"Scrivo di un un vino emozionante.."
Questo è l'incipit che mi balza all'occhione stranamente attento. Il Caf così esordisce (qui)? La cosa mi fa drizzare pelle, peli .. (mi fermo qua, per decenza e realismo) e mi fa leggere con voracità la recensione della tastiera più interessante dell'attuale panorama wi-fu italiano.
Che succede? Scopro che il vino è il MIO vino, è il Vermentino. Di Gallura.

AVVERTENZA
Da questo momento in poi la mia seppur minima decenza oggettivistica cessa di esistere.

Si parla di una Bottiglia, di un vino non facile, come sono i galluresi, di un bicchiere che sta tra la conchiglia ed il cisto, tra la battigia e l'erica.
Paglierino brillante, come solo il riflesso della roccia, a volte, sa essere.
"Sa di castelli di sabbia" scrive il Caf, beh ... che ci crediate o no, condizionamenti a parte, al naso si sprigiona, nella sua quasi insensata complessità, una mineralità che sa di salmastro e maestrale, di mare, di Sardegna. Frutta gialla, macchia (ginepro, mirto), melone bianco maturo, e poi aromaticità folle (eucalipto dice il Caf, io sento un unguento ancora più mediterraneo, quasi fosse del rosmarino ... balsamico).
In bocca è semplicemente perfetto. Un alternarsi di secchezze nitide, dure e fresche, e di strane morbidezze aromatiche, centrate sulla lingua, molto volatili. E poi c'è ancora frutta dolce, gialla e matura, nel finale.
Persistenza è termine impreciso. Resistenza già meglio. Esistenza quello più corretto. Infinita.
Il papà del Capichera (Sebastiano Ragnedda) ne ha combinata un'altra delle sue, è uscito dal disciplinare, usa annate diverse, filtra da tini piccoli a quelli grandi e viceversa, alambicca, crea, distrugge e ricrea.
Forse uno dei migliori assaggi della mia vita.

Voto_9.5


un grazie a Stefano Caffarri, puntofermo
due grazie a Piero Careddu, chef e Maestro
1000 grazie a mio Padre, cultore della Materia ed enoico (o eroico?) mecenate (bottiglia/gioiello da lui offerta)

lunedì 5 luglio 2010

DOC Frascati Superiore - Epos - Poggio le Volpi 2008

Sorpresona, ona, ona!
Regalo di un padre che troppo poco spesso si ricorda di essere figlio della Lupa, l'Epos è decisamente un bel vino, ricco di sapidità, di corpo più che interessante, di struttura, di freschezza, di complessità sorprendente.
Affascinante quanto basta il ricordo di questo bicchiere di un giallo molto paglierino, molto luminoso, molto tutto.
Propio un bel colore, che già fa sperare, desiderare ed intendere.
Sul bicchiere disegna archetti piccoli e fitti, ma resistenti accidenti ... e capisci che i 13,5 ci sono tutti, e sono li a tenere in piedi quel colore che illumina.
Il Naso si avvicina avido al bicchiere che è un fiore di ghiaccio. Per questa ragione aspetto un attimo, troppo calda questa domenica di luglio, troppo freddo questo epico bicchiere.
Dopo pochi minuti, ecco venir fuori il frutto delle malvasie "povere" laziali. L'esplosione è tropicale, è complesso eccome, ma con dentro tutti i frutti del mondo! C'è un ananasso supermaturo che ti riempie il naso, c'è il mango, c'è una dolcissima pera, c'è la nota dolceamara (e appena tostata) della mandorla, e poi fiori gialli, giallissimi, dolci e intensi. Spettacolare risultato, scopro poi, di una vendemmia leggermente tardiva.
Ok, ora rotola sulla lingua, si pensa .... così dolce, così "giallo", così maturo .... invece BAM, una schioppettata secca, dritta, su per la lingua, che diventa elettrica. Poi le rotolisità si fanno sentire, ma senza cedere a legnose morbidezze, quasi fanno le ruffiane con palato e lingua, per un finale che persiste il giusto, forse un po troppo giusto.
Mi è piaciuto molto. Bella anche la bottiglia, etichetta minimal.


Voto_7.8