La Cantinona dei marziani italocrucchesi (loro invece di guerreggiare tra dirimpettai, si mettono insieme, si fondono ... sono davvero di un altro mondo, ammiriamoli con rassegnazione) sforna una quantità di etichette di livello alto/medio-alto imbarazzante. Una vera macchina da guerra.
Il bicchiere ha un colore concretamente dorato. Ma che paglia? Qui è placcato pesante direi. Riluce, esplode, la luce la rifrange e l'amplifica. La consistenza è tanta. Ciclopico alla rotazione. Le lacrime attaccano su 3 o 4 cerchi al bicchiere, lacrime lentissime, velocissime, accavallate. Mi butto a leggere l'etichetta volumetrica (cosa che faccio raramente): 15%. Ma siamo sicuri? Vabbè ... sono i marziani, mi fido.
Il naso è sorprendente. Meno dolcioso ed aromatico di quello che ti aspetti, anche se la nettezza del litchi appena sbucciato (lo so, lo so ...) è fenomenale, i frutti gialli surmaturi tutti presenti, per carità, ma le note sono virate un bel pò, e quindi saltano al naso i fiori di sambuco e un miele amarissmo, direi ceroso. A chiudere, un campanello d'allarme: punge, e come se punge (e non è la buccia del litchi ...).
In bocca il campanello diventa campana e l'allarme è subito evacuazione generale. L'età non ha concentrato finemente un bel niente. Il sorso è totalmente alcolizzato, la freschezza è rintanata in un fortino decadente e buio, ormai quasi totalmente sconfitta. Brucia sulla guancia, sulla gola e ... nel cuore. La polpa c'è, il ritorno dolceamaro è, davvero, molto interessante, ma il sorso è faticoso, anche per un noto secchiaio come me. La spalla non c'è più.
Voto_6.4 (in diminuzione costante)

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