
Finalmente. C’è un tempo per partire ed un tempo per restare. Nel mio piccolo, sono riuscito a rendere unici dei tempi così diversi. Io, per poter restare, per poter resistere, sono dovuto ripartire. Sono tornato a vivere in questa incredibile realtà, densa di nebbie, di freddi umidi che ti tagliano in due la faccia, densa di un verde che mi ha fatto davvero capire come “il verde brillante della prateria” possa dimostrare “in maniera lampante l’esistenza di Dio”, densa di profumi ed odori così diversi dalla città milanese (anche se spesso ho pensato di essere a Beirut o La Paz!!).
Sono tornato a Salsomaggiore T. Sono tornato da dove tutto è partito e dove tutto, spero, resti.
Chi mi conosce sa quanto sia importante per me essere tornato qua, nonostante la scomodità del pendolarismo che dovrò necessariamente affrontare, ma con il sorriso, credetemi (tra scioperi, ritardi, guasti, levatacce, freddo, neve, sole e pioggia). Si, io sorriderò. Perché so quello e chi mi aspetta al ritorno, so chi vedrò e con chi passerò il mio tempo. So in quali occhi mi potrò incantare.
Anche questo è denso. E per me, è tutto.
Ma prendiamo i lati positivi del pendolarismo:
1. più tempo per leggere;
2. più tempo per ascoltare;
3. più spunti per scrivere e dare dei contenuti a questo strambo e trascurato diario.
A presto
f.
p.s.: “La mia graziosa ha tre rose sul cappello. La prima rosa è per la sua bellezza. La seconda rosa è per la mia bellezza. La terza rosa è per la bellezza del cappello.”
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