"Scrivo di un un vino emozionante.."
Questo è l'incipit che mi balza all'occhione stranamente attento. Il Caf così esordisce (qui)? La cosa mi fa drizzare pelle, peli .. (mi fermo qua, per decenza e realismo) e mi fa leggere con voracità la recensione della tastiera più interessante dell'attuale panorama wi-fu italiano.
Che succede? Scopro che il vino è il MIO vino, è il Vermentino. Di Gallura.
AVVERTENZA
Da questo momento in poi la mia seppur minima decenza oggettivistica cessa di esistere.
Si parla di una Bottiglia, di un vino non facile, come sono i galluresi, di un bicchiere che sta tra la conchiglia ed il cisto, tra la battigia e l'erica.
Paglierino brillante, come solo il riflesso della roccia, a volte, sa essere.
"Sa di castelli di sabbia" scrive il Caf, beh ... che ci crediate o no, condizionamenti a parte, al naso si sprigiona, nella sua quasi insensata complessità, una mineralità che sa di salmastro e maestrale, di mare, di Sardegna. Frutta gialla, macchia (ginepro, mirto), melone bianco maturo, e poi aromaticità folle (eucalipto dice il Caf, io sento un unguento ancora più mediterraneo, quasi fosse del rosmarino ... balsamico).
In bocca è semplicemente perfetto. Un alternarsi di secchezze nitide, dure e fresche, e di strane morbidezze aromatiche, centrate sulla lingua, molto volatili. E poi c'è ancora frutta dolce, gialla e matura, nel finale.
Persistenza è termine impreciso. Resistenza già meglio. Esistenza quello più corretto. Infinita.
Il papà del Capichera (Sebastiano Ragnedda) ne ha combinata un'altra delle sue, è uscito dal disciplinare, usa annate diverse, filtra da tini piccoli a quelli grandi e viceversa, alambicca, crea, distrugge e ricrea.
Forse uno dei migliori assaggi della mia vita.
un grazie a Stefano Caffarri, puntofermo
due grazie a Piero Careddu, chef e Maestro
1000 grazie a mio Padre, cultore della Materia ed enoico (o eroico?) mecenate (bottiglia/gioiello da lui offerta)

